Secondo la Polizia erano i custodi della droga e del denaro scoperti in due appartamenti di viale San Martino. Secondo i giudici, pur possendo le chiavi delle abitazioni, non sapevano l'uso che ne facevano i fratelli Trovato
La seconda Sezione del Tribunale di Messina ha assolto i fratelli Claudio e Maurizio Cutispoto. Erano stati arrestati dalla Squadra Mobile con l’accusa di essere i custodi del tesoro del boss di Mangialupi Nino Trovato. In due appartamenti di viale San Martino, il 12 maggio 2009 la Polizia sequestrò sei di cocaina ed un milione di euro in contanti. Complessivamente la Mobile sequestrò ai fratelli Trovato beni per 20 milioni di euro. I fratelli Maurizio e Claudio Cutispoto, secondo l’accusa, sarebbero stati dei prestanome dei Trovato ma oggi i giudici del Tribunale li hanno assolti dall’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti “per non aver commesso il fatto” e dalla detenzione della droga “perché il fatto non sussiste”. Sono stati, invece, a trasmessi gli atti al Pm per il reato di fittizia intestazione dei beni del boss Nino Trovato. Le richieste del Pm Giuseppe Verzera erano state piuttosto pesanti. Il rappresentante della pubblica accusa aveva chiesto la condanna a 13 anni di reclusione per Maurizio Cutispoto e ad 11 per Claudio. I due imputati, invece, hanno dimostrato nel corso del processo che, pur essendo in possesso delle chiavi dei due appartamenti di viale San Martino, non sapevano assolutamente nulla di cosa facessero lì dentro i fratelli Trovato. Le due abitazioni erano diventate delle autentiche raffinerie della cocaina ed all’interno la Polizia trovò tutto il materiale per la lavorazione ed il confezionamento della droga che giungeva dalle famiglie della Piana di Gioia Tauro.
