Si continua a lavorare sul campo, lo si comincia a fare nei -Palazzi- per capire chi e soprattutto perchè. Di Messina sud purtroppo però rimarranno solo terra, fango e lacrime
Il vero lavoro inizierà la settimana prossima quando, celebrati i funerali delle vittime dell’alluvione di giovedì 1 ottobre, i “set” di trasmissioni e tg nazionali abbandoneranno la “piazza” per far ritorno nelle redazioni di Milano, Roma e di numerose altre città italiane. Ultimi giorni di fuoco mediatico, dunque, in riva allo Stretto dove domani, salvo improvvisi cambi di programma, il presidente del consiglio giungerà per lavorare con tecnici specializzati all’individuazione delle aree in cui far sorgere nuovi quartieri. Sabato, invece, prevista la partecipazione ai funerali che si terranno nella cattedrale del Duomo e dove la macchina organizzativa si è già messa in moto.
Così come ci è capitato di vedere in occasioni di altre tristi vicende che hanno riguardato da vicino il nostro paese, tra le navate del Duomo una spazio sarà riservato alla stampa, le prime file alle famiglie e “posto d’onore” per i politici che in città si attendono numerosi. Da lunedì però Messina dovrà rimboccarsi la maniche ancor più di quanto fatto finora, perché adesso, salvo qualche ultima “sacca di resistenza”, i grande riflettori si saranno spenti.
Si continuerà a lavorare sui luoghi del disastro dove da ieri è cominciato l’andirivieni dei camion carichi di detriti e fango che verranno depositati nel sito individuato tra Alì Terme e Nizza per liberare ciò che resta del strade di Giampilieri, Briga, Scaletta, Altolia e Molino, le zone più colpite dal disastro. Ma soprattutto si dovrà cominciare a lavorare nelle stanze di quei Palazzi che finora, salvo qualche allarme isolato, hanno fatto ben poco per prevenire la tragedia.
Quel che è certo e che la Procura, che da subito ha inviato le indagini è chiamata a svolgere un compito non facile per capire chi non ha ascoltato chi, chi non ha fatto cosa, se e perchè certe somme non sono state spese o se si dove sono state “investite”. Una voglia di verità di cui in questo momento sembrano tutti essere assetati ma che rischia però di far rimanere “soffocato” più di qualcuno. C’è chi urla no all’abusivismo, chi risponde che di abusivismo non si può palare perchè è stato tutto legalmente concesso; chi lancia l’allarme di un dissesto idro-geologico che riguarda più del 70% del territorio dell’intera provincia di Messina, e chi si rende protagonista di proclami altisonanti: “Il Ponte si farà; se ci fosse stato il ponte non si sarebbe verificata la tragedia (?); il Ponte salverà Messina e la Sicilia”.
Ultima dichiarazione in ordine di tempo quella del vice-sindaco e deputato regionale Giovanni Ardizzone che afferma: “ Davanti ai rischi idrogeologici che coinvolgono il 70% dei Comuni siciliani dobbiamo avere il coraggio di approvare una norma che autorizzi gli Enti locali a sospendere ogni attività edilizia fino all’approvazione deiPiani di assetto idrogeologici(Pai). Sarebbe veramente paradossale – aggiunge – che ci si accorga successivamente all’approvazione del Pai che costruzioni in corso, sebbene formalmente autorizzate, ricadano in zone a rischio molto elevato”.
Ma in mezzo a tanti che, come detto, la verità sembrano volerla a tutti i costi, ci sono famiglie che in questo momento piangono figli e parenti e che prima di tutti gli altri necessitano di spiegazione. Paradossalmente però sono forse proprio questi uomini e queste donne distrutti dal dolore, che della verità, quella con la V maiuscola, se mai verrà fuori, non se ne faranno più nulla, perché parte delle loro vite rimarrà sepolta sotto quel maledetto fango: il fango di Giampilieri, Scaletta, Briga, Altolia e Molino.
(foto Dino Sturiale)
