Il segretario generale della Cisl Funzione Pubblica Emanuele: adesso è il tempo delle decisioni. Intanto, stamattina, i lavoratori hanno firmato una lettera aperta
Tutto rinviato alla decisione della V Commissione Lavoro dell’Ars che si riunirà martedì prossimo a Palermo. A seguito del parere della V Commissione Lavoro, l’Assessorato regionale al Lavoro dovrà prendere una decisione. E’ questo l’esito dell’incontro tenutosi questa mattina all’Ufficio Provinciale del Lavoro convocataper discutere della vicenda lsu soci di cooperative. Un incontro durato circa due ore che ha visto la partecipazione dei rappresentanti della Cisl Fp e della Uil Fp con il direttore dell’Upl Francesco DeFrancesco. In concomitanza con la riunione, una rappresentanza dei lavoratori hanno manifestato con un sit-in prima all’esterno dell’Upl, poi nella sala riunioni. Il direttore dell’Upl De Francesco ha sospeso qualsiasi decisione in attesa dell’orientamento dell’Assessorato regionale.
“Dopo l’incontro di oggi – sottolinea Calogero Emanuele, segretario generale della Cisl Funzione Pubblica – l’Assessorato regionale al Lavoro non può fare finta di non sentire e non può continuare a evitare il problema, che è grave e va risolto. Abbiamo chiesto l’assegnazione, sia pure provvisoriamente, presso gli uffici a cui gli Lsu sono stati affidati e successivamente è obbligatorio il riordino della materia che ormai è in vigore da oltre un decennio. I lavoratori – continua – sono pronti a rifiutare anche il sussidio percepito se non verranno messi nella condizioni di lavorare presso gli enti. Non vogliono assistenzialismo, ma un corrispettivo a fronte di una prestazione effettivamente resa. Secondo la Cisl – conclude Emanuele – non ha senso che i lavoratori tornino alle cooperative perché i progetti originari sono venuti meno con l’entrata in vigore del decreto legislativo 81/2000”.
Intanto, stamattina i lavoratori hanno inviato una lettera aperta alla nostra redazione: un amaro sfogo in cui raccontano le vicissitudini vissute e chiedono di essere tutelati nei loro diritti. Ecco il testo integrale:
«La misura è stracolma per noi lavoratori Lsu soci delle cooperative, sospesi “a sorpresa” dalle attività di servizio per aver tentato di salire sul treno che conducesse verso una possibile stabilizzazione occupazionale. Nel rispetto della normativa regionale, ai sensi degli art. 74 e 75 della legge n.17 /2004, dopo una esperienza di precariato ultradecennale consumata senza alcun sbocco occupazionale in strutture private convenzionate con le nostre cooperative, avevamo tentato di sfruttare le possibilità fornite dagli strumenti legislativi che prevedevano di transitare negli Enti pubblici legittimati ad un inserimento lavorativo stabile. Un salto di qualità che non avrebbe mutato, almeno nell’immediato, il nostro status di lavoratori precari, ma forse avrebbe acceso una piccola speranza di lavoro certo per il prossimo futuro. Un diritto guadagnato sul campo dopo 15, 10, 7 anni di incertezza occupazionale, sacrifici, limitazioni economiche, obblighi verso le cooperative di appartenenza che parlavano sì di stabilizzazione ma come un lontano miraggio per noi irraggiungibile. A tal proposito teniamo a dissociarci dalle dichiarazioni, di alcuni presidenti che ora tentato sulla carta di riparare alle inadempienze del passato ed al danno ormai fatto, millantando impegni ed interessi a stabilizzarci che nessuno di noi ha intravisto mai.
Scusateci allora, se giunti al limite della sopportazione dopo anni di false promesse, parole, parole e soltanto parole, abbiamo creduto nelle possibilità fornite da una legge della Regione Sicilia che considera i precari alla stregua degli immigrati, ossia una emergenza di grave spessore sociale.
L’uscita dalle cooperative di appartenenza ed il successivo passaggio negli Enti legittimati (Tribunale, Azienda sanitaria provinciale, Forestale) pur essendo stata attuata secondo le procedure di legge, puntualmente avallata dall’Ufficio provinciale del Lavoro che ha provveduto celermente alla assegnazione delle unità lavorative in ottemperanza alle normative in materia, adesso rischia di avere un effetto boomerang sui circa 200 Lsu interessati da questo “pasticcio di competenze” del quale adesso siamo ingiustamente vittime. Affamati di lavoro, noi rimaniamo sospesi, allontanati dalle sedi di lavoro come dei poveracci che non hanno diritto ad un pasto dignitoso, messi alla porta da quegli Enti che prima ci avevano spalancato i cancelli delle loro case nella speranza di rimediare “a costo zero” e senza alcune onere ai loro gravi vuoti di organico. Loro avevano creduto di trovare l’America mentre noi siamo finiti inconsapevolmente nelle miserie dell’Africa sottosviluppata
Ci fa male anche il silenzio degli uffici preposti (vedi Upl ed assessorato al Lavoro della Regione) che sembrano aver perso il controllo della situazione come un aereo quando è in avaria, loro bravissimi nello “scaricabarile” proseguono a temporeggiare, mentre noi che rimaniamo l’ultima ruota del carro, attendiamo ormai sfiduciati una risposta.
Arcistufi di subire gli effetti di una situazione non cercata, al pari di tanti altri colleghi precari, abbiamo deciso di esercitare il diritto alla protesta per difendere il sacrosanto diritto al lavoro e da oggi dichiariamo lo stato di agitazione pronto a proseguire con azioni eclatanti.
Al dirigente dell’Ufficio provinciale del lavoro, dott. De Francesco chiediamo di tutelarci confermando i decreti di immissione in servizio negli enti pubblici, cosi da porre fine a questa situazione di stand by . All’assessore regionale al Lavoro, dott. Andrea Piraino chiediamo una soluzione adeguata alle nostre aspettative occupazionali, ricordando la circolare n.52/2005 che prevede la prosecuzione in attività socialmente utili di lavoratori destinatari del regime transitorio (per i quali gli utilizzatori privati non abbiano attivato il programma di fuoriuscita), presso enti legittimati diversi dall’amministrazione regionale su richiesta dei soggetti interessati. Ricordiamo altresì, secondo i dettami della stessa circolare, che per i soggetti utilizzatori pubblici, alle inadempienze dell’Ente può provvedere direttamente l’assessorato al lavoro della Regione.
(foto Sturiale)
