L’allarme di Cgil, Cisl, Uil e Cisal: bilanci mai in deficit, ma la Regione non aumenta i finanziamenti dal 1991!
I finanziamenti del teatro Vittorio Emanuele sono fermi da quando era ancora in vigore la lira. E rischiano consistenti tagli. A lanciare l’allarme i segretari generali di Messina di Slc Cgil , Fistel Cisl, Uilcom Uil e Fials Cisal, che spiegano come «la legge di Stabilità “pensata” da questo Governo ed approvata di recente anche al Senato, ha operato tagli indiscriminati sulla sanità, cultura, università e ricerca non risparmiando certo gli enti locali. Come conseguenza anche il governo della Regione Siciliana deve già ipotizzare un ridimensionamento delle attività. Questo avrà ripercussioni in tutti i settori, compreso quello della cultura che interesserà, nel nostro territorio il teatro Vittorio Emanuele di Messina». Pippo Di Guardo (Cgil), Domenico Allegra (Cisl), Nicola Alessi (Uil) e Antonino Giuffrè (Cisal) ritengono opportuno che «nella valutazione dei tagli in bilancio di previsione per il 2011, il Governo regionale tenga conto di una serie di dati, primo dei quali la valutazione della gestione amministrativa dell’Ente; ci riferiamo, nello specifico, alle capacità operare senza portare i bilanci in rosso».
E i dati dicono che mai il teatro Vittorio Emanuele di Messina ha prodotto deficit nonostante il contributo regionale sia rimasto immutato negli anni, a partire dal 1991. Il finanziamento erogato per l’importo di 6,6 milioni di euro è congelato da 20 anni a fronte dei consistenti aumenti che hanno avuto gli altri teatri in Sicilia. Se a questo aggiungiamo che il finanziamento, ad oggi, dovrebbe corrispondere ad almeno 9,5 milioni per via della rivalutazione che non è stata apportata, si capisce come l’oculata gestione merita di essere premiata. «Una gestione virtuosa – affermano i sindacati – raggiunta anche grazie all’impegno ed alla professionalità dei lavoratori stabilizzati e precari del Vittorio Emanuele. Nonostante questi risultati le maestranze continuano a non avere riconosciuti incrementi integrativi salariali; si pensi che la piattaforma del contratto integrativo è stata presentata di recente dalle organizzazioni sindacali per la necessaria contrattazione».
Altro dato importante: il teatro ha incrementato in maniera consistente il numero degli abbonamenti di circa il 15% per la Prosa e del 20% per la Musica, dunque «non si comprende perché la Regione voglia punire la cultura a Messina». Secondo Cgil, Cisl, Uil e Cisal «i tagli non possono e non devono essere praticati a pioggia su tutti i teatri siciliani; bisogna, piuttosto, dare il giusto riscontro alla dirigenza e agli amministratori che hanno gestito in termini di equilibrio ed oculatezza. Come grganizzazioni sindacali territoriali attiveremo ogni utile iniziativa perché si tuteli la cultura, ed attraverso ciò si tutelino anche i posti di lavoro che questa crea. Non possiamo certo condividere quanto un ministro di questo governo asserisce quando dice che “con la cultura non si mangia”. Invitiamo, inoltre, le forze politiche di questa provincia, impegnate a livello regionale, ad operare fuori dalle appartenenze ed a difendere, in sede di approvazione di bilancio, il lavoro e la cultura, sempre più indispensabili per la crescita di questa città».
