Ieri pomeriggio, al circolo Pickwick, un caffè letterario per celebrare la figura femminile e il suo ruolo che nella società viene spesso emarginato. Ospite d'eccezione della serata: il professore Dario Tomasello.
“Donne non si nasce: si diventa”. E’ stato questo il titolo del quinto caffè letterario organizzato ieri pomeriggio al circolo Pickwick dall’associazione Neapolis, nell’ambito del quale, attraverso suggestive contaminazioni con musiche, spezzoni di film e proiezioni fotografiche, sono state raccontate le “vite straordinarie” di sette donne che, nel secolo scorso, con la loro esistenza e il loro talento, hanno lasciato il segno nella storia dell’umanità. Una storia dalla quale gli uomini sono sempre emersi come attori principali, come artefici assoluti del nostro passato e del nostro presente, lasciandoci la percezione di una donna messa lì, sullo sfondo, in un ruolo secondario se non addirittura marginale.
Ma non è sempre stato così. Forse, non è mai stato così. Ieri pomeriggio è stato ricordato come, in una lettera a Mileva Maric, sua prima moglie, Albert Einstein avesse scritto: «Come sarò felice e orgoglioso quando avremo terminato con successo il nostro lavoro sul moto relativo!». Ormai da anni si dibatte sulla possibilità che la Maric possa aver contribuito in misura notevole agli studi sulla relatività che fruttarono al genio matematico il premio Nobel nel 1921. Emanuela Loi è stata una vera e propria eroina: medaglia d’oro al valore civile perché sacrificò la propria vita (assieme ai quattro colleghi della scorta di Paolo Borsellino) nella strage di via D’Amelio, il 19 luglio 1992. In ambito politico, Nilde Iotti, la prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei Deputati (dal 1979 al 1992), è oggi considerata un esempio per tutte quelle che vogliano aspirare a posizioni importanti nella società.
Ci sono donne, poi, che si sono rese immortali con l’arte. A parlare di Franca Rame, attrice, drammaturga e senatrice, è intervenuto Dario Tomasello, docente di letteratura italiana e discipline dello spettacolo. Anche lei, come Mileva Maric, moglie di un premio Nobel: quel Dario Fo che, come ha sottolineato il professore dell’Università di Messina, ha cominciato ad ammettere solo di recente le influenze ricevute dalla compagna all’interno delle proprie opere.
E poi Courtney Love: l’infanzia e l’adolescenza difficili, l’approdo alla musica con la sua band (“The Hole”), l’amore con Kurt Cobain, la dipendenza dalla droga e poi la rinascita dopo il trauma della morte del marito. Frida Kahlo: un’esperienza sfortunata, un incidente stradale tra l’autobus in cui viaggiava e un tram, che le causò gravi fratture e, soprattutto, la penetrazione del fianco da parte di un corrimano della vettura. Costretta a rimanere a letto per anni in posizione supina, dopo numerosi interventi chirurgici, grazie a uno specchio ebbe modo di ritrarre se stessa ed esprimere il proprio disagio attraverso figure che non erano dettate più dal solito sguardo maschile. Infine, Keiko Fukuda, unica donna al mondo ad aver ottenuto il grado di cintura nera 9° dan, in un’epoca in cui, come ha dichiarato lei stessa nel film documentario a lei dedicato, «sposarsi ed essere una brava donna era la norma», ma «il judo è stato il mio matrimonio. Questo era il mio destino».
Nel corso dell’incontro, quindi, c’è stato spazio anche per premiare i vincitori del concorso fotografico on-line organizzato dall’associazione. Terzo posto: Martha Micali con “Entropia – Il nostro consapevole Caos, la nostra lotta interna tra razionalità ed emotività”. Secondo posto, ex aequo: Michele Versaci con “Cosa vuol dir sono una donna ormai” e Andrea Brandino con “Io senza dar risposta me ne starò nascosta (Madama Butterfly)”. Primo posto: Luisa Visalli con “Seguite con me questi occhi sognare, fuggire dall’orbita e non voler ritornare”.
Enrico Anastasi
