Nel cast con Lino Banfi è presente anche il -nostro- Angelo Campolo. Lo abbiamo intervistato
Dai palchi della Sala Laudamo di Messina alla partecipazione ad una fiction con Lino Banfi in prima serata su Raiuno il passo sembra lungo, ma non per Angelo Campolo, miglior giovane talento del teatro messinese. Si, giovane, anche se a dispetto dei suoi 27 anni, acqua sotto i ponti ne è passata, eccome. A partire dal diploma alla “Scuola del Piccolo Teatro di Milano” dove ha avuto l’occasione di lavorare con il maestro Luca Ronconi, fino ad arrivare a costruire un curriculum che vanta collaborazioni con alcuni dei nomi più altisonanti del teatro italiano come Emma Dante, Valerio Binasco e Antonio Calenda. Per quanto riguarda la macchina da presa, in realtà, quella di domenica su Raiuno non era il suo esordio infatti lo avevamo già visto su Canale 5 in due puntate di “Distretto di polizia”, e sul grande schermo, a parte le sue prime e vincenti esperienze da regista, è stato diretto, solo nel 2009, da Wim Wenders in un corto intitolato “Il volo”, da Renato De Maria ne’ “La prima linea”, da Luis Prieto in “Meno male che ci sei” e da Aureliano Amadei in “20 sigarette a Nassirya”. Si, ripeto, ha solo 27 anni. Ma quella di domenica è un’apparizione speciale per Angelo Campolo in “Tutti i padri di Maria” di Luca Manfredi visto il ruolo da co-protagonista accanto ad un attore del calibro di Lino Banfi.
COSA SI PROVA A CONDIVIDERE LA SCENA CON UN MOSTRO SACRO COME LINO BANFI?
Girare a Buenos Aires, benchè il film sia ambientato a Trieste, e dunque per un mese e mezzo vivere in Argentina, ha significato (come spesso capita agli italiani all’estero) stringere rapporti umani molto più intensi che in una normale esperienza lavorativa. Così ho avuto modo di conoscere e osservare Banfi sia sul lavoro che fuori dal set. Ho scoperto un legame molto forte tra la sua passione per questo mestiere e la sua indole da guerriero che non molla mai. Tutta la sua carriera è stata un crescendo di successi, partendo dall’avanspettacolo fino ai ruoli più impegnativi degli ultimi anni, ed è ammirevole perchè ti trasmette il messaggio che con con grande impegno e dedizione puoi farcela. Inoltre ha una grande energia e una gestione dei tempi comici unica. Avevo solo da imparare!
3 COSA TI LASCIA QUESTA ESPERIENZA TELEVISIVA IN PRIMA SERATA SU RAIUNO?
Sono felice del fatto che sia piaciuto a tantissime persone che mi hanno scritto e telefonato per congratularsi. Oltre a tutti i bei ricordi del set, lavorare con Luca Manfredi spero mi abbia lasciato una maggiore esperienza con il mezzo televisivo, così diverso per modalità e approccio rispetto al teatro, il mio luogo di formazione e il mio mestiere di ogni giorno.
E ADESSO? QUALI NUOVI TRAGUARDI TI PONI?
Ora sono in scena al Teatro Argentina di Roma con “Edipo Re” con Franco Branciaroli e proseguirò la tournèe fino a metà gennaio, poi un altro progetto con la regia Antonio Calenda e a fine stagione sarò in “Patri i Famigghia” il nuovo testo di Dario Tomasello, per la regia di Roberto Bonaventura dopo il successo del precedente “Ultimo Giorno” con Maurizio Marchetti. Sono molto contento dei capitoli teatrali de “Il gioco più serio”, il laboratorio di ricerca teatrale che, insieme ad Annibale Pavone, stiamo conducendo da diversi mesi a Messina, grazie all’impegno e all’entusiasmo di un vero e proprio gruppo che si è formato sulla spinta del rigore e della passione con cui amiamo lavorare.
“Tutti i padri di Maria” ha debuttato su Raiuno domenica con uno share del 24%, la seconda parte della fiction andrà in onda stasera alle ore 21, si avrà quindi un’ulteriore occasione di osservare la bravura attoriale di Angelo campolo, messinese, e di esserne fieri.
