Due mesi dall'omicidio a Messina e ora in primo piano è l'uccisione della 14enne di Afragola. La necessità di educare a sentimenti e affettività è una priorità
31 marzo-31 maggio 2025. Due mesi dall’omicidio a Messina di Sara Campanella, la studentessa di UniMe uccisa a colpi di coltello da un collega universitario. E ora la cronaca è dominata da un nuovo femminicidio: Martina Carbonaro, 14 anni, ammazzata dall’ex. Un ragazzo di quasi 19 anni. L’elemento in comune l’incapacità ad accettare un “no”. Senza fare facili sociologismi, va evidenziato che, al pari dell’esercito dei maestri evocato da Bufalino nella lotta alla mafia, così oggi serve un esercito di psicoanalsti, psicologi e pure filosofi e pensatori capaci di “sporcarsi le mani” con la realtà.
Ricordiamo che, nel 2024, su 115 donne uccise, 99 sono state ammazzate in ambito familiare. Educare all’affettività, ai sentimenti, alle emozioni, al confronto paritario, al rispetto, alla crescita armonica, a una sessualità non tossica sono priorità che coinvolgono tanti soggetti: le famiglie, i terapeuti, la scuola, le università, le istituzioni, l’informazione. Lo abbiamo già scritto e lo ribadiamo: contro la dittatura del possesso è urgente un lavoro educativo e affettivo, in ambito sessuale e sentimentale, continuo sin dai primi anni di vita. Realtà scolastiche e culturali possono diventare motori di un cambiamento nel segno della libertà e della consapevolezza di essere persone libere di scegliere. Sempre soggetti e mai oggetti.
Gino Strada e la guerra come tabù
Spesso il progresso tecnologico e alcuni indubbi cambi di passo culturali, sempre più persone si allontanteranno nel mondo dal modello patriarcale, ci fanno illudere di essere però più progrediti di quanto siamo nella realtà. Ogni giorno violenze e guerre ci ricordano la nostra arretratezza di esseri umani. E non solo nei Paesi liberticidi. Sarà banale ma è così. La guerra non è ancora un tabù, come auspicava Gino Strada.
“Mi amo troppo per stare con chiunque”: la frase simbolo di Sara Campanella
Dalle violenze belliche contro i popoli e gli strupri ai femminicidi, allora, la frase simbolo di Sara Campanella, “Mi amo troppo per stare con chiunque”, esprime al meglio la necessità che non vengano mai meno il rispetto per sé stessi e per gli altri. Si tratta di uno sforzo educativo, culturale e sociale che non può essere confinato solo all’indignazione del giorno dopo. Abbiamo già perso troppo tempo. Anche noi giornalisti, in questa battaglia, dobbiamo avere un ruolo centrale nel segno della responsabilità.

DIRETTORE, apprezzo molto questo passaggio conclusivo : “Abbiamo già perso troppo tempo. Anche noi giornalisti, in questa battaglia, dobbiamo avere un ruolo centrale nel segno della responsabilità” . Passaggio che evidenzia, oltre la lunga premessa, due aspetti . il PRIMO che abbiamo perso troppo tempo, il SECONDO che dobbiamo avere un ruolo. PERMETTIMI di scrivere, in merito, che abbiamo perso tempo, nè troppo nè poco, abbiamo perso solo tempo in analisi discussioni diverbi, ben sapendo che non avevamo armi e volontà per “DIRIGERE” lo sviluppo della società. Ed ancora che voi giornalisti dovete andare in un panificio, prendere tutta la cenere del forno, e cospargervi la testa, tanta è la vostra responsabilità. Ed uscire dalla politica partitica ed affrontare la realtà con diversi modelli di ragionamento.