Politica

De Luca rivendica il Piano di riequilibrio: “Messina era in ginocchio e l’ho risollevata”

MESSINA – Polemiche tra Pd e De Luca sul Comune di Messina. Ora candidato a sindaco di Taormina, in conflitto sul tema dissesto con Mario Bolognari, Cateno De Luca interviene sugli effetti politici dei rilievi della Corte dei Conti sul Piano di riequilibrio. Mentre il Partito democratico incalza con il classico “l’avevamo detto”, l’ex primo cittadino risponde sulla sua pagina Facebook: “Il povero sindaco Federico Basile è assediato per il Piano. Io dico: perché vi agitate così tanto? L’udienza conclusiva è fissata nel mese di luglio. Vorrei ricordare che io, quando mi sono insediato come sindaco di Messina, ho preso una città in ginocchio e un Piano di riequilibrio fermo al 2013. Nessuno ci ha voluto mettere mano. La città era paralizzata”.

Continua il leader di Sud chiama Nord: “Cos’era Messina quando sono arrivato io? Mi sono preso la responsabilità di mettere mano nella melma generata dai sindaci che mi hanno preceduto, compresi i governi del centrosinistra. Le criticità evidenziate sono le stesse che ha sollevato la Corte in questi anni e mettono in discussione la mala gestione dal 2015 al 2018 (De Luca tira in ballo l’amministrazione Accorinti, n.d.r.). C’è stata una mancata gestione del Piano per quattro anni. Quanto ai dettagli, gli accordi d’abbattimento del credito erano dodicimila e cinquecento. Posto che ne mancano dai 300 ai 500, forse per un errore di trascrizione, non ho fatto comunque dodicimila accordi con i creditori? Perché non lo facevate voi (si rivolge al Pd, con i consiglieri Russo e Calabrò, n.d.r.) che siete più bravi? Io intanto ho sbloccato una città”.

“Sono stato eletto per sbloccare la città”

In realtà, si legge nella relazione della sezione di controllo della Corte dei Conti: “Si fa riferimento a 12.500 creditori coinvolti nella sottoscrizione di accordi. Tuttavia, è stato trasmesso in sezione un numero inferiori di accordi riconducibili a complessivi n. 1.197 poste debitorie”. E questo è un aspetto che va chiarito.

Per l’ex sindaco di Messina, “se oggi la città è un cantiere, è perché ho gestito io il Piano di riequilibrio. Ho sbloccato la città da tutti i punti di vista. Capisco che c’è questa roccaforte politica a Taormina, per il Pd, e allora si agitano tutti. Vorrei ricordare che la stessa Corte dei Conti dà atto che, dei 550 milioni di euro, la massa debitoria nel Piano è stata ridotta a 142 milioni. Io non sono stato eletto per fare il becchino della città ma per sbloccarla”.