E' stato recentamente approvato dal comitato dei sindaci del distretto il Piano di Zona 2013-2015 che però non è piaciuto alle associazioni di volontariato operanti nel settore che hanno scritto una lettera-appello per chiedere il ritiro della delibera di giunta e la riprogettazione del piano di zona con la collaborazione dei servizi sociali
Di seguito la lettera-appello che è stata rivolta al Comitato dei Sindaci dalle seguenti associazioni: "Penelope" di Taormina, "Cuore matto" di Taormina, "Evaluna Onlus" di Gaggi, "Carpe Dieme – un futuro per l'autismo Onlus" di Taormina, "Dispari Onlus" di Santa Teresa, sezione "Avis" di Santa Teresa e il Coordinamento locale area jonica del "Centro Servizi Volontariato" di Messina.
“Egregi sindaci,
come crediamo vi sia noto stiamo portando avanti da qualche tempo una riflessione fortemente critica sulle modalità di formazione ei contenuti stessi del Piano di Zona 2013 – 2015 così come è stato approvato dal Comitato dei Sindaci dell’1 luglio 2014 e presentato all’Assessorato Regionale della Famiglia per la relativa approvazione.
Sul piano del metodo non possiamo che registrare che il ruolo del Comitato dei Sindaci (ruolo di “indirizzo politico”) è stato oltremodo oltrepassato allorché lo stesso Comitato ha cassato i progetti elaborati e proposti dal Gruppo Piano (organo a cui compete la stesura tecnica dei progetti), sulla base delle indicazioni operative scaturite dai Tavoli Tematici territoriali e, quindi, dalla partecipazione di tutti i soggetti pubblici e del privato sociale operanti sul territorio. Nel cassare i progetti il Comitato deiSindaci si è fatto promotore e ha ingiunto al Gruppo Piano l’elaborazione di altri progetti che non appaiono, nella forma e nel contenuto, né congrui economicamente, né conformi agli indirizzi di una politica sociale evoluta e rispettosa della dignità e dei bisogni dei cittadini.
I nuovi progetti infatti prevedono l’utilizzo di ingenti risorse con una ricaduta in termini di servizi e di efficacia nulla e con un evidente spreco di risorse pubbliche.
In particolare e nel merito:
1. il progetto Piani Individualizzati per disabili gravi, pur ponendosi l’obiettivo di dare continuità ad un servizio essenziale, non risponde né alle esigenze dei destinatari, né alle richieste avanzate, nel Tavolo Tematico dedicato, sia dalle associazioni che dagli enti pubblici, che avevano sottolineato la necessità di dotare il distretto di servizi diurni di supporto alle famiglie e ai disabili minori e giovani adulti, in condizione di gravità, fuoriusciti dall’obbligo scolastico e destinati, in mancanza di interventi specifici, ad essere isolati in casa. Progetto proposto dal Gruppo Piano (con il nome di Laboratori di autonomia) cassato per realizzare, con la spesa annuale di € 651.354,91,per un anno, 24 piani individualizzati per altrettanti disabili gravi a domicilio e 24 interventi di assistenza igienico sanitaria nelle scuole (con una ricaduta prevista di 2 disabili assistiti a Comune). Ciò a fronte di un progetto (quello dei Laboratori di autonomia) che prevedeva la nascita di 3 centri diurni, nelle tre sub-aree principali del distretto, che avrebbero assistito per due anni60 disabili gravi, con attività volte alla socializzazione e alla promozione di esperienze di autonomia personale e lavorativa. Progetto che, fra l’altro, avrebbe potuto valorizzare e sostenere le esperienze già avviate a vario titolo da associazioni di volontariato e dei familiari presenti e attive sul territorio,permettendo la sviluppo della partecipazione attiva degli utenti e della società civile;
2. il progetto Potenziamento assistenza economica – Fondo solidarietà anticrisi con il quale si è inteso di fatto sostituire due progetti approvati dal Gruppo Piano e che avevano l’obiettivo di infrastrutturare il distretto con due servizi essenziali nel contrasto alla grave emarginazione adulta e alla violenza sulle donne (il progetto Bassa soglia mirato all’accoglienza h 24 di soggetti adulti in situazione di povertà estrema, senza dimora e/o privi di supporto socio-familiare e il progetto Casa rifugio per donne con minori mirato all’accoglienza di donne vittime di violenza e maltrattamenti). Misconoscendo il fatto che: a. il progetto di accoglienza h24 è servizio di base essenziale per evitare, come spesso accade, che i comuni abbandonino in situazioni estreme cittadini per mancanza dei fondi necessari per garantire loro un’accoglienza di emergenza o prosciughino le loro risorse (specie i comuni minori), all’emergere di una qualche emergenza sociale; b. che il progetto contro la violenza sulle donne,oltre che doveroso dal punto di vista etico e sociale, era stato assunto con un preciso impegno pubblico con la sottoscrizione da parte del Sindaco di Taormina, in qualità di Presidente del Distretto socio-sanitario D32 di Taormina, del protocollo operativo di istituzione della rete antiviolenza distrettuale.
Il progetto Potenziamento assistenza economica – Fondo solidarietà anticrisi, presentato quale intervento di contrasto alla povertà, in realtà rappresenta un insulto alla condizione di difficoltà spesso estrema in cui versano le famiglie del territorio.
Lo stesso infatti prevede:
a. un fondo di solidarietà sociale (per complessivi 411,200,00 euro in tre anni) che erogherà contributi una tantum dell’importo di 400 euro a singoli e famiglie in situazione di difficoltà temporanea. Si tratta di 343 sussidi una tantum annuali del tutto irrisori e inutili, che sesi fossero divisi equamente fra tutti i comuni, avrebbero portato ad una quota per comune pari a poco più di 14contributi una tantum. Per aggiungere al danno la beffa, si è pensato, contro ogni logica, di dividere la somma a disposizione fra i comuni in ragione al numero di abitanti. Con il risultato paradosso che i 3 comuni più popolosi del Distretto gestiranno da soli circa la metà delle risorse lasciando agli atri 21comuni di gestire il rimanente 50%.
b. Un assegno civico sempre di 400 euro, ma per 3 mesi, a 87 cittadini, per ogni anno di attuazione del piano, in situazione di difficoltà economica, disoccupati o che hanno perso il lavoro. Costo complessivo dell’operazione: 352.322,28 euro. Anche qui lo spreco di denaro pubblico è evidente laddove si sceglie lo strumento dell’assegno civico (in vece che del tirocinio formativo) che svolgendosi in lavori di pubblica utilità, non è altro che un sussidio “mascherato”che non mette in contatto la persona con il mondo della formazione in azienda e con il lavoro vero, oltre ad esser chiaramente una misura inutile per contrastare la povertà delle famiglie. Ma anche qui si è voluto aggiungere al danno la beffa della suddivisione degli assegni per comune, in ragione del numero degli abitanti. E anche qui, i tre comuni più popolosi assorbiranno la metà degli assegni civici disponibili, lasciando agli altri 21 l’altra metà.
Ci dicono che il suddetto Piano di Zona sia stato approvato all’unanimità dei presenti. Sappiamo che alcuni Sindaci non erano presenti e altri, pur presenti, hanno ritenuto doveroso attenersi alle ragioni della maggioranza.
Facciamo appello a quest’ultimi Sindaci (assenti o dubbiosi), ma anche a quelli che con scarsa attenzione hanno votato un’operazione che, alla luce di un’analisi attenta, appare socialmente e politicamente non sostenibile, affinché con un atto politico di responsabilità,correggano questo errore: CHIEDIAMO IL RITIRO IN AUTOTUTELA DELLA DELIBERA DI GIUNTA CON CUI AVETE APPROVATO IL PIANO DI ZONA.
Vi invitiamo ad assumere questo atto di responsabilità politica, a renderlo pubblico e di inviarne copia all’Assessorato Regionale della Famiglia che in atto sta valutando il Piano di Zona anche alla luce della censura espressa dalle organizzazioni no-profit,appoggiando così nei fatti, la nostra richiesta di azzeramento del Piano di Zona e la riapertura della possibilità di una co-progettazione partecipata dei servizi sociali sul territorio”.
