Percepito come un corpo estraneo dalla cittadinanza, ora è tornato al centro della scena. Ma la priorità è una nuova politica dei beni culturali in Sicilia
MESSINA – “Il Museo regionale Accascina è dei messinesi ma le regole della Regione siciliana lo imprigionano”. Così ieri l’artista Lelio Bonaccorso durante l’iniziativa di domenica mattina, nel segno della partecipazione, dopo il trauma del furto delle opere d’Antonello. Un Museo non più percepito come corpo estraneo dalla cittadinanza e “riscoperto”.
“Le regole regionali non garantiscono una adeguata valorizzazione e tutela del nostro Museo. Il nostro Museo, tra i primi nel Sud d’Italia per estensione, non è conosciuto oltre i confini locali. E questo dipende dai regolamenti. Messina è prigioniera di norme e regole regionali, sottomessa a logiche che non permettono uno sviluppo adeguato delle nostre potenzialità. Questa cosa va cambiata e il mio appello va direttamente ai nostri rappresentanti politici”, sostiene il fumettista.
Manca una regia politica nei beni culturali in Sicilia, il furto d’Antonello ha svelato le falle del “sistema Sicilia”
In sostanza, il tema vero è come valorizzare questo patrimonio messinese, meridionale e nazionale. Ma, ancora una volta, bisogna registrare l’assenza di una regia politica. Le falle del sistema Sicilia sono emerse nel momento del furto di Ferragosto, ma le carenze sono antiche. E richiedono un cambio di passo a livello strutturale. Dal mancato aggiornamento della Carta del rischio dei beni culturali in Sicilia al nodo dell’autonomia che così non va. E c’è chi auspica un passo indietro da parte della Regione siciliana a favore di un rinnovato ruolo centrale dello Stato.
Il Museo non più corpo estraneo a Messina ma motore del cambiamento in un’ottica non provinciale
Sono tutti elementi che richiedono un cambio di passo nella politica dei beni culturali, oltre a questa maledetta logica delle emergenze che ci inchioda al presente. E non ci fa progredire. Un Museo con maggiore autonomia gestionale, ma senza che questo si traduca in un disimpegno della Regione (o in futuro dello Stato, chissà), potrebbe essere la strada giusta.
Tuttavia, oltre ad auspicare un cambiamento sostanziale, e non solo in termini di sicurezza, nell’ex MuMe, oggi bisogna ripartire, da messinesi, da una nuova convinzione: questa realtà “esiste” e ha enormi potenzialità all’interno di una città da “risvegliare” in molti campi.
Non più corpo estraneo, insomma, ma motore di un cambiamento culturale che intreccia memoria, presente e futuro. Questo dovrebbe diventare il Museo “Accascina”, ricordandosi però che è un patrimonio regionale e nazionale, con un respiro internazionale. E che può generare frutti nella “sua” Messina solo in un’ottica non provinciale, ma di ampio respiro. E solo in quadro di profondo mutamento della politica dei beni culturali nell’isola. Il crimine di Ferragosto ha mostrato che “il re è nudo” in Sicilia in termini di tutela delle opere d’arte. E la ferita non è facilmente rimarginabile.
Intanto, però, “bentornato” a Messina, caro Museo. Peccato che ci sia stato bisogno di un dannato furto per acquisire questa nuova consapevolezza.

