Morti sospette al Papardo, l'inchiesta è a una svolta

Morti sospette al Papardo, l’inchiesta è a una svolta

Alessandra Serio

Morti sospette al Papardo, l’inchiesta è a una svolta

sabato 07 Febbraio 2026 - 14:43

Primi clamorosi risultati dagli accertamenti su uno dei casi che nel 2024 portarono al sequestro delle sale operatorie in Cardiochirurgia

Messina – Il 66enne Gaetano Tommaso Bombaci ha contratto infezione ed è stata l’infezione a determinarne la morte. I medici però non c’entrano. Hanno eseguito correttamente tutte le procedure previste sia per l’operazione alla valvola mitralica che di contrasto dell’insorgere dell’infezione batterica, una volta appurata. Ma per Bombaci non c’è stato comunque niente da fare. L’infezione, non ascrivibile alle procedure seguite dai sanitari, è dovuta invece ad una situazione igienica complessiva del reparto operatorio. Insomma in estrema sintesi i medici non c’entrano, ma le condizioni dell’ospedale Papardo sì.

Il dossier sul caso Bombaci

E’ questa la prima conclusione che arriva sul caso delle morti sospette all’ospedale Papardo che ha portato al clamoroso sequestro delle sale operatorie del reparto di Cardiochirurgia da parte della Procura, nel novembre del 2024. E’ cristallizzata, nera su bianco, nel dossier che i consulenti medico legali hanno depositato alla sostituta procuratrice Alice Parialò, titolare del caso insieme alla collega Anna Maria Arena.

E’ solo il primo di una lunga serie di casi, quello di Bombaci, che la Procura ha chiesto di analizzare. Mancano nel fascicolo ancora i risultati sulle altre quattro morti sospette al vaglio, che potrebbero presentare un quadro diverso, soprattutto per quel che riguarda il “peso” dell’infezione per l’esito tragico dei ricoveri dei pazienti. Per i consulenti della Procura, almeno per questo caso, il dato relativo alle contaminazioni dell’ospedale è confermato.

Nessuna responsabilità dei medici

I risultati vanno integrati e confrontati, per una corretta interpretazione, con quelli delle analisi dei Nas dei Carabinieri e degli altri consulenti tecnici ai quali è stato chiesto di valutare il “grado” di contaminazione. Intanto le conclusioni dei medici Daniela Sapienza e Gianluca Di Bella e dell’infettivologo Placido Mondello a proposito del 66enne sono precise: a determinare il peggioramento clinico irreversibile del 66enne è stata una “infezione sistemica di Klebisiella pneumoniae” ascrivibile alla “procedura perioperatoria”. L’infezione non è però, secondo loro, legata all’agire dei medici, che hanno operato correttamente. “Risulta censurabile sotto il profilo dell’organizzazione dei processi assistenziali il mancato controllo da parte dei Servizi erogati dall’Azienda ospedaliera Papardo delle infezioni correlate all’assistenza come misure di prevenzione di precipuo adempimento della struttura sanitaria”, scrive invece il pool di consulenti.

L’inchiesta è ancora aperta. Mancano agli atti i dossier, richiesti dalla Procura agli stessi consulenti, su almeno altre quattro morti sospette appunto. Appena il quadro sarà completo gli inquirenti avranno probabilmente tutti gli elementi per chiudere il cerchio. I magistrati hanno chiesto di verificare l’ipotesi della correlazione tra l’infezione e la morte di 5 persone ma, è la stessa Procura a indicarlo, i casi legati all’infezione potrebbero essere molti di più, almeno una trentina.

Il sequestro delle sale operatorie contaminate

Le sale operatorie sono state dissequestrate a gennaio del 2025, solo quando è stata accertata la completa decontaminazione. Lo stop della Procura era scattato a novembre dell’anno prima (leggi qui i perché del sequestro, cosa hanno svelato le analisi) dopo che le prime criticità sulla contaminazione erano state rilevate dalla stessa azienda un mese prima.

Gli indagati

Per effettuare gli accertamenti, sono stati iscritti nel registro degli indagati: Catena Di Blasi, direttrice generale del Papardo, Paolo Cardia, direttore sanitario, Vincenzo Manzi, direttore amministrativo, Francesco Patanè, primario di Cardiochirurgia, Maria Chiara Zucchetti, direttrice della Rianimazione, Silvio Tommasini, responsabile della Terapia intensiva post operatoria. L’avviso di garanzia è poi scattato anche per i vertici in periodi successivi: Mario Paino, Salvatore Munafò, Giuseppe Ranieri Trimarchi, Alberto Firenze e Giancarlo Niutta. Sono difesi dagli avvocati Salvatore Silvestro, Giovanni Mannuccia, Salvatore Papa, Nunzio Rosso, Giuseppe Ventura Spagnolo, Carmelo Vinci, Rosaria Composto, Carmelo Scillia, Michele Colantropo, Candido Bonaventura, Giovanni Calamoneri. I familiari di Bombaci sono invece assistiti dall’avvocato Giovanni Giacoppo.

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