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Ecologia e religione nel classico di fantascienza “Dune”

Giacomo Maria Arrigo

Ecologia e religione nel classico di fantascienza “Dune”

domenica 17 Maggio 2020 - 08:48

Il romanzo "Dune" di Frank Herbert detiene tutt'oggi il record di vendite per il genere fantascientifico – e a ragione, visto che descrive un sistema complesso e articolato, comprensivo di una ecologia, una religione e un sistema politico composito.

Un grandioso libro di fantascienza epica, un classico assoluto pubblicato nel 1965. Dune di Frank Herbert è il primo libro della serie di sei romanzi del ciclo di Dune. Una storia che ha fatto storia, si potrebbe dire. E difatti ha influenzato tutto l’immaginario scientifico di là a venire. Anche Star Wars di George Lucas ha tratto ispirazione dall’universo immaginario di Frank Herbert – e non è difficile riconoscere in certe abilità della Forza lucasiana una diretta eco della Voce herbertiana (ma qui si scende in virtuosismi, passiamo oltre).

Dicembre 2020 è il mese in cui uscirà al cinema la riproposizione cinematografica della storia del primo libro di Dune. Il regista è il raffinato Denis Villeneuve, noto soprattutto per Arrival (2016) e Blade Runner 2049 (2017), due film fantascientifici di altissimo livello e di una profondità non indifferente. E, bisogna dirlo, il Dune di Herbert è decisamente un testo ricco di interessanti spunti filosofici e religiosi. A scanso di equivoci, quindi, bisogna sottolineare ancora e ancora che non è il classico libro di fantascienza tutto guerre stellari ed esplosioni.

Due sono gli elementi dirompenti e ancora insuperati dell’opera di Frank Herbert: l’ecologia e la religione. Partiamo dal primo: l’autore si è divertito a creare un vero e proprio sistema ecologico autosufficiente, un ecosistema descritto fin nei minimi dettagli. Si tratta del sistema naturale che vige su Arrakis, il pianeta desertico noto anche con il nome di Dune. Elemento onnipresente è l’ormai iconico verme delle sabbie, pericoloso quanto prezioso per l’equilibrio biologico del pianeta. Tutto ruoto intorno alla spezia, il Melange, elemento naturale prodotto solo su Arrakis in tutto l’universo, elemento conteso dalle potenze feudali e su cui si basa la stabilità politica del cosmo.

La religione, infine. Generalmente la fantascienza ignora le esigenze spirituali dell’uomo, proiettando quasi sempre un futuro dove la religione è scomparsa e dove la tecnica ha invaso la totalità dell’esistenza umana. In Dune non è così. L’intuizione di Frank Herbert ruota intorno allo shock rappresentato dai viaggi spaziali. Scrive Herbert: «Quasi subito, lo spazio aveva dato un altro senso, o un sapore diverso, all’idea della Creazione. […] Si dice che durante questo periodo [dei viaggi spaziali] la Genesi sia stata reinterpretata, portando Dio ad affermare: “Crescete e moltiplicatevi, e riempite l’universo». La rilettura delle credenze religiose alla luce della possibilità dello spostamento dell’umanità nello spazio ha prodotto un movimento interno alla coscienza umana, sicché nell’anno diecimila-e-qualcosa nuove credenze messianiche hanno iniziato a diffondersi in vari pianeti. Herbert narra, appunto, l’apparizione del messia tanto atteso. Decisamente rilevante è l’ambientazione mediorientaleggiante: l’influenza dell’Islam nella definizione di alcuni personaggi e nello sviluppo di certi aspetti della religione è robusta, e non passa di certo inosservata.

Un sistema complesso e articolato, comprensivo di una ecologia, una religione e un sistema politico composito: queste le coordinate di Dune, la cui seconda trasposizione cinematografica è fortemente attesa a dicembre – il primo film basato sul sistema herbertiano è stato girato da David Lynch ed è uscito nel 1984, suscitando non poche perplessità per la sua farraginosità e oscurità. Non resta che prepararsi al lancio del film di Villeneuve con una doverosa rilettura del romanzo che detiene il record di vendite nell’ambito del genere fantascientifico.

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