Il difensore rivendica il diritto di tutti gli indagati di accertare lo stato di salute mentale e risponde al legale della famiglia della ragazza
Messina – L’avvocato Giuseppe Cultrera non ci sta. Il difensore di Stefano Argentino, in carcere per il femminicidio di Sara Campanella, risponde ai commenti dell’avvocata Cettina La Torre che assiste i familiari della ragazza.

Il legale difende la scelta di chiedere una perizia psichiatrica per il 27enne di Noto, che ha incontrato martedì scorso in carcere a Messina, e apre a una nuova ipotesi sull’arma adoperata dal ragazzo.
Perizia psichiatrica è un diritto dell’imputato
“La richiesta di una perizia psichiatrica, già annunciata, è un sacrosanto diritto dell’’indagato, non una routine giudiziaria. Spingersi a tanto, addirittura a un gesto ingiustificabile, non può non avere un motivo di disagio alle spalle. Nel caso in esame va fatta per avere contezza tecnica dello status di Stefano, sia prima, sia durante che dopo il delitto. Questa difesa non ha alcuna presunzione di sostituirsi a un consulente del giudice, specialista, per affermare con certezza la lucidità, o la non lucidità, dell’indagato”. dice il professionista.
L’arma? Perché un coltello?
“Il fatto che l’indagato abbia occultato l’arma (si continua a sostenere che trattasi di un coltello!) è solo una delle tante ipotesi, quella più facile per parte avversaria. Il ritrovamento o meno dell’arma non rappresenta di certo una svolta per le indagini: Argentino è già reo confesso. Il tutto sarebbe solo frutto di curiosità mediatica, irrilevante ai fini d’indagine. I processi si fanno in Tribunale, nelle aule in cui si deve acclarare la responsabilità sulle risultanze probatorie”, precisa l’avvocato Cultrera, facendo presente che in passato ha “già trattato altri casi di femminicidi, in cui si trovava a dover difendere la vittima”.

Io mi chiedo, come fanno gli avvocati a difendere certi assassini?
E solo con un eventuale perizia psichiatrica favorevole questo elemento può evitare l’ergastolo, in quanto al caso dell’arma del delitto non saranno stati usati dei fiori, e in ogni modo è ininfluente ai fini del caso, infine io da addetto ai lavori neanche mi sognerei di difendere un simile personaggio.
Condivido il commento dell’ avvocato…..non condivido la” difesa” dell’ avvocato di Argentino ,….vorrei dire che per me ,il reo è confesso perché è stato preso,non si è costituito,ed ha ammesso l’ omicidio perché era evidente che fosse stato lui,….poi per il resto si è avvalso della facoltà di non rispondere ,sicuramente a mio avviso, per non compromettersi…..quindi astutamente tace……perché invece non si ravvede e dice apertamente TUTTA LA VERITÀ SUL PERCHÉ L’ ABBIA UCCISA, SU CHI L’ HA AIUTATO,E SOPRATTUTTO FA SÌ CHE SI RITROVI L’ ARMA????? Non cambierà la gravità di ciò che ha fatto ,ma servirà per avere la ricostruzione esatta sull’ omicidio di Sara e individuare con certezza i suoi complici per assicurare anche loro alla giustizia…..l’ avvocato questo dovrebbe fare con il suo assistito, anziché informarci sul suo stato emotivo o di salute che compete ai dottori saperlo , non certamente a noi perché non ci interessa cosa prova o cosa fa un assassino!!!!!