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Piramide-38° Parallelo

francesco musolino

Piramide-38° Parallelo

venerdì 15 Giugno 2012 - 15:23

L’imponente Piramide deve il nome “38° Parallelo” alla sua collocazione su una altura nel territorio di Motta d’Affermo (Messina) che guarda il mare e le Isole Eolie e, sullo sfondo, gli scavi archeologici dell’antica città di Halaesa. Quello stesso parallelo sul quale, nell’altro emisfero, passa il confine tra Corea del Nord e Corea del Sud, quasi a voler riequilibrare la tensione conflittuale di un luogo con la sacralità dell’Arte. La Piramide ammonisce la coscienza degli uomini: “La nostra società ha smarrito ogni senso di bellezza, di dignità – sottolinea Antonio Presti – e non mi sembra casuale che in questo momento riaffiorino, come incubi della storia, i conflitti, le ingiustizie, gli scontri razziali. Quando il potere sceglie come suo valore la mediocrità, è incapace di progettare il Futuro, trascinando verso il basso la società del proprio tempo e consegnandola inesorabilmente a uno stato di implosione emozionale”. La struttura della Piramide, un tetraedro cavo dell’altezza di 30 metri, è stata realizzata con centinaia di lastre in acciaio corten: uno speciale materiale che, a contatto con l’aria, si ossida e assume un colore bruno intenso. Al tramonto i raggi del sole calante accendono di rosso l’acciaio bruno e la luce penetra all’interno della scultura attraverso un taglio sullo spigolo orientato ad Ovest, in direzione della rocca di Cefalù. Al crepuscolo la Piramide rende la sua funzione di “eremo laico che invita l’Uomo al risveglio della Coscienza”. L’opera ha un suo movimento interiore e “parla”, poiché le giunture d’acciaio, rese incandescenti dall’esposizione al sole, risuonano quando la temperatura del metallo si abbassa, restituendo quelle che Presti ama definire “sonorità cosmiche, vibrazioni di Conoscenza”. Il centro della Piramide si completa con delle antiche pietre ferrose, corrose dal mare prima che le acque si ritirassero dall’altura, ritrovate durante gli scavi di sbancamento e ricomposte per la realizzazione della spirale all’interno dell’opera. In questo modo l’artista recupera le due forze opposte: l’orizzontalità attraverso la spirale – che segna il ciclo vita-morte – e la verticalità dell’asse cielo/terra che nascendo dal centro della spirale, si ricongiunge al vertice della Piramide. Una sintesi perfetta tra l’immanenza e la trascendenza. La Piramide è quindi come nutrita dalla stessa terra rossa e ferrigna su cui sorge ed esprime al suo interno la ricerca e il raggiungimento dell’equilibrio.

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