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Formidabile intensificazione del vortice polare: ecco perchè il freddo fatica a scendere sul Mediterraneo

Daniele Ingemi

Formidabile intensificazione del vortice polare: ecco perchè il freddo fatica a scendere sul Mediterraneo

venerdì 17 Gennaio 2020 - 15:30
Formidabile intensificazione del vortice polare: ecco perchè il freddo fatica a scendere sul Mediterraneo

Ecco perchè il freddo fatica a raggiungere le medie latitudini e l'area del Mediterraneo

Anche gennaio è giunto al giro di boa e l’inverno continua a farla da padrone solo lungo le latitudini polari e sub-polari, al di là del Circolo Polare Artico, dove stazionano le masse d’aria gelide, d’estrazione artica, e quelle meno gelide, di tipo polare. Del resto dall’inizio della stagione invernale le masse d’aria gelide, d’estrazione artica (l’aria gelida che staziona sopra il mar Glaciale Artico), salvo temporanee incursioni fra il nord America, l’Europa centro-orientale e le steppe dell’Asia centrale, non sono state mai in grado di scivolare verso le medie latitudini e sul Mediterraneo, per apportare significative ondate di gelo, specie in Europa.

L’assenza delle masse d’aria artiche, provenienti dall’Artico, ha impedito la realizzazione di quegli eventi di gelo significativi, capaci di causare notevoli disagi, per l’effetto combinato fra basse temperature e precipitazioni nevose. Tutto parte dal tipo di pattern atmosferico che da mesi si è instaurato sull’intero emisfero, penalizzando già in partenza l’ascesa di una stagione invernale dai connotati particolarmente freddi.

Ecco l’attuale rinvigorimento del vortice polare, alimentato da una fortissima corrente occidentale (corrente a getto) che gira per tutto l’emisfero a velocità di oltre 300 km/h a 9500 di altezza

La latitanza del grande freddo nel vecchio continente è da ascrivere ad una serie di fattori, fra cui la presenza di un vortice polare troposferico molto freddo e compatto, che ha mantenuto il flusso perturbato piuttosto intenso, capace di scorrere a gran velocità sull’area atlantica, intorno al 45’-50’ di latitudine nord, con ondulazioni (in gergo meteorologico definite “onde di Rossby”) a tratti marcate, ma che sono state prontamente tagliate dai poderosi “Jet Streaks” (i massimi di velocità della corrente a getto, veri e propri fiumi d’aria che scorrono ad altissima velocità nell’alta troposfera) che si sono attivati fra il Pacifico settentrionale, il nord America e l’Atlantico settentrionale, a seguito dell’inasprimento del “gradiente termico” tra le latitudini artiche e l’area temperata.

Davvero impressionante la figura del vortice polare in stratosfera perfettamente concentrico che mantiene tutto il freddo all’interno del cerchio

In particolare sull’Asia orientale, cosi come sul Canada centro-orientale, a causa della bilobazione del vortice polare in due grandi “lobi” secondari (aree di bassa pressione con elevata vorticità positiva in quota) posizionati fra la Siberia orientale e l’Arcipelago Artico canadese, si sono instaurate delle vaste aree di aria molto fredda, per non dire gelida, in grado di produrre dei formidabili “gradienti termici” che hanno alimentato ulteriormente il ramo principale della corrente a getto, imprimendogli forza e velocità lungo l’intero emisfero.

Questo forte “gradiente termico” in quota, che si è venuto ad innescare fra i territori della Siberia orientale e la Cina centrale, ha prodotto possenti “Jet Streaks” che dal Pacifico occidentale, con massimi di velocità di oltre i 300-340 km/h a 10000 metri di altezza, si sono estesi molto velocemente sopra i cieli del Canada e degli USA settentrionali, prima di versarsi sull’Atlantico occidentale, inibendo le spinte meridiane dell’anticiclone delle Azzorre.

In sostanza, la presenza di una corrente a getto molto forte, rinvigorita da queste forti differenze di temperatura fra la zona Artica e le latitudini temperate, ha totalmente inibito lo sviluppo di onde troposferiche vigorose e ben strutturate, capaci di ergersi fino alle latitudini artiche e intaccare dall’interno la figura del vortice polare troposferico, favorendone una sua instabilizzazione o uno “split” completo di quest’ultimo.

In tale contesto di elevata velocità dei flussi occidentali le masse d’aria molto gelide, d’estrazione artica, sono rimaste confinate al di là del Circolo Polare Artico, favorendo un netto rinvigorimento del ramo principale della corrente a getto che tuttora esce a gran velocità dal continente nord americano, con frequenti “Jet Streaks” che attraversano molto rapidamente l’Atlantico, dipanandosi sopra i cieli dell’Europa occidentale e centrale. Fino a quando la struttura del vortice polare non comincerà a perdere un po’ del suo smalto diventerà difficile vedere importanti ondate di freddo dirette verso l’Europa e il bacino del Mediterraneo.

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