Per il concerto per l’associazione "V. Bellini" un giovanissimo musicista dal futuro radioso
MESSINA – Sabato scorso l’associazione “V. Bellini” ha ospitato al Palacultura un giovanissimo pianista, appena tredicenne, un precoce fulgido talento, di cui sicuramente sentiremo parlare in futuro, il leccese Francesco Marra, approdato a Messina grazie anche alla collaborazione del professore Massimo Raffa, socio della Bellini, che prima del concerto ha introdotto brevemente il programma.
Un programma assai variegato, che ha visto nella prima parte protagonista due Sonate di Mozart e Beethoven, mentre nella seconda parte il pianismo romantico di Chopin, Liszt e Mendelssohn, e quello più moderno di Prokofiev.
La serata è iniziata con l’esecuzione della Sonata in la minore K 310 di Wolfgang Amadeus Mozart. Questo capolavoro, che già anticipa la Sonata romantica, fu composto dal musicista austriaco all’età di 22 anni, nel 1778, durante lo sfortunato soggiorno a Parigi, ove Mozart dovette assistere alla malattia e alla morte della madre, che lo aveva accompagnato. La Sonata risente di questa grande sofferenza, ha un carattere tragico che non si riscontra nelle sue precedenti composizioni, in specie nel primo movimento. La critica ha parlato di “fosco demonismo”, “primordiale violenza”, sentimenti che permeano l’intera composizione, probabilmente il suo massimo capolavoro nell’ambito della sonata per pianoforte.
Eccellente l’esecuzione di Francesco Marra, che ha esibito una notevole precisione e brillantezza nel fraseggio (non semplice, anche a detta dello stesso Mozart) ma anche una impressionante maturità, restituendo la drammatica profondità che caratterizza l’intera Sonata.
La prima parte del concerto si è conclusa con l’esecuzione della Sonata op. 10 n. 1 di Ludwig Van Beethoven. Si tratta della prima di una serie di tre Sonate composte da Beethoven all’età di 28 anni. Dopo i primi esperimenti nel campo della sonata per pianoforte, ricchi della tipica esuberanza giovanile del musicista tedesco, Beethoven ricerca adesso l’esigenza di perseguire un equilibrio e una trasparenza di sapore mozartiano, e in particolare la prima Sonata, in do minore come la Sonata K457 di Mozart, alla quale spesso viene paragonata, risente con evidenza dell’influenza di quest’ultimo. Il terzo movimento, tuttavia, “Prestissimo”, di assoluta originalità, sicuramente il più notevole di questa Sonata, è tutto “beethoveniano”, tanto da far affermare a un critico musicale, Cappelletto, “Un Finale alla Beethoven in una Sonata alla Mozart”. Impeccabile Marra anche nell’esecuzione della Sonata Beethoveniana.
La seconda parte del concerto si è aperta con uno dei “Lieder ohne worte” (Romanze senza parole) di Felix Mendelssohn, per la precisione il primo brano dell’op. 62, (Mendelssohn ne compose ben 48 brani denominati suddivisi in 8 raccolte, 6 per ognuna). È una composizione molto breve, di una espressiva cantabilità, come la maggior parte di queste romanze.
È stata la volta di Sergej Prokofiev, di cui Marra ha eseguito dapprima un brano tratto da “10 Pieces from Romeo and Juliet”, Op. 75, una trascrizione per pianoforte di alcuni brani del suo balletto più importante: “Romeo e Giulietta”. Si tratta di un caposaldo della storia del balletto di tutti i tempi, ricco di poesia, ove la musica (splendida) alterna a momenti di altissima tensione, drammatici, fortemente ritmati, altri di un lirismo purissimo, espresso dai leitmotiv di Giulietta e dell’amore. Il n. 5, “Capuleti e Montecchi”, eseguito dal pianista, rappresenta la scena del ballo in maschera, ed è un brano famosissimo, dal ritmo irresistibile e inesorabile, dal sapore sinistro e fatale, ove si presagisce la tragedia imminente, di una resa assai efficace anche al solo pianoforte.
Ancora di Prokofiev, Marra ha eseguito un brano dei “Dieci pezzi per pianoforte” op. 12, una raccolta variegata ove il compositore russo dedica ad ogni pezzo un aspetto peculiare della sua poetica musicale: l’aspetto romantico, quello grottesco, quello umoristico, quello neobarocco. Proprio al neobarocco si ispira il pezzo eseguito, il n. 2 “Gavotta”, uno dei più riusciti della raccolta.
Marra ha quindi eseguito in maniera assai convincente il primo dei 4 “Scherzi”, di Chopin, in si minore Op. 20, brano impegnativo, appartenente alla migliore produzione del compositore polacco, che presenta una dolcissima melodia del secondo tema, tratta da una canzone della tradizione popolare polacca, incastonata fra due momenti agitati, quasi selvaggi, “Presto con fuoco”. L’esecuzione ha strappato entusiasti applausi del pubblico.
Francesco Marra ha concluso la sua performance con La Rapsodia ungherese n. 10, in mi maggiore di Franz Liszt, costruita, come le altre del musicista ungherese, su temi popolari, per lo più di origine zigana: una lunga introduzione lenta (“Lassu” nella tradizionale “Csardas” ungherese), assai gradevole, con l’efficace utilizzo ornamentale delle scale, che include una cadenza “a capriccio pianissimo quasi zimbalo”, seguita da un breve movimento veloce – “Friska”, di carattere virtuosistico.
Dopo autentiche ovazioni del pubblico messinese, il giovane pianista ha voluto ringraziare il pubblico, il direttore artistico e il presidente della Bellini, raccontando un po’ di sé e della sua passione originaria, il rock, avendo iniziato il suo percorso musicale con la batteria.
Proprio al rock è stato dedicato il suo primo bis, il celebre “Firth of Fifth”, dall’Album “Selling England by the Pound”, dei Genesis, mentre il secondo bis è stato una sua composizione, davvero interessante, dal titolo “Ut”, l’antico “do” latino.
Un giovanissimo pianista destinato probabilmente ad un futuro radioso.

