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Operazione Zikka, rito abbreviato a marzo per le corse clandestine di cavalli

Alessandra Serio

Operazione Zikka, rito abbreviato a marzo per le corse clandestine di cavalli

giovedì 08 Febbraio 2018 - 17:27

Comune e associazione ambientalista parti civili al processo contro i gestori delle corse clandestine nella zona sud di Messina.

Sarà celebrato il prossimo 28 marzo il processo alle 12 persone coinvolte nell’operazione Zikka, l’inchiesta dei Carabinieri sulle corse clandestine di cavalli in zona sud.

L’udienza preliminare si è aperta davanti al GUP Salvatore Mastroeni ed è subito slittato tutto a fine marzo, perché quasi tutti gli indagati hanno scelto di essere giudicati col rito abbreviato.

Il giudice ha perciò fissato la data del processo per Antonino Caruso, Orlando Colicchia, Gaetano De Leo, Francesco Guglielmo, Rosario Lo Re, Gabriele Maimone, Stello Margareci, Orazio Panarello, Antonino Rizzo, Francesco Tricomi, Antonio Margareci.

Quel giorno tornerà in aula anche il veterinario Gaspare Francesco Franzino, il solo che ha scelto di proseguire col rito ordinario, per sentire le richieste dell’Accusa e l’arringa del suo difensore.

Il Giudice ha accettato la costituzione di parte civile al processo del Comune di Messina e dell’associazione ambientalista Horse Angels.

Impegnati nelle difese gli avvocati Salvatore Silvestro, Antonio Bongiorno, Pietro Luccisano, Alberto Santoro, Alessandro Mirabile, Giuseppe Forganni, Antonello Scordo, mentre gli avvocati Carmelo Picciotto e Maria Flavia Timbro assistono le parti civili.

La retata è scattata a novembre scorso con 9 arresti, dopo 3 anni di indagini: sotto la lente una rete di soggetti che organizzavano il tradizionale “palio” clandestino e ne gestivano le scommesse tra il lungomare di Santa Margherita e Villaggio CEP, ma anche in aree centrali come il Viale Giostra e periferiche come Gaggi.

Secondo quanto emerso, la base operativa della cosiddetta “Scuderia Minissaloti”, capeggiata da Margareci, risiedeva nel Villaggio UNRA. Era proprio il “capo” a presenziare ad ogni corsa, coordinando la gestione dei cavalli, pianificando gli allenamenti, contattando i veterinari che poi somministravano agli animali sostanze dopanti per aumentarne le prestazioni. Alcuni avevano anche il compito di fantini mentre altri si occupavano di raccogliere le scommesse e incassare i proventi.

Gli investigatori sono stati aiutati nelle indagini anche dal profilo Facebook della scuderia e delle persone che vi operavano, molto attive attraverso i social, dove non nascondevano l’organizzazione delle corse.

Gli animali venivano trattati come semplici macchine da corsa, imbottiti di medicinali e maltrattati fino alle estreme conseguenze.

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