IA e avvocati, i nodi critici: formazione e accesso alla professione

IA e avvocati, i nodi critici: formazione e accesso alla professione

Alessandra Serio

IA e avvocati, i nodi critici: formazione e accesso alla professione

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domenica 08 Marzo 2026 - 09:06

Filloramo: Serve formazione specifica, IA solo per revisione degli atti". Giovani avvocati: timori sui costi

Prosegue la rubrica sull’intelligenza artificiale e dalla panoramica su normativa e prime applicazioni nel campo della magistratura e degli avvocati, approfondiamo le problematiche che riguardano proprio la libera professione forense.

Filloramo: “Impatto diversificato per settori”

Oltre alla necessità di accelerare la formazione dell’intera categoria emerge dalle prime esperienze tra gli avvocati l’esigenza di arrivare ad una formazione specifica che si muova parallela ad un addestramento settoriale. “Oggi l’IA ha un range di applicazione e un ritorno in termini di efficienza e risparmio dei “costi vivi” molto diversificata a seconda della categoria di applicazione. E’ ovvio che per le attività bagatellari – per esempio il giudice di pace – o nel settore delle esecuzioni e il fallimentare, i colleghi si trovino molto bene con gli applicativi di IA. In questo settore c’è un maggiore ricorso a formule standardizzate per gli atti e formulari predefiniti, in buona parte delle fasi del giudizio e in fase extra giudiziale”, spiega l’avvocata Rosaria Filloramo, segretario dell’Unione nazionale delle Camere civili.

L’atto non va prodotto dall’IA ma rivisto

“Diversa è l’esperienza nel settore del diritto di famiglia dove difficilmente una IA è d’aiuto al professionista nel tradurre in termini giuridici l’esigenza di tutela di fattispecie “sensibili” e delicate per definizione. In tutti questi settori, questi aspetti specifici, legati sommati alla necessità di continuare a supervisionare i risultati del lavoro dell’IA nell’atto finale, fanno sì che il risparmio di tempo e fatica praticamente ad oggi allo stato non esiste. In tutti questi casi è più utile e raccomandabile per esempio affidare all’IA un atto già formato dal professionista e proporlo alla revisione. E devo dire che le esperienze in questo senso sembrano produrre risultati concretamente più apprezzabili”.

Se l’open source batte i big data

L’avvocato Gaetano Mercadante ha testato la versione base di OpenAi a confronto con il tool di una banca dati tra le più costose. Il quesito era di facile risoluzione per qualunque professionista. “La piattaforma in abbonamento ha effettuato un complesso ragionamento arrivando ad una risposta inesatta – racconta – ChatGpt è andata direttamente al risultato esatto. Ha forse “beneficiato” del fatto di avere meno “dati” a disposizione o la differenza è dovuta proprio al sistema di funzionamento? In questo caso sarebbe utile poter valutare l’applicazione di modelli diversi a diversi settori e tipi di ricerche, a seconda dell’atto che si deve compilare cioè”.

Le allucinazioni e il caso Siracusa

L’uso acritico dell’IA e le allucinazioni sono già un problema. Lo dimostrano il crescere dei provvedimenti dei giudici che sanzionano i legali che producono atti basati su giurisprudenza inesistente, chiaramente frutto dell’uso dell’IA. Una recente sentenza, emessa dal Tribunale civile di Siracusa il 20 febbraio scorso, è esemplificativa della deriva intuibile in questa direzione.

Formazione specifica e settoriale

“Alcune allucinazioni potrebbero essere dovute alla mancata formazione nell’addestramento dei tool, non siamo stati formati a formulare i questi corretti all’IA che, dal canto suo, è programmata per rispondere sempre e comunque, non “sa” dire no, e si basa sempre su giurisprudenza e soluzioni esistenti, col rischio che le elaborazioni, oltre ad offrire visioni spesso “retrospettive”, non rispondano alle nostre necessità – precisa Filloramo – Di questo sono consapevoli anche i fornitori di software che stimolano il dialogo tra associazioni e azienda, per affinare i loro prodotti. Il fatto è che addestramento e sperimentazione si stanno effettuando letteralmente a spese nostre. Questi sistemi già costano, parecchio, e la prospettiva è che l’aggiornamento, a pagamento, si ponga come necessità su periodi di tempo sempre più stretti, molto inferiori alle necessità e i costi di aggiornamento delle banche dati tradizionali ”.

Dati personali e privacy

Resta aperto il tema del trattamento dei dati dei clienti. “Nessuna norma deontologica o legale oggi ci vieta di “dare in pasto” all’IA un atto che contenga i dati dei nostri clienti. Restano fermi però i principi e le regole poste in tema di trattamento dei dati personali dalle normative vigenti a partire dal GDPR UE 2016/679 al quale siamo sottoposti come liberi professionisti e che sarebbe bene “traslare” automaticamente, usando l’IA”, dice l’avvocata Enza Bontempo, presidente dell’Associazione nazionale giovani avvocati di Messina (realtà locale tradizionalmente trainante, nel panorama nazionale dei Giovani avvocati).

Si stringe l’accesso alla professione

“Oltre al rischio legato ai dati personali e sensibili si intravede quello di vedere compresso il diritto di difesa attraverso il più sottile meccanismo legato alla polarizzazione della professione, già in atto, che questi strumenti accelerano. Il costo dell’IA è elevato, aumenta i costi di gestione di uno studio legale che per gli avvocati a inizio carriera si traducono in un vero e proprio filtro di accesso alla professione”, fa notare la presidente della sigla dei Giovani legali. Un aumento dei costi professionali incide sull’offerta ai clienti e sui loro costi di accesso, a loro volta: quanti studi legali, pur associati, potranno ancora fornire ad esempio professionisti dedicati alle difese d’ufficio?

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