Chi sono Angelo e Sarino Bonaffini, Gaetano e Domenico Chiofalo - Tempo Stretto

Chi sono Angelo e Sarino Bonaffini, Gaetano e Domenico Chiofalo

Chi sono Angelo e Sarino Bonaffini, Gaetano e Domenico Chiofalo

giovedì 13 Ottobre 2011 - 13:32
Chi sono Angelo e Sarino Bonaffini, Gaetano e Domenico Chiofalo

I fratelli Angelo e Sarino Bonaffini, ed i fratelli Gaetano e Domenico Chiofalo, secondo gli inquirenti, sarebbero a capo di un potentissimo impero economici realizzato dal nulla. Impegnati in vari settori, dalla pesca, all'edilizia fino alla ristorazione avrebbero oliato con delle mazzette alcuni meccanismi interni alla pubblica amministrazione.

ANGELO BONAFFINI
Angelo Bonaffini, 60 anni è considerato il capo carismatico della famiglia. Condannato per concorso in rapina, oltraggio a pubblico ufficiale in concorso, è noto anche con il nomignolo di “Anciulazzu u Pisciaru” poiché, come il fratello Sarino, era dedito in origine alla vendita del pesce nei vari mercati rionali. In seguito è incappato più volte nelle maglie della Giustizia. Le attività d’indagine in riscontro anche alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia hanno consentito di accertare che Angelo Bonaffini ha legami diretti con personaggi di spicco della criminalità organizzata cittadina che gravitano all’interno del clan Spartà. Legami che l’uomo teneva tramite anche due dei suoi due figli, Salvatore, poi divenuto collaboratore di giustizia e Antonino, detto Ninetta. Salvatore Bonaffini, primogenito di Angelo, già nel 1998 era collaboratore di giustizia. Prima del suo arresto, avvenuto il 13 aprile 1993, faceva parte della consorteria malavitosa messinese quale affiliato al clan mafioso guidato dal boss Luigi Sparacio. Antonino Bonaffini, o “Ninetta”, secondogenito di Angelo, annovera sul suo conto, vicende giudiziarie, dal 1992 in poi, giungendo ad essere coinvolto in un’associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata al narcotraffico. In questo periodo, in cui la famiglia si dedica al traffico di droga, secondo quanto emerso dalle indagini dell’operazione “Ninetta” si accresce il potere economico di Angelo Bonaffini e del suo gruppo imprenditoriale, che in quegli anni ha effettuato versamenti per quasi tre miliardi delle vecchie lire, per coprire le perdite in bilancio degli esercizi finanziari dall’anno 2000 al 2003 della C & B Immobiliare srl. Il collaboratore di giustizia, Antonino Merillo, racconta in alcune deposizioni che Ninetta non era altro che un componente del “CLAN BONAFFINI”, in quanto il vero capo della consorteria criminale era il padre Angelo.

SARO BONAFFINI
Sarino Bonaffini, 54 anni è stato arrestato il 28 marzo 2009 perché ritenuto vicino al clan capeggiato da Giacomo Spartà. Le indagini consentirono alla polizia di acclarare una forma di violenza privata aggravata dal metodo mafioso, poiché soggetti senza alcun titolo, se non quello derivante dal potere criminale, hanno “preteso” l’assunzione di personale all’interno di un supermercato (MD Discount) di Pistunina. Una richiesta che il gestore non potè rifiutare anche per l’intervento di Sarino Bonaffini. Secondo gli inquirenti la mediazione del Bonaffini dà la misura della infiltrazione mafiosa nella conduzione delle sue attività imprenditoriali. Imprenditore operante da tempo in questa realtà economica, Sarino Bonaffini ha costituito e svolto un ruolo di cerniera, di anello di congiunzione tra la criminalità organizzata ed il mondo imprenditoriale che ruota intorno a lui. Egli, sebbene a capo di un gruppo imprenditoriale solido e robusto a livello finanziario ed organizzativo si sarebbe reso disponibile a prestazioni diffuse in favore di gruppi criminali di tipo mafioso, collaborando con essi sia per trarne vantaggi diretti sia per fornire la necessaria assistenza, ogni qualvolta veniva richiesta. Nel corso delle indagini compiute negli ultimi anni, grazie anche all’impiego di intercettazioni telefoniche ed ambientali, è stato possibile delineare la complessa e multiforme attività imprenditoriale di Sarino Bonaffini, che si caratterizza per l’impegno profuso nel diversificare i settori di investimento dei cospicui capitali di cui dispone. L’imprenditore Sarino Bonaffini ha concentrato i suoi sforzi nella acquisizione e mantenimento della disponibilità di enormi risorse finanziarie da reinvestire in attività imprenditoriali "lecite" mediante la collocazione, negli organi sociali, di prestanomi. Perlopiù opera nel settore edilizio e nel campo della ristorazione con diverse società allo stesso riconducibili, ma intestate ai figli o a persone di sua fiducia. L’imprenditore in pochi anni e dal nulla, ha avviato una vera e propria "Holding", caratterizzata da investimenti in attività commerciali, dalla costituzione di società, da operazioni finanziarie diversificate, apparentemente lecite, effettuate grazie all’appoggio incondizionato della criminalità organizzata locale. La ricchezza illecitamente prodotta è stata reimpiegata in operazioni speculative, acquisti di immobili, costituzioni e partecipazioni societarie. Sarino Bonaffini per raggiungere i suoi obiettivi non esita a rivolgersi a personaggi politici ed amministratori comunali, sui quali è in grado di esercitare le necessarie pressioni, ogni qualvolta si è presentato un impedimento che ostacolava l’iter amministrativo dei suoi vari progetti edilizi e non solo. Ma dove anche questo non è era sufficiente, l’imprenditore ha fatto ricorso alla elargizione di “mazzette” per svariate decine di migliaia di euro, come lo stesso spiega nel corso di conversazioni intercettate.

GAETANO E DOMENICO CHIOFALO
Gaetano Chiofalo, 51 anni è stato raggiunto da DASPO (divieto di accesso ai luoghi di competizioni sportive), condannato per violazione delle norme di attuazione delle direttive sui rifiuti pericolosi e sui rifiuti di imballaggio ed ha pregiudizi penali per violazione fiscale, lesioni personali, violazione della normativa relativa alla prevenzione sugli infortuni sul lavoro. La sua ascesa imprenditoriale ricalca fedelmente quella dei fratelli Sarino ed Angelo Bonaffini. Il gruppo imprenditoriale s’inserisce a pieno titolo ed in breve tempo, giunge all’apice del settore commerciale, su scala regionale, nazionale ed internazionale, in rappresentanza della società PESCAZZURRA s.r.l., del commercio ed allevamento in acquicoltura del “TONNO ROSSO”. Il 17 ottobre 2000 è stato nominato consigliere della “Associazione Produttori Tonnieri Siciliani Cooperativa A.R.L.”, con sede a Catania. Domenico Chiofalo, 36 anni è stato condannato per violazione delle norme in materia di controllo dell’attività urbanistico–edilizia e delle prescrizioni sulle costruzioni in zone sismiche. L’11 luglio 2006 è stato arrestato nell’operazione “Ninetta”, perché ritenuto affiliato ad una associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. In particolare gli sono stati contestati due episodi di detenzione ai fini spaccio di sostanza stupefacente, commessi entrambi in Napoli tra il marzo ed il settembre 2003. Sulla scorta degli sviluppi investigativi il 30 maggio 2008, il Tribunale di Messina – Seconda Sezione Penale, a seguito di accertamenti effettuati dalla Guardia di Finanza eseguì un sequestro preventivo dei beni mobili ed immobili, riconducibili a Domenico Chiofalo. Beni la cui provenienza non era giustificata per la sproporzione fra il reddito dichiarato a fini dell’imposta e l’attività economica, da costui condotta, ed il valore degli stessi beni. Ma il 25 giugno 2008 il Tribunale di Messina – Prima Sezione Penale – Collegio per il Riesame, ha emesso una sentenza di annullamento del decreto di sequestro preventivo. Secondo quanto emerso dalle indagini dell’operazione “Ninetta”, a Messina operava una clan dedito al traffico di sostanze stupefacenti di consistenza in città ed in provincia. Lo stupefacente proveniente da Napoli, secondo gli inquirenti, veniva trasportato nella sede della PESCAZZURRA s.r.l..

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2 commenti

  1. marianna.muscara 13 Ottobre 2011 14:14

    Nell’articolo si accenna a mazzette con cui sarebbero stati oliati alcuni meccanismi interni alla pubblica amministrazione. Sicuramente sarà facile risalire a quali uffici comunali siano coinvolti. Speriamo che vengano subito presi provvedimenti nei confronti di coloro che dai palazzi amministrativi si sono resi complici di questi criminali

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  2. I nomi dei pubblici dipendenti? Anche io come Marianna spero che l’inchiesta possa presto far luce su chi all’interno dei palazzi istituzionali abbia accettato di aiutare le famiglie in cambio di “mazzette”…

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