Il Cirano del Teatro dei Naviganti: l’eroe che brandisce la parola

Il Cirano del Teatro dei Naviganti: l’eroe che brandisce la parola

Emanuela Giorgianni

Il Cirano del Teatro dei Naviganti: l’eroe che brandisce la parola

domenica 19 Ottobre 2025 - 14:13

Alla Sala Laudamo di Messina, applausi per la rivisitazione del capolavoro di Rostand. In replica il 19 ottobre, ore 18.30, e il 20 ottobre, ore 10.00.

Fisico, filosofo eccellente, musico, spadaccino, rimatore, del ciel viaggiatore, amante -non per sé- molto eloquente…”.
Questo è Cyrano de Bergerac, il poeta spadaccino famoso per la sua destrezza in battaglia, la sua abilità con le parole e “un naso che lo precede di un quarto d’ora ovunque lui vada”.

Il Cirano del Teatro dei Naviganti

Il protagonista del capolavoro, del 1897, di Edmond Rostand (che trae ispirazione da una figura realmente esistita tra il 1619 e il 1655: Savinien de Cyrano de Bergerac) assume, però, un aspetto ancora nuovo, si arricchisce di ulteriori sfumature e colori in Cirano”, l’adattamento di Domenico Cucinotta e Mariapia Rizzo, per la produzione del Teatro dei Naviganti.

Solo quattro personaggi in scena – insieme a Mariapia Rizzo, Marina Cacciola, Elvira Ghirlanda e Antonio Previti – tra palco e platea, ci raccontano le vicende di Cirano, di Cristiano, affascinante ma purtroppo privo di eloquenza e dell’elegante e colta Rossana, amata da entrambi. La forza interpretativa degli attori, gli sguardi, i movimenti scenici e le parole riempiono lo spazio come un respiro continuo, trasformando l’essenzialità della scena in un universo vivo e pulsante di cui il pubblico – pienissimo – della Sala Laudamo del Teatro Vittorio Emanuele diventa parte.

Uomo di parole prima che di armi

La storia immortale di Rostand viene ripresa fedelmente: Cirano presta i suoi versi e la sua voce a Cristiano per conquistare Rossana con parole d’amore, nonostante il sentimento che anche lui nutre per lei da sempre.
E, così, la travagliata storia d’amore ci permette di riflettere sulla bellezza: su quella esteriore che vale ben poco in assenza di una altrettanto bella interiorità, e su quella interiore capace di trasformare perfino il volto più disarmonico. Si riflette sull’amore: sul nobile sacrificio della personale sofferenza in cambio della felicità di chi si ama. E, poi, ancora, sull’onore, sulla virtù, sul coraggio.

La storia del Cirano del Teatro dei Naviganti vuole essere, però, prima di ogni altra cosa, manifesto artistico, un manifesto del valore dell’arte, del suo potere, della visione dell’arte della compagnia stessa.

Cirano è un eroe non per i suoi infiniti successi sul campo di battaglia, ma per la sua capacità di brandire la parola. Ci insegna che la parola può essere arma, difesa, dono, pericolo e salvezza. La parola, per Cirano, è forma della sua libertà. Le sue parole poetiche ordiscono trame, costruiscono mondi, restando sempre libera espressione del suo sentire. Non servono a vincere, ma a non piegarsi mai.

cirano

L’artista non cerca riconoscimenti esterni, la fama, il successo, ma rimane fedele a un ideale, crede nei versi e non nelle visualizzazioni, nel messaggio prima che nel guadagno, e proprio in questo, solo in questo, resta libero e potente.

Per tal motivo, Cirano, nonostante i suoi conflitti interiori, i suoi paradossi, il suo carattere burbero e le sue sconfitte, è sempre vincitore. Non è, infatti, il classico cavaliere senza macchia, è chi porta il segno di un mondo ingiusto, della sofferenza e dell’ingiustizia, ma senza mai abbandonarsene. È chi continua a difendere valori e sentimenti altri, chi disdegna più di ogni altra cosa la menzogna, i compromessi, i pregiudizi, la viltà, l’ignoranza. “Non uscirei, vedi, per negligenza, con la minima macchia sul cor; con la coscienza ancora sonnacchiosa, con un onor gualcito, e con qualche scrupolo non troppo ben pulito!” afferma con orgoglio, mentre si riempie di una bellezza che supera di gran lunga qualsiasi perfezione estetica.

Artista-eroe

Così l’artista, che non appartiene a niente e a nessuno, che può essere tutto ed essere niente, con la sua fede nella capacità delle parole di cambiare la realtà, diventa eroe, e la realtà la cambia davvero.

Di questo artista abbiamo bisogno ancora oggi, mentre la tragedia, la morte e la distruzione imperano sul nostro tempo, un artista-eroe, che fa delle sue parole vera arma di battaglia non violenta, strumento di resistenza, viatico verso un altrove diverso ma ancora possibile.

Il messaggio arriva diretto e chiaro grazie alle attente scelte registiche e all’intensità dei quattro interpreti, che prestano i loro corpi e le loro anime per rendersi arte che racconta l’arte, facendosene manifesto e omaggio. Trasformano la finzione in vita e la parola in atto, restituendo a noi spettatori il senso profondo del fare teatro.

Lo spettacolo è ancora in replica il 19 ottobre, ore 18,30 e il 20 ottobre, ore 10,00.

Programma

liberamente tratto dal capolavoro di E. Rostand
adattamento Domenico Cucinotta e Mariapia Rizzo

con Marina Cacciola, Elvira Ghirlanda, Antonio Previti, Mariapia Rizzo

assistente alla regia Mariapia Rizzo
regia Domenico Cucinotta
produzione Teatro dei Naviganti

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