Il clan di Giostra allo sbando dietro il tentato omicidio Cuscinà. Cuté e Gatto in carcere

Il clan di Giostra allo sbando dietro il tentato omicidio Cuscinà. Cuté e Gatto in carcere

Alessandra Serio

Il clan di Giostra allo sbando dietro il tentato omicidio Cuscinà. Cuté e Gatto in carcere

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mercoledì 18 Settembre 2019 - 12:15

Sono personaggi noti alle forze dell’ordine i due arrestati stamane per il tentato omicidio di Francesco Cuscinà, ferito a colpi di pistola sul viale Giostra, il 25 agosto del 2018. Giuseppe Cuté, 39 anni, con precedenti e il cugino Paolo Gatto, di 22, figlio dello storico boss Puccio Gatto, da oggi sono a Gazzi. (leggi qui il fatto)

A portare i carabinieri sulle loro tracce sono state le immagini di sorveglianza, gli elementi trovati sul posto, infine le rivelazioni di un collaboratore di giustizia, il pezzo da novanta Giuseppe Minardi.

Le indagini della compagnia Messina Centro, che hanno permesso non solo di ricostruire il fatto e chiarire almeno in parte il movente, ma anche di scoprire gli altri “traffici” di entrambi. È così venuto fuori che Cuté gestiva un centro scommesse di Villa Lina, soltanto sulla carta intestato ad un ventenne con la fedina penale immacolata, mentre Paolo Gatto a gennaio scorso ha messo segno la rapina ai danni del distribuire di benzina di viale Giostra, dove minacciando alla gola con un coltello l’addetto, si è fatto consegnare le 500 euro dell’incasso.

“Questo fatto conferma che la mafia a Messina è viva e vegeta, e i cliché mafiosi – l’arroganza, la violenza, il travalicamento di valori che diventano regole criminali – sono ancora in pieno vigore”, spiega il procuratore aggiunto Rosa Raffa,titolare del caso.

Le conversazioni intercettate tra Paolo Gatto e la madre, moglie del padrino di Giostra, sono state in questo senso illuminanti. In occasione della rapina al distributore, per esempio, la madre rimprovera al figlio non il crimine in sé ma il fatto di aver agito ai danni di una famiglia, i proprietari dell’area commerciale, che al clan sono “vicini”.

Quando già gli investigatori avevano individuato i responsabili, le dichiarazioni di Giuseppe Minardi hanno permesso di chiarire gli ultimi dettagli e chiudere il cerchio. L’ex reggente del gruppo, emergente perché spregiudicato e violento, ha raccontato di aver appreso in carcere del tentato omicidio e degli autori.

“Il segnale che arriva dalle conversazioni intercettate e dalle dichiarazioni del pentito – spiega ancora il procuratore Raffa – è che il clan di Giostra cerca di riorganizzarsi e il”fermento” sfociato nel tentato omicidio di Cuscinà è il segno che le gerarchie sono allo sbando, si cercando nuovi punti di riferimento, i capi storici sono lontani da molto tempo”.

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