Al Tg1 parla uno dei tre indagati per la tragedia a Pistunina. "Sono un familiare. Queste sono persone con cui sono cresciuto assieme"
MESSINA – “Non ho seguito i nuovi lavori”. Era il 1989 quando l’ingegnere Pietro Leone progettò la palazzina crollata a Pistunina e ora risponde al telefono alle domande del Tg1. Da ieri è uno dei tre indagati per il disastro avvenuto a Messina. Questa la sua reazione: “L’unica cosa che le posso dire, in questo momento, è che io sono un familiare. Queste sono persone con cui sono cresciuto assieme ed era la mia famiglia. È doloroso. Spero che la giustizia si muova al meglio”.
“A quanto pare sarei indagato perché sarei coordinatore dei lavori ma proprio no, assolutamente no”, mette in evidenza l’ingegnere Leone dialogando con l’inviato Lorenzo Santarelli. I corpi dei suoi parenti, Carmelo Leone e la sorella Rosa, sono stati trovati. Mancano all’appello Sara Leone, Santino Magazzù (il marito di Rosa Leone) e Lhairu Warnakulasuriya, domestico della famiglia Leone. Ieri è avvenuto il recupero del terzo corpo: quello della ventunenne Alessandra Frazzica, commessa in un bazar cinese.
Tre gli indagati
In particolare, la Procura indaga sul possibile nesso con alcuni lavori in corso nello stabile. E da verificare è l’eventuale situazione critica dei pilastri. Le ipotesi di reato sono tre: omicidio colposo plurimo, rimozione e omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e delitti colposi di danno. Così, nel registro degli indagati, sono stati iscritti gli imprenditori Alessandro Panarello e Pasquale D’Alì e l’ingegnere Pietro Leone.
Si tratta del commerciante e imprenditore che aveva preso in affitto l’intero pianterreno (ex supermercato) per realizzare una macelleria, del titolare dell’impresa a cui erano stati affidati i lavori di ristrutturazione e dell’ingegnere incaricato come tecnico. Ruolo negato dal professionista.

