Tutte le ipotesi in campo. Come sono fuggiti? E perché al Museo regionale il sistema di protezione non ha funzionato?
MESSINA – Cosa non ha funzionato nel sistema di protezione delle opere al Museo regionale di Messina? Come sono entrati nelle sale senza provocare una reazione immediata? E dove sono fuggiti i ladri d’arte? E c’erano complici all’esterno? Le forze dell’ordine, con la sostituta procuratrice Maria Di Mulo, sono impegnate nel verificare ogni tassello. Cosa ha favorito il furto di ieri sera, mentre la città era attratta dal clima della Vara? Perché i quattro custodi, presenti dalle 19.30, e l’allarme e la videosorveglianza funzionanti, come ha evidenziato il presidente Schifani, non hanno impedito ai ladri di prendere 4 pezzi di due opere di Antonello da Messina? Indagini e interrogatori sono in corso.

“Come sia potuto accadere il furto spetterà alle forze dell’ordine verificarlo. Loro hanno già valutato tutto ciò che c’era nei sistemi di videosorveglianza. Certo che la vicenda lascia molti dubbi. Ho sentito il presidente della Regione, è basito e dispiaciuto di quello che è accaduto. La Regione farà quello che è nelle sue competenze fare. Oltre al valore economico, c’è stata una ferita al nostro patrimonio culturale”, ha sottolineato l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata (nella foto). Anche lei, come Schifani, mette in luce l’importanza della videosorveglianza.
Non a caso il presidente della Regione ha parlato di “un’ispezione interna per ricostruire ogni passaggio e accertare eventuali responsabilità riconducibili all’operato del personale addetto alla custodia. Si tratta di aspetti che dovranno essere verificati con assoluto rigore, pur nel rispetto delle garanzie del personale coinvolto. Non sarà tollerata alcuna zona d’ombra”.
Il furto al Museo e poi la fuga. Ma come?
Ogni aspetto, in queste ore, viene analizzato dagli investigatori. Sistemi d’allarme, videosorveglianza, i custodi presenti nella struttura dalle 19.30, e in queste ore interrogati, sono solo alcuni degli aspetti oggetto di attenzione. I ladri d’arte avrebbero leggermente piegato le grate di una cancellata esterna e forzato una porta laterale. Poi si sono introdotti nelle sale violando il sistema d’allarme e di protezione delle opere e asportando due opere di Antonello da Messina: il Polittico di San Gregorio, considerata una delle maggiori opere del Quattrocento, e la tavoletta bifronte con la Madonna col Bambino e un francescano orante, sul recto, e il Cristo in pietà sul verso. Quest’ultima tavoletta, ritenuta opera giovanile, acquistata da Christie di Londra, era tenuta in una teca blindata. Ed è stata accuratamente estratta dai criminali.
Altro mistero riguarda la fuga: qualcosa è andato storto e due pezzi del Polittico sono rimasti su un muretto, notati da alcuni passanti. I ladri hanno dovuto scappare prima del tempo? E verso quale direzione? Hanno imboccato l’autostrada o usato un motoscafo per fuggire? In queste ore si fanno tutte le ipotesi: dalla possibile fuga per via marittima a quella “terrestre”.
Quanti erano i componenti della banda? Tre all’interno e in più c’erano possibili complici? Nulla ancora di ufficiale. In pochi minuti, ma non pochissimi, hanno compiuto il furto all’interno del Museo. E poi la fuga. Ora, per gli inquirenti, è il momento di dipanare la matassa.

