La passione di un giovane per l'esplorazione e la sindrome di Wanderlust
Viaggiare non è solo un passatempo, ma una vera e propria ragione di vita per Enrico Sanna. Il giovane, nato a Messina ma che vive a Pizzo Calabro, divide le sue giornate tra il lavoro in un bar della cittadina napitina e una passione travolgente per la scoperta di nuovi orizzonti. Enrico incarna perfettamente la cosiddetta “sindrome di Wanderlust”, quell’irrequietezza interiore che spinge a superare costantemente i propri confini geografici e culturali.
Il suo percorso lo ha portato di recente a tagliare un traguardo eccezionale: ha ufficialmente visitato il 50% dei territori mondiali. Un obiettivo raggiunto non cercando la quantità di Stati, ma la varietà delle aree esplorate. Per Enrico, la libertà di muoversi è una priorità assoluta, tanto da condizionare le sue stesse scelte professionali in funzione dei periodi di pausa necessari per decollare verso nuove mete.
La scoperta del traguardo e il legame con le radici
La consapevolezza della portata dei suoi viaggi è arrivata quasi per caso. Durante un tour tra Belgio, Olanda e Lussemburgo, un’applicazione collegata ai dati del suo passaporto ha evidenziato che Enrico aveva già esplorato un terzo del globo. Da quel momento, la frequenza delle sue partenze è aumentata vertiginosamente, trasformando il viaggio da evento sporadico a costante della sua esistenza, specialmente nel periodo post-pandemia.
Nonostante la distanza, il cuore di Enrico resta ancorato alla Calabria. In ogni sua avventura, il giovane porta con sé il ricordo delle persone care. Spesso, nei luoghi più remoti del pianeta, ha ritrovato frammenti della sua terra: dalla forte presenza di comunità italiane in Sudamerica e Australia, fino alla sorpresa di scoprire che il celebre tartufo di Pizzo è conosciuto anche a migliaia di chilometri di distanza.
Tra organizzazione e incontri sorprendenti
Dietro ogni impresa di Enrico non c’è improvvisazione, ma una meticolosa pianificazione. Il viaggiatore si affida infatti a un’agenzia specializzata che seleziona le destinazioni in base alle aree ancora non mappate sul suo passaporto. È un lavoro di squadra “a distanza” che gli permette di muoversi con sicurezza anche nei contesti più isolati, come quando nel 2012 si ritrovò sull’isola di Tonga, in pieno oceano Pacifico, incontrando con stupore un’altra connazionale.
Enrico continua così il suo volo perenne, dimostrando come la curiosità e un pizzico di leggerezza possano trasformare un ragazzo di provincia in un vero cittadino del mondo, sempre pronto a chiudere la valigia e ripartire per la prossima meta.
