Le nuove rivelazioni dall'inchiesta romana sui casi di presunta corruzione alla Corte dei conti sul progetto Ponte sullo Stretto di Messina
Giacomo Francesco Saccomanno e Vincenzo Virgiglio avrebbero tentato di avvicinare altri due giudici della Corte dei conti. Lo pensa la Procura di Roma che indagano su casi di presunta corruzione ha avvisato entrambi, rispettivamente ex componente del Cda della Stretto di Messina Spa e imprenditore, insieme nel club service Accademia Calabria. Indagato anche il giudice in quiescenza della Corte dei Conti Tommaso Miele.
I nuovi retroscena, ecco cosa è successo
Il sospetto nasce dai dialoghi intercettati dai Carabinieri del Ros. “Tra l’altro ho altri due membri che te li porto là io”, dice Saccomanno parlando di un congresso a Roma. I due in realtà non si presenteranno, come non lo farà Miele, imbarazzato perché il Collegio che compone ha adottato il parere negativo all’opera. “Tommaso Miele mi diceva ieri hanno avuto una spazzatura pazzesca e lui se n’è andato per non votare”, commenta l’indagato in un’altra conversazione registrata dagli investigatori.
La Corte dei conti, il ruolo di Miele
Sono questi i nuovi retroscena che emergono dall’inchiesta del procuratore aggiunto Giuseppe De Falco. I giudici avvicinati non diedero seguito alle sollecitazioni arrivate dai due indagati e forse è arrivata proprio da loro la “soffiata” in Procura. A differenza di Tommaso Miele che, emerge dalle carte del procedimento, era vicino a Virgiglio.
Le intercettazioni e i sospetti di corruzione
Il magistrato si era rivolto a lui “anche per individuare architetti di sua fiducia al fine di verificare la possibilità di preventivi di importo meno elevato per lavori di progettazione e ristrutturazione delle abitazioni dei figli”, si legge nelle carte dell’inchiesta romana. Intanto gli investigatori si preparano a passare al setaccio e analizzare i dati che verranno estratti dai cellulari e i pc acquisiti durante le perquisizioni a casa dei tre indagati.

