La bellezza della "cona": l'addobbo siciliano per il Santo Bambino - Tempostretto

La bellezza della “cona”: l’addobbo siciliano per il Santo Bambino

Daniele Ferrara

La bellezza della “cona”: l’addobbo siciliano per il Santo Bambino

sabato 21 Dicembre 2019 - 08:07

Non tutti conoscono la "cona", tipico apparato natalizio siciliano. Scopriamone origini e significato

Il solstizio d’inverno è prossimo. Oggi presentiamo qualcosa che probabilmente la maggior parte delle persone non ricorda o non conosce più: la cona.

Cosa è la Cona

Si tratta d’un tipico apparato natalizio siciliano, peloritano in particolare, che fino a non molto tempo fa (e ancor oggi, anche se magari non lo si riconosce) veniva preparato nelle case, in luoghi di riunione o in spazî aperti. Insomma, il presepio a Messina probabilmente è estraneo, un’importazione più recente.

Addobbo siciliano

Cona è una corruzione di “icona”, un termine greco dunque, che si usa per indicare un’immagine, soprattutto se sacra, perché in precedenza era questa l’oggetto dell’addobbo. Ora, il centro della cona è occupato da un Bambinello, solitamente nella classica rappresentazione di bimbo in fasce benedicente con l’aureola sul capo. Tutt’attorno – e in ciò consiste l’addobbo – è allestita una complessa composizione di rami e fronde, frutti, fiori e altre parti di piante, che simula una grotta; di solito si adoperano quelle caratteristicamente associate all’inverno e facenti parte del paesaggio siciliano.

I nostri colori, aromi, sapori

Un’esemplificazione classica degli elementi usati: rami e foglie di castagno, corbezzolo, biancospino, ginestra, asparagi, fronde di felci e canne per costituire l’anfratto, e frutti quali arance, mandarini, limoni, frutta secca come noci, nocciole e castagne, e mele con funzione decorativa. Inutile dire che le combinazioni sono potenzialmente infinite.

La versione etnea

Ce n’è pure una versione etnea, che però si prepara presso icone già installate, perlopiù con soggetto la Sacra Famiglia: in questo caso, si sistemano davanti alla cona – decorata soprattutto di biancospino – nove candele, che vengono accese una dopo l’altra ognuno dei nove giorni prima del 25 Dicembre. Forse è questa l’originale, ma non la più antica, come vedremo.

Inoltre, era – ed è – prassi che gli zampognari si fermassero presso le cone pubbliche per suonare le novene, ossia brani pastorali caratteristici dei giorni che precedono il Natale.

L’altare per il Bambinello

Al di là del nome semanticamente fuorviante, il significato della cona è molto probabilmente quello d’essere un altare eretto al Santo Bambino, al quale sono presentate come offerte le primizie della stagione. Viene da immaginare questo Gesù Bambino deposto non più in un antro o all’interno della mangiatoia, ma in mezzo alla vegetazione, del tutto sradicato da quello scenario.

Differenza tra cona e presepe

Insomma, la differenza tra la cona e il presepio è che mentre quello è una rappresentazione più o meno realistica della nascita di Gesù Cristo, con tanto di personaggi e avvenimenti (rigorosamente tratti dai vangeli apocrifi dell’infanzia; eh!), questa è una rappresentazione simbolica di tale nascita, incanalata direttamente nei ritmi naturali di morte e rinascita, o meglio ancora un altarino votivo.

Siamo di fronte probabilmente a una tradizione davvero antica, poiché compare l’archetipo del nume agreste connesso al ciclo naturale. Com’è noto che il Cristo – quale figura che durante l’anno nasce e muore – sia identificabile con Dioniso – latore della forza vitale che presiede allo sviluppo delle creature –, così è facile riconoscere il dio proprio all’interno della cona, appena nato il 25 Dicembre e destinato a crescere e portare prosperità nell’anno venturo.

La visita dei pastori raccontata dal Vangelo di Luca – scritto appositamente per i neocristiani ellenistici, che avrebbero afferrato il messaggio – ricalca proprio lo schema della nascita d’un dio delle campagne, che viene immediatamente venerato dai suoi beneficiari. D’altro canto, possiamo risalire in un’epoca ancora più lontana ad Adone (’adōn, cioè “signore”), l’antichissimo dio mesopotamico che della natura è la personificazione stessa: sappiamo che la spelonca ove fu collocata la nascita di Gesù faceva parte d’un terreno consacrato al dio. Potremmo immaginare un addobbo analogo che veniva allestito in Sicilia già più di duemila anni fa; non lo si può dimostrare, ma è davvero verosimile.

Il concorso ‘A Cona più bella

A proposito, attualmente è aperto il concorso ‘A Cona più bella – il Natale di tradizione a Messina, giunto alla sua decima edizione, ove si può candidare la propria personale creazione entro il 25 Dicembre. Per la prima volta quest’anno, oltre al premio conferito dalla giuria – composta da membri dell’Associazione Amici del Museo di Messina, della Parrocchia di Santa Caterina Vergine e Martire e del Museo Cultura e Musica dei Peloritani – sarà assegnato anche un premio speciale conferito dall’Associazione Centro Educazione Ambientale per l’aspetto naturalistico dell’opera. Si affretti, chi voglia entrare nel vivo del Natale siciliano!

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