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La complessa pluviometria del messinese: lo Stretto confine fra due differenti regimi

Daniele Ingemi

La complessa pluviometria del messinese: lo Stretto confine fra due differenti regimi

domenica 03 Maggio 2020 - 07:59
La complessa pluviometria del messinese: lo Stretto confine fra due differenti regimi

La città di Messina, trovandosi lungo la linea di confine fra due differenti regimi, è una delle città costiere più piovose d'Italia

Messina, assieme a buona parte della sua provincia tirrenica, rappresenta una delle aree più piovose di tutto il sud Italia, e non solo. Merito della sua complessa orografia e l’esposizione diretta al flusso umido perturbato dominate, in entrata dall’oceano Atlantico, Messina con una certa facilità viene interessata dal passaggio delle perturbazioni e dei fronti organizzati che entrano sul Mediterraneo centrale.

Ma per capire il complesso regime pluviometrico locale occorre distinguere l’intero territorio messinese in due zone specifiche; la zona “tirrenica” e la zona “ionica”. La zona tirrenica, quella che presenta le medie pluviometriche più elevate, comprende tutta la fascia costiera settentrionale, fino al crinale settentrionale dei Nebrodi e dei Peloritani.

Il porto di Messina

Questa zona riceve gli apporti pluviometrici provenienti dai quadranti occidentale e settentrionale ed in particolare le zone interne, sulle pendici dei Nebrodi, hanno medie molto elevate, superiori a 1000-1200 mm annui, a causa dell’azione della forzante orografica (in pratica la massa d’aria molto umida incontrando le montagne e costretta a salire verso l’alto raffreddandosi e condensandosi in imponenti annuvolamenti che danno luogo a piogge e acquazzoni), che nelle zone pedemontane è molto forte.

La zona ionica invece comprende la stretta fascia costiera orientale, fino al crinale orientale dei monti Peloritani, da Giardini Naxos a Messina. La zona ionica riceve i massimi apporti pluviometrici dai quadranti meridionali e orientali, con i venti di ostro, scirocco e levante che salgono dallo Ionio. Anche in questo caso il versante orientale dei Peloritani spesso può esaltare le precipitazioni, grazie alla forzante orografica creata dagli aspri declivi che scendono fin sul mare.

Come vediamo, in pochi chilometri, ci troviamo dinnanzi a due differenti regimi pluviometrici con caratteristiche notevolmente diverse, per merito dell’orografia locale e della diretta esposizione ai flussi umidi. Ad esempio nella zona tirrenica il regime pluviometrico è caratterizzato da frequenza più elevata di eventi e da piogge più regolari e continue.

Nella zona ionica il regime pluviometrico è caratterizzato da piogge meno regolari ma spesso più intense, con eventi anche di carattere alluvionali maggiormente frequenti fra i mesi di settembre, ottobre e novembre, quando le calde acque dello Ionio forniscono una notevole energia potenziale in termini di calore latente da essere sfruttato dai moti convettivi (moti ascensionali che alimentano i temporali). Fra la zona tirrenica e quella ionica bisogna però evidenziare il caso unico della città di Messina.

Difatti, il capoluogo peloritano, si trova lungo la linea di confine fra i due regimi pluviometrici. Questo perché il crinale più settentrionale dei Peloritani, appena alle spalle della città, è rappresentato da rilievi molto bassi, di carattere collinare (Colle San Rizzo), non oltre i 500-600 metri, che possono essere rapidamente scavalcati dalle perturbazioni atlantiche, in arrivo da Ovest o da NO.

Non è un caso se la città di Messina è una delle più piovose d’Italia fra le città di mare, con una media di oltre i 950 mm l’anno. Ad esaltare la pluviometria della zona dello Stretto contribuisce anche la presenza dell’Aspromonte ad est, che rallenta i fronti in arrivo da Ovest, enfatizzando le precipitazioni, sia in durata che in intensità. La località più piovosa della provincia di Messina è Antillo, che si trova proprio nelle vicinanze del crinale dei Peloritani meridionali, con una media di 1303 mm annui. Un dato davvero niente male.

Ma anche sul lato tirrenico, specie lungo il versante settentrionale dei Nebrodi, la maggior parte delle località presentano le medie pluviometriche più alte a livello regionale, e dell’intero sud Italia, con picchi di ben 1300-1400 mm annui. Acqua davvero preziosa che va ad alimentare numerose sorgive e i tanti torrenti che caratterizzano il territorio messinese.

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