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La fanciulla sacra della Vara

Daniele Ferrara

La fanciulla sacra della Vara

sabato 15 Agosto 2020 - 07:00
La fanciulla sacra della Vara

I personaggi, il ruolo dell'Alma Maria, la ierofania

In origine, per tradizione, i personaggi della Vara erano viventi. Per la maggior parte infanti d’ambo i sessi, era un privilegio per loro e per le famiglie prendere parte alla manifestazione impersonando le figure sacre con la protezione di salde imbracature che impedivano qualunque pericolo di caduta. In tutta la compagnia, colei che ricopriva il ruolo dell’Anima della Vergine Maria era la personalità più importante.

I personaggi della Vara

Attori e attrici che impersonavano i diversi ruoli cambiavano di ceto e d’età e persino di genere a seconda dell’epoca in cui partecipavano alla Vara, segno pure del coinvolgimento di tutta la società messinese nella manifestazione, ma i personaggi rimasero sempre gli stessi fino all’introduzione delle statue sostitutive. La maggior parte dei figuranti erano gli Angioletti (Angeli, Arcangeli, Troni, Dominazioni…), bambini e bambine di varia estrazione, poi c’erano i dodici Apostoli, parti di solito riservate a ragazzi d’alta società, salendo si trovavano le quattro Virtù Cardinali (Prudenza, Fortezza, Temperanza e Giustizia – assimilabili però agli Angeli), ma le parti più ricercate e ambite erano quelle delle due figure stanti sul pinnacolo della Vara: il Cristo Dio e l’Alma Maria, l’Anima di Maria.

Il personaggio che sostiene l’Anima della Vergine abitualmente è identificato con Gesù Cristo, ma alcuni testi lo chiamano anche Padre Eterno, altre volte Dio o il Creatore o l’Onnipotente, complice il misterioso concetto di Trinità. All’inizio forse era interpretato da un fanciullo di dodici anni, ma in epoca più recente s’impiegava un giovane scelto per la sua prestanza fisica, spesso un facchino vigoroso, e dunque il più grande d’età. In periodi diversi, la sua barba era nera e lunga (1836), vestiva di rosso e aveva barba bianca (1785), indossava un ricco broccato d’oro (1829), era coperto da un’immensa veste bianca e aveva la barba bionda al mento (1843) oppure bianca e veneranda; si può dire che forse ogni edizione conferisse un vestiario e un aspetto diversi, scelti per l’occasione.

Il ruolo dell’Alma Maria

La figura maggiore di tutta la ierarchia era ovviamente quella più in alto di tutte le altre: l’Anima della Vergine, che a Palmi – ove pure si tiene la medesima cerimonia ispirata da Messina – è vezzeggiativamente l’Animella. All’inizio l’Anima di Maria era interpretata da un pargolo con meno di sei o sette anni, obbedendo alla prassi mutuata dagli antichi riti di recitazione d’appannaggio esclusivamente maschile, ma poi si recuperò una più vetusta ritualità sacra. Così seguì un periodo in cui l’Animella era una bambina di sette anni, poi per tutto il tempo in cui la Vara fu animata, l’Anima di Maria era interpretata da una giovinetta tra i tredici e i quattordici anni, e ciò lo rimarcano tutte le fonti, quasi fosse l’età di passaggio adatta a tale rito; veniva scelta tra le ragazze più belle e graziose di Messina, ogni anno una diversa.

Checché se ne dica, tale fanciulla adempiva alla funzione di “sacerdotessa-dea” nell’antichità, sulla quale discendeva l’essenza stessa della divinità riempiendola, in questo caso la Beata Vergine Maria. Si diceva perciò che l’anima della ragazza dovesse essere estremamente pura per potere portare questo peso, tanto che quando capitarono incidenti alla Vara (sempre senza danni) si mormorò che ciò che la colpa fosse della giovane stessa.

Il vestiario della Madonna doveva essere il più vistoso ed era probabilmente suscettibile a variazioni nel corso degli anni: un vestito carico di canutiglia e di pietre false (1819), gonna di seta bianca tempestata di stelle d’oro (1829), veste d’argento tempestata di stelle (1840), adornata di nastri e ghirlande (1865), sempre conserva un’aureola sul capo. La giovinetta simulava la beatitudine con il proprio atteggiamento e con la posa, braccia a croce sul petto e occhi rivolti al cielo, nonostante la paura che stare a quell’altezza probabilmente le faceva.

Durante la processione, a ogni fermata avveniva un dialogo cantato tra l’Alma Maria e l’Eterno Padre, riportato da Placido Samperi e poi dai viaggiatori del Grand Tour. Poi la Vergine faceva una benedizione con ampio segno di croce, commuovendo la folla inginocchiata al punto da farla piangere, l’unico momento in cui le grida entusiaste tacevano per fare posto al silenzio della preghiera, e la Vara ripartiva tra urla di giubilo; giacché la ragazza-Maria era ritenuta incarnazione temporanea della Madonna, la sua persona era veramente sacra per tutto lo svolgimento della festa.

Appena la Vara giungeva dinanzi alla Cattedrale e i figuranti venivano fatti discendere, sùbito le truppe in servizio d’ordine formavano una barriera impenetrabile attorno alla ragazzina: quello era il momento in cui il volgo si sarebbe lanciato all’assalto per strapparle i capelli (veri capelli della Madonna!) senz’alcun riguardo, in quanto si riteneva che possedessero molte magiche virtù. Solo così l’Animella poteva raggiungere l’altare maggiore del Duomo e da lì impartiva la benedizione finale sulla moltitudine riunita, proprio come una piccola vescova.

All’indomani della processione, l’adolescente girava per le case messinesi vestita di seta – non si capisce se con il costume o con altro elegante abito – continuando la sua recita salvaguardata da qualche familiare, e così nuovamente enunciava a ogni famiglia i versi che il giorno prima cantava da sopra la Vara, con grande sacrale serietà: “Milli grazii ti rendu, Eternu Patri, / chi di l’Ancilla tua ti ricurdasti, / e a tia, dulci Figliu, chi a la Matri, / la tua Cità fidili accumandasti / pirchì ordinasti ch’io li sia Avucata, / pri l’amor miu ti sia raccumandata.” Questo faceva per ottenere un’elemosina, sicché alla fine la ragazza accumulava una buona ricchezza; oltre lei giravano pure il giovane Cristo e gli Angioletti ritenuti ora benedetti, e anche le orfanelle accompagnate dai religiosi loro tutori, per fare questue anch’esse.

Per autorizzazione del Regno di Sicilia, la giovinetta aveva la facoltà di graziare un prigioniero, finanche condannato a morte, tramite richiesta da inoltrarsi al Viceré o al Re stesso. Dalle stesse istituzioni che l’avevano concessa, questo privilegio fu poi abolito, per evitare che loschi interessi s’intromettessero nella manifestazione sacra, ma in compenso stabilirono un’ulteriore dote fissa per l’Animella.

Passata la festa solenne dell’Assunzione, la ragazzina abbandonava il suo ruolo per sempre e un’altra si preparava a essere scelta per l’anno che veniva.

Una ierofania nella Vara

Alla fine di queste descrizioni, ribadisco quanto affermato: che l’Animella per tutta la durata della festa assurgeva a una sacralità maggiore di qualunque prelato. Sebbene il clero oggi sarebbe pronto a dire che quella benedizione fosse puramente scenica, così non era, giacché tutta la popolazione l’accoglieva devotamente; infatti, nei riti conta ciò che si fa e che senso ha in quel momento e non l’esegesi postuma. L’Animella diveniva in tutto e per tutto la Madonna, in modo analogo a come durante la messa l’Ostia si tramuta nel Corpo di Cristo: esattamente come nelle antiche teofanie, quando la somma sacerdotessa in particolari condizioni durante la celebrazione non soltanto rappresentava ma diveniva la stessa dea, e come tale veniva riverita e ogni suo atto era l’atto di quella dea. Non si può certificare che la nostra sia una ritualità trasmessasi direttamente dalle antichità, ma quella modalità è rimasta latente della psiche collettiva zanclea che l’ha fatta reincarnare nella drammatizzazione della Vara; era un carattere peculiare del nostro Ferragosto.

È un uso che non vi è più e da molto tempo, giacché senza una Vara vivente, non può esserci l’Animella con tutta la sua specifica ritualità, anche perché la religione cattolica e le norme di sicurezza ne avrebbero da ridire. Ma magari, in un’ottica in cui il Ferragosto messinese dovesse ritornare a essere una delle più grandi feste al mondo, la reintroduzione del ruolo dell’Anima di Maria potrebbe essere auspicabile, magari scelta per meriti intellettuali particolari.

Auguri, in attesa della Vara 2021

Con questo articolo vi porgiamo i nostri più sentiti auguri perché passiate un buon Ferragosto anche in assenza della plurisecolare tradizione, nell’attesa di sentire nuovamente il fischio della partenza e potere correre e gridare con la Vara.Buon Ferragosto a tutta Messina!

Le varie descrizioni d’epoca sono tratte dalla raccolta delle testimonianze della Vara fatta da Maria Pitrè e ristampata in Teatro Mobile. Feste di Mezz’agosto a Messina curato da Sergio Todesco e da Giovanni Molonia. L’immagine è l’incisione opera del pittore Jean-Pierre Houël che visitò Messina a Ferragosto nel 1776, riprodotta dal ricco volume La Vara di Alessandro Fumia e Franz Riccobono.

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