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La giornata della memoria del Centro Diurno Camelot

Redazione

La giornata della memoria del Centro Diurno Camelot

lunedì 04 Febbraio 2019 - 07:15

Lo scorso 30 gennaio anche il Centro Diurno Camelot ha celebrato la giornata della memoria unendo l’approfondimento storico-giuridico a momenti di interesse artistico.

Dopo i saluti del Direttore del Camelot, Matteo Allone, che ha esordito affermando che da una catastrofe si può sempre rinascere, ha preso la parola il Direttore dell’Istituto italiano di Micropsicoanalisi Luigi Baldari, che ha tracciato il profilo dell’antropologo ed archeologo Emmanuel Anati conosciuto in occasione delle giornate siciliane di formazione micropsicoanalitica. Shalom in italiano si traduce con “pace”. È una parola sacra per gli ebrei, saluto e augurio allo stesso tempo: “Che tu possa trovare la pace”. È questo il proposito che spinge tre anziani fratelli ebrei a ritornare in Toscana dopo settant’anni di assenza alla ricerca della casa di pietra che è stata il loro rifugio durante le persecuzioni naziste. I tre fratelli sono stati,  ha dichiarato Baldari, degli hidden children, bambini nascosti durante una persecuzione, di cui la psicoanalisi clinica ha riconosciuto le specifiche dinamiche psichiche. Il film mostra la loro resilienza ossia la capacità di affrontare e superare l’evento traumatico.

Una disamina delle leggi razziali è stata resa dall’avv. Silvana Paratore che ha affermato come ad 80 anni dalla loro emanazione ricordare significa negare i concetti di razza inferiore. L’obiettivo delle leggi razziali era stabilire l’esistenza della razza italiana e della sua appartenenza al gruppo di quelle che venivano definite razze ariane, sulla base di ideologie che senza successo, a lungo, cercarono anche di darsi un fondamento scientifico. Con l’entrata in vigore della Costituzione il punto di riferimento della Società diventano le pari dignità di ciascuno.

Magistrale l’interpretazione del racconto emozionante intitolato “ Sulla solitudine” letto dall’attrice e cultrice delle discipline dell’anima e del corpo Daniela Conti. “Un percorso umano per ritrovare sé stessi” è stato definito Shalom Italia.Sentimenti e storia raccontati in 70 minuti, con la delicatezza della regista, sceneggiatrice e produttrice Tamar Tal Anati. “Un film che richiama anche i nostri giorni” ha affermato la psicologa e psicoterapeuta Maria Grazia Saia perché come si dice nel documentario “il presente consiste nei ricordi, siamo fatti di memoria”. La dott.ssa Saia in particolare si è soffermata sull’importanza della memoria emotiva e di quella collettiva che sono in reciproca risonanza e che determinano il senso che si dà al viaggio della propria vita.

Durante il proprio l’intervento, la direttrice della Biblioteca Regionale di Messina Tosi Siragusa si è soffermata sul testo di Emmanuel  Anati: nello specifico su alcuni passaggi, come quello in cui l’adolescente si percepisce come “fuori legge”, e quelli ove nei suoi incubi la maestra, gregaria esecutrice della normativa che impediva ai figli degli ebrei di frequentare scuole pubbliche, appare con una grande bocca vuota e priva di braccia e gambe; Da lì la razionale rivalsa, che porta Emmanuel molto in alto, plurilaureato, autore di moltissimi saggi, etc. a dimostrazione che le catastrofi, in sé immobilizzanti, possono generare nuove prospettive, con organizzazioni e a mezzo di resilienza e adeguate reazioni. Ha poi messo in luce le connessioni fra il saggio e il docufilm “Shalom Italia”, di Tamar Tal Anati (nipote acquisita di Emmanuel e fratelli)un intenso viaggio nella memoria,un percorso di ricerca al confine fra storia e mito che assume connotati reali: è narrato il viaggio di Andrea, Bubi e Meme, di caratteri differenti, ma il cui reciproco legame emerge dai nomignoli, con cui, da ultra anziani qual sono, ancora si appellano, con l’espressione “mio”, che precede il nome. La grotta- tugurio che consentì a quella famiglia la salvezza sarà rintracciata dopo 70 anni, tra escursioni nei paesaggi toscani e buon cibo, il tutto condito da un sano umorismo yiddish. Tamal Tal Anati, ha precisato Tosi Siragusa, ha anche diretto il precedente docufilm, uscito in Israele nel 2011, “Life in stills”, su Miriam Wessenstein, che a 96 anni, con l’ausilio del nipote Ben, riesce a salvare i negativi sulla storia di Israele e le memorie familiari, a seguito della annunciata demolizione del negozio di fotografie di famiglia. La direttrice della Biblioteca ha elencato poi, da critica cinematografica, alcuni lungometraggi a tema, consigliandone la visione da “Schindler’s list” a “La vita è bella”, fino a quelli un pò meno conosciuti, come “Il labirinto del silenzio”, “Arrivederci ragazzi”, “Lo stato contro Friz Bauer” e “Il bambino nella valigia”. 

A conclusione della giornata la Direttrice della Biblioteca Regionale ha donato al dott. Matteo Allone un elenco bibliografico della Biblioteca “Giacomo Longo” su testi posseduti in materia, e consigliatone altri, sia di Primo Levi, che di recente pubblicazione. Ha infine tratteggiato l’evento realizzato nell’Istituto in collaborazione con una classe dell’Istituto “Archimede”: “Di razza ebraica” con sottotitolo “Uno era il 174517”, promosso per ribadire l’importanza di conoscere la Storia e ricordare il passato: “La storia dolorosa di sterminio non va taciuta, ma raccontata, per sorvegliare con consapevolezza i pericoli delle derive del presente. Siamo portatori sani di razzismo” , ha concluso Tosi Siragusa: “siamo divenuti razzisti per interventi normativi e il termine razza ,che in sé rimanda solo a diversità fra i diversi tipi di “homo sapiens”, a diverse latitudini, da esaltare, riportato all’art 3 della Carta Costituzionale, va conservato per ricordare la discriminazione razziale intercorsa vigilando sulla nostra uguaglianza cagionevole, che potrebbe scivolare verso un nuovo crepuscolo. Solo con condizioni ambientali favorevoli e apertura mentale, molta drammaticità si può sciogliere, se gli aiuti alla comprensione mancano, affiora il sentimento pre-culturale della paura del diverso“.

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