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“La musica è rivoluzione”: intervista a Lello Analfino dei Tinturia. In concerto a Messina il 18 settembre

Emanuela Giorgianni

“La musica è rivoluzione”: intervista a Lello Analfino dei Tinturia. In concerto a Messina il 18 settembre

lunedì 14 Settembre 2020 - 13:15
“La musica è rivoluzione”: intervista a Lello Analfino dei Tinturia. In concerto a Messina il 18 settembre

“Tornare sul palco è una boccata d’ossigeno”. Lello Analfino e i Tinturia, il 18 settembre alle 21,00, all’Arena Villa Dante.

Sicilianità, ironia, rivoluzione e un grande leit motiv, divenuto tormentone per tutti:pace, amore e tinturia pittuttavita”. Questi sono gli elementi chiave che rendono Lello Analfino & Tinturia il gruppo siciliano orgoglio della sua terra per unicità e talento.

E tutto questo tornerà, finalmente, sul palco il 18 settembre alle 21,00, all’Arena Villa Dante per il Messina Fest 2020.

Il gruppo

La band è formata da Lello Analfino, (voce), insieme a Edoardo Musumeci (chitarre), Giuseppe Milia (chitarre), Domenico Cacciatore (basso), Angelo Spataro (batteria).

Il nome dice già tanto di loro: nel dialetto siciliano i bambini sin troppo svegli e discoli vengono definiti tinti, Tinturia rappresenta le loro monellerie.

Nascono nel 1996, inizialmente la loro attività è ristretta alla Sicilia, con testi tutti in dialetto. La fama arriva grazie anche a Ficarra e Picone, che li scelgono per la colonna sonora del film Nati Stanchi. Da quel momento cantano principalmente in italiano e conquistano il pubblico di tutta la penisola.

Dal rock al folk, dal pop al rap, dall’indie al reggae, hanno portato su tutti i palchi la loro identità, la voglia di divertirsi e divertire il pubblico. In puro stile “made in Sicily”.

Da qualche anno, poi, Lello Analfino porta avanti il progetto delle “serenate d’autore” raccontando lo spirito più antico e passionale della sua Sicilia: lo fa attraverso un viaggio nella musica popolare, tra serenate e canti in dialetto dove c’è una Sicilia impressa nei ricordi di intere generazioni, che emoziona a fior di pelle e torna alle radici.

L’intervista

Impazienti di accogliere l’estro e la genialità del gruppo, con le loro musicalità irripetibili e le loro canzoni, sguardo attento ma sempre sorridente sul mondo, ne parliamo con Lello Analfino.

Come è tornare nelle piazze?

Una boccata d’ossigeno, è un ritorno alle nostre canzoni, al nostro pubblico, un ritorno a lavorare, cosa importante per tutti e anche per gli artisti. Ci auguriamo di trovare tanta gente, amici di Messina e non. Ci emoziona l’idea di cantare nell’Arena appena riqualificata. È un messaggio importante, una grande festa per la riapertura dei luoghi di Messina”.

Come ha influito sulla sua vita personale, e ovviamente artistica, l’emergenza sanitaria?

“Un po’ come tutti, noi Tinturia ci siamo sentiti privati di ciò che facevamo prima e amavamo fare. Ma naturalmente abbiamo accettato la situazione, rispettato le norme, è una necessità adesso continuare a tenere alta l’attenzione per noi e per gli altri”.

Da dove nasce la scelta dello “sbrong” come vostro personale genere musicale, un misto tra rock, pop folk, funk, rap e reggae?

“Nasce dal fatto che siano persone diverse, ascoltiamo stili diversi e quando creiamo mettiamo tutto insieme, e ne viene fuori questo grande mischione che chiamiamo sbrong”.

E il nome Tinturia?

“Il nome indica le monellerie dei bambini. Lo abbiamo scelto tanti anni fa e continua a rappresentare benissimo quello che siamo, che siamo stati in tutti questi anni e che vogliamo essere”.

Cosa è per lei la Sicilia, da sempre musa ispiratrice e centro della sua arte?

La Sicilia è la mia casa, è protezione, lo stare sereni e tranquilli, il non sentirci mai fuori luogo. Per questo ho un atteggiamento particolare nei confronti dei migranti e di chi arriva da noi perché cacciato da casa propria, so quanto amo la mia terra e quanto è difficile lasciarla, non posso immaginare neanche lontanamente quello che loro provano e affrontano ogni giorno”.

A proposito, sono tante le tematiche sociali da voi trattate, spesso l’invito alla protesta e alla rivoluzione, la musica può rivoluzionare il mondo?

“Certo, la musica, l’arte in generale, serve per mostrare punti di vista diversi, deve essere portavoce dei problemi dei più deboli e di chi non può espirmere dissenso o opinioni differenti”.

Quali sono i vostri programmi futuri?

“Aspettiamo solo finisca il Covid per tornare a suonare in giro e per uscire con il nostro nuovo cd che è già pronto”.

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