Il Rapporto diocesano certifica un fallimento da cui nessuno si può tenere fuori. Centrodestra e centrosinistra responsabili. Governo Meloni latitante al sud
di Marco Olivieri
MESSINA – Avanti tutta verso il disastro sociale a Messina e nel sud d’Italia. “Nessun calcolo ha nessun senso dietro questa paralisi. Gli elementi a disposizione non consentono analisi, e i professori dell’altro ieri stanno affrettandosi a cambiare altare. Hanno indossato le nuove maschere e ricominciano a respirare”, cantava Francesco De Gregori alla fine degli anni Ottanta. Nel frattempo, il Rapporto diocesano 2024-25 su povertà ed esclusione sociale certifica un fallimento da cui nessuno si può tenere fuori. Tutti hanno responsabilità politiche: centrodestra e centrosinistra.
La povertà è strutturale a Messina e non solo. La questione meridionale è affondata negli abissi di un assistenzialismo privo di attenzione al progresso e allo sviluppo. Degli emarginati non frega nulla a nessuno, o quasi, e il governo Meloni è super latitante nel Mezzogiorno. Non esiste una visione politica in termini di creazione d’occupazione e risanamento sociale. E i miglioramenti avuti con il reddito di cittadinanza sono state demoliti per odio ideologico dal centrodestra. Una misura da perfezionare, e non da demolire, come ancora di salvezza in funzione di nuove politiche nel campo dello Stato sociale e del lavoro.
Il flop dell’assegno d’inclusione
Non a caso il Report critica aspramente il nuovo Assegno d’inclusione (Adi) che ha sostituito il Rdc: “Il numero di beneficiari è crollato da 17.298 a 6.652 non per una diminuzione dei poveri ma per l’eccessiva selettività della misura”.
L’ostracismo della destra nei confronti della patrimoniale
In questo contesto, risulta paradigmatica la frase della presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Con la destra al governo la patrimoniale non vedrà mai la luce”. E, certo, tanto il debito pubblico, la sanità sempre più privatizzata e il sostegno ai più deboli non sono una priorità. Si preferisce non dire la verità per compiacere i grandi capitali: meglio rinunciare a un piccolo sacrificio da parte di chi ha di più e accentuare la marginalità sociale. Da qui un assurdo, e autolesionistico come Paese, ostracismo nei confronti di una misura necessaria come la patrimoniale.
A Messina domina il lavoro povero e gli inattivi superano gli occupati
Ma torniamo a Messina. I dati Istat rilevano un basso tasso di occupazione (52,6% tra i 20 e i 64 anni) e un’alta incidenza del lavoro povero. Oltre il 40% dei contribuenti dichiara un reddito inferiore ai 15 mila euro. Gli inattivi superano gli occupati (59 mila contro 54 mila). Un dato su cui pesa fortemente l’inattività femminile (51,3% contro il 27,2% degli uomini), spesso dovuta alla carenza di servizi di assistenza all’infanzia e agli anziani. Il fenomeno dei Neet (giovani che non studiano né lavorano) tocca in media il 28% della popolazione giovanile.
La necessità di cambiare rotta in campo economico e sociale
Messina e il sud rimangono terra privilegiata del lavoro nero, della criminalità organizzata e di un futuro incerto se il tema meridionale non verrà, ancora una volta, affrontato in modo adeguato a livello nazionale ed europeo. Infrastrutture, servizi, welfare con sanità e scuola, sostegno al lavoro, nuove tecnologie, turismo, agevolazioni per chi investe nel sud d’Italia: le possibilità esistono. Ma bisogna cambiare rotta in campo economico e sociale. E subito. Nell’immediato e in prospettiva.

800 milioni di euro bruciati in nome della campagna pubblicitaria albanese.
Accuse al 110% usate senza alcuna analisi sugli altri effetti sull’indotto e sulla occupazione, salvo poi citare quest’ ultima in crescita, come se chi ha e sta lavorando con il 110 lo stesse facendo grazie ad altri provvedimenti.
Una presenza parlamentare media di 2,5 GG settimanali.
Assenza di importanti deputati e senatori tra i quali alcuni del centro destra con punte del 98%.
Accuse ai sindacati per gli scioperi del venerdì con il sottinteso che non vogliano lavorare per il week end lungo.
Non una parola sul perché di quella scelta, solo una accusa insinuante che tanto piace ai gli elettori da echo chamber
Assenza totale di contraddittorio coi giornalisti.
Dialogo ridotto a battute sarcastiche che possono interessare solo a chi non ha altro da capire o da fare se non tifare.
Flat tax per le partite iva con più di 100 miliardi annui di evasione fiscale certificata.
Attacco continuo a chiunque o a qualunque organo di controllo si permetta di eccepire un loro provvedimento.
In tutto questo e tanto altro che probabilmente dimentico lei, signor Olivieri, pensa che il governo possa o voglia andare oltre, impantanandosi nella risoluzione di problemi reali, quando ha a disposizione un esercito di elettori rancorosi da potere agitare con recriminazioni continue?
Ma se affrontasse il problema senza parlare di altro ogni volta, non correrebbe il rischio di dimostrare quanto vale o di dovere ammettere cosa sia possibile o impossibile fare dopo avere promesso tuto quello che gli elettori volevano sentirsi promettere?
E allora giù idiozie sul manifesto di Ventotene di Charlie Kirk, sul fatto che si devono difendere i valori cristiani la famiglia.
I gay gli etero bla bla….
Tutto ma proprio tutto, ma i problemi reali proprio no.
@arcistufo2.0
Capisco la tua frustrazione, ma il tuo commento mette insieme cifre sparate senza distinguere tra spese reali e stanziamenti, accuse generiche e mezze verità. Criticare è legittimo, ma va fatto con dati verificati, non con narrazioni emozionali.
Per i centri in Albania non sono “800 milioni bruciati”, ma una spesa pluriennale stimata in circa 650 milioni in 5 anni, ben diversa da ciò che suggerisci.(informati prima di scrivere imprecisioni)
Sul 110 non si può citare solo l’occupazione ignorando costi e distorsioni; sulle presenze parlamentari non si fanno analisi serie partendo da singoli casi; sugli scioperi e sulla flat tax non si riduce tutto a slogan. E le questioni culturali non sono “distrazioni”, ma parte di qualsiasi agenda politica.
La verità è che per giudicare davvero un governo servono fatti e proporzioni, non ricostruzioni di comodo pensate per confermare la propria indignazione o ideologia ( vero direttore Olivieri?)
Buona domenica.
Solitamente le destre hanno sempre trovato un forte sostegno nella borgesia, negli industriali, negli agrari, nei grandi commercianti per via di un’affinità di interessi economici, sociali e politici. La grande così come la piccola borghesia hanno sempre appoggiato i partiti di destra, in quanto le loro politiche sono spesso in linea con la difesa degli interessi economici che la destra rappresenta. Il capitalismo si adatta a qualsiasi tipo di regime anche a al fascismo, purchè non permetta ai lavoratori ed alla povera gente di prendere il potere. Quando la classe operaia si avvicina al potere entra in scena il fascismo che interviene per mantenere e rafforzare le imprese capitalistiche private. Il capitalismo non ha mai avuto a cuore la sconfitta della povertà, mai! Ha sempre tutelato gli interessi dei più forti. Una società socialista avrebbe dovuto mettere le cose a posto ma come sempre avviene nella storia i poveri si sono fatti la guerra perchè non sono stati capaci di autodisciplinarsi. Di questo ha approfittato il capitale che ha sottomesso la forza lavoro a sua discrezione. Questo ha generato fasce di popolazione sempre più povbera ed emarginata specialemente nel nostro Sud dove il bisogno e la precarietà hanno fatto la differenza.
E fra i tanti bla,bla,il Ponte,l’anestetico più potente per imbonire chi i problemi se li pone.Il Ponte,l’eterna promessa che rimanda la soluzione della fame,la indegna mancanza di un’abitazione popolare,che impedisce una ricostruzione logica e morale dell’affanno dei tanti messinesi.Cui è meglio propinare strade che disegnano improbabili circuiti di biciclette,oppure street-food tante volte l’anno per fare apparire che la città è viva,senza riunirla attorno ad un desco per sempre.Vergogna,conclamata,appariscente da sempre,dove le partecipate spuntano come i funghi e attorno nasce l’idea miserabile di una possibilità di lavoro,che diventa sfruttamento non solo del corpo ma soprattutto della dignità umana.
I veri pazzi sono coloro che non fanno niente e vogliono che le cose cambiano.Cosi diceva Einstein.in questa città l immobilismo regna sovrano,allorquando si presenta una occasione come quella del ponte sullo stretto tutti a remare contro. Io non so se questa sarà la soluzione per dare un po’ di respiro alle due sponde dello stretto ai tanti disoccupati e se sarà veramente un volano per l’economia.ma porca miseria almeno proviamoci, di una cosa siamo certi che se il ponte non si farà resteremo così come siamo ( in mutande) Se si farà almeno abbiamo qualche speranza.dopotutto non mi pare che ci siano altre alternative in questa città. Scusate lo sfogo
Il governo Meloni è super latitante nel mezzogiorno e che non esiste una visione politica in termini d’occupazione e sviluppo. Un articolo che ignora un investimento miliardario di Euri per la costruzione del ponte sullo stretto a cui sono interessate imprese mondiali che darebbe lavoro ,sviluppo , dignità e continuità territoriale tra la Sicilia ,Italia e Europa. Le Ferrovie dello Stato hanno investito circa 95 miliardi di Euri per l’alta velocità dei quali , soltanto 14 per la talpa a Catania che perfora le montagne scavando 40 metri in 24 ore (notizia di qualche giorno fa ) per il raddoppio ferroviario per arrivare fino a Palermo . Basta girare per le vie della città per vedere lo squallore e la disperazione nei volti dei commercianti che non vendono un centesimo . Basta girare per le vie e vedere quanti annunci , vendesi, affittasi , cedesi attività . Basta girare per le strade e vedere quanti lavori iniziati abbandonati e mai completati con gli intollerabili disagi per i cittadini ; molto comodo lavorare dietro una scrivania . Non è soltanto con le piste pseudo ciclabili, posteggi pseudo interscambio , ripiantare alberelli che si essiccheranno sistematicamente per mancanza di manutenzione (per poi essere menzionati per la quantità ,come se fossero tutti vivi e vegeti), organizzare quattro “schiticchiate” affinchè una città possa essere degna di questo nome . L’informazione andrebbe fatta con più coerenza e meno faziosità .
Ascolti bene Luca: legga quello che ho scritto.
Io ho citato del 110, i dati che la Meloni finge di ignorare da quelli che cita come danni ovvero le verità a metà che la signora presidente elargisce solo nella porzione che le torna comoda.
È a lei che deve indirizzare queste accuse di faziosità non a me.
Dove ha letto che io abbia negato le spese del 110?
Sicuro di avere letto?
Gli 800 milioni che cito io sono quelli che vengono dichiarati negli articoli di giornale, se lei ha letto 650 non mi riguarda perché mi pare che le sue fonti non siano citate e se lo fossero sarebbero comunque 650 milioni gettati.
Questo non lo ha negato neppure lei quindi concorda.
Altro capitolo:
Io non muschio dati e non faccio analisi.
Io parlo di cialtronaggine e questa non è riportata in nessuna analisi grafico o tabella, perché non ha indicatori.
È inutile che venga a fare le lezioni su come si giudichi un governo.
Non dia lezioni di realpolitik.
Non ci sono slogan né sulla flat tax né sugli scioperi perché non sono io ad evadere con la pensione e neppure io a dire che si sciopera per il week end lungo, né io a dire che il ponte non si può fare.
Le analisi su cosa di che?
Sul fatto che i nostri leader politici tirano a campare senza troppo cambiare le cose?
Gli evasori non sono toccati e se il gettito è aumentato perché hanno fatto quattro condomina me non frega nulla.
Non è un cambiamento strutturale.
Le è chiaro il discorso nel suo complesso o vuole contestare qualche numero ancora?
Mi dica lei adesso cosa la entusiasma di questo governo se ha voglia.
@Arcistufo2.0, la sua risposta parte già con un equivoco di fondo: lei mi attribuisce cose che non ho mai scritto. Io non ho affermato che lei abbia“negato” le spese del 110, rilegga.
Le faccio cmq notare che usa cifre non ufficiali, mentre gli atti parlamentari sul protocollo Italia–Albania indicano una spesa stimata in circa 650 milioni in cinque anni, non gli “800 milioni bruciati” presi da titoli di giornale. E questo non è un dettaglio: se si vuole discutere seriamente, si parte dai numeri verificabili, non da quelli che “circolano”.
Lo stesso vale per il resto.
Lei cita presenze parlamentari medie senza uno straccio di dato, parla di evasione mescolando percezioni e slogan quando i rapporti MEF indicano un tax gap tra 80 e 100 miliardi, e definisce “id***ie” o “cialtronaggini” questioni che meritano invece analisi, non giudizi emotivi. Dice di “non fare analisi”, ma poi costruisce una narrazione totale, assolutista, dove tutto è fallimento e tutto è colpa di qualcuno: è esattamente il tipo di faziosità che imputa agli altri.
Io non difendo nessuno per partito preso: riconosco i limiti e critico quando serve, ma riconosco anche ciò che funziona. E al netto di errori e contraddizioni (che esistono in qualsiasi governo), i dati su occupazione, export e investimenti esteri mostrano comunque risultati tangibili che non si possono liquidare con un’etichetta di “nulla cosmico”.
Se vogliamo confrontarci seriamente, facciamolo partendo da fatti, proporzioni e fonti ufficiali. Il resto è rumore utile solo a confermare l’idea che ognuno ha già deciso di avere.
Un abbraccio..