Le indagini, 7 giorni dopo il crollo a Pistunina e il rebus sui lavori

Le indagini, 7 giorni dopo il crollo a Pistunina e il rebus sui lavori

Marco Olivieri

Le indagini, 7 giorni dopo il crollo a Pistunina e il rebus sui lavori

giovedì 06 Agosto 2026 - 08:11

Tanti i punti interrogativi a cui la Procura di Messina dovrà dare risposte. Un puzzle complicato tra testimonianze e dichiarazioni degli indagati

MESSINA – Ci vorrà del tempo per dipanare la matassa. Sono tante le domande in relazione alle cause del crollo dello stabile a Pistunina a cui l’inchiesta della Procura della Repubblica di Messina dovrà cercare di dare risposte. Mentre si scava ancora per trovare i due dispersi, il marito di Rosa Leone, Santino Magazzù, e il collaboratore domestico Lhairu Warnakulasuriya, le parole di indagati e testimoni compongono un puzzle che aumenta gli interrogativi e che stenta a trovare una ricomposizione armonica.

In primis, intervistato dall’inviato del Tg1, uno dei tre indagati, l’ingegnere Pietro Leone, che progettò la palazzina di via Giorgio La Pira n. 3, così si è espresso: “A quanto pare sarei indagato perché sarei coordinatore dei lavori ma proprio no, assolutamente no. L’unica cosa che le posso dire, in questo momento, è che io sono un familiare. Queste sono persone con cui sono cresciuto assieme ed era la mia famiglia. È doloroso. Spero che la giustizia si muova al meglio”. Poi, assistito dagli avvocati Sebastiano Campanella e Maurizio Di Silvestro, si è avvalso invece della facoltà di non rispondere davanti alle sostitute Anna Siliotti e Antonietta Ardizzone durante l’interrogatorio del 3 agosto.

Le ipotesi di reato e i tre indagati

Questo è uno dei pezzi del rebus da chiarire. Il signor Alessandro Panarello ha fornito la sua versione della vicenda. È estraneo ai fatti. E ha ricostruito il suo rapporto con i Leone. Siamo sereni. Gli accertamenti dell’autorità giudiziaria chiariranno”, ha detto a sua volta l’avvocato Salvatore Silvestro, che assiste l’imprenditore Alessandro Panarello, alla fine dell’interrogatorio. “Ci sono indagini in corso e non posso dire nulla”, ha invece dichiarato l’imprenditore.

Ricordiamo che le ipotesi di reato sono tre: omicidio colposo plurimo, rimozione e omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e delitti colposi di danno. A essere iscritti nel registro degli indagati l’imprenditore (Panarello) alla guida della società che aveva preso in affitto l’intero pianterreno (ex supermercato) per realizzare una macelleria, il titolare dell’impresa (D’Alì) a cui sarebbero stati affidati i lavori di ristrutturazione, l’ingegnere (Leone) che sarebbe stato chiamato a coordinare i lavori.

Si indaga sul possibile nesso con i lavori in corso nello stabile. E da verificare è l’eventuale situazione critica dei pilastri. “L’attività investigativa è svolta a 360 gradi e serve a chiarire una serie di dinamiche, ivi compresa quella se fosse o meno in atto una attività cantieristica per risolvere dei problemi strutturali o altro”, ha spiegato il procuratore capo Antonio D’Amato.

“D’Alì si trovava nella palazzina per verificare lo stato dei pilastri su incarico dei Leone”

Gli interrogativi si acuiscono anche dopo le affermazioni di ieri, post interrogatorio, dell’avvocato Antonello Scordo, che assiste Pasquale D’Alì, sottoposto a intervento chirurgico in seguito alle ferite riportate durante il crollo: “La sua attività, su incarico della proprietà (i Leone, n.d.r.), era solo all’inizio e a mio modo di vedere non collegabile a quello che è successo. C’erano altri operai all’interno e non erano del mio cliente. Il mio assistito aveva fatto un sopralluogo in precedenza ma era la prima volta che entrava. Era lì soltanto per verificare lo stato dei pilastri. Era un’attività propedeutica all’inizio dei lavori. Questo per quanto riguarda il mio cliente; per il resto non so nulla. Il mio cliente è entrato quel giorno e c’erano dei piastrellisti, credo”.

Per chi lavoravano gli operai? E quante persone erano all’interno al momento del crollo a Pistunina?

Ma chi erano e per chi lavoravano questi operai al pianoterra, lì dove doveva essere avviata una macelleria? Quante persone erano presenti dentro la palazzina lo scorso 30 luglio, poco prima delle 16? Al piano superiore, nelle due abitazioni, erano presenti l’imprenditore Carmelo Leone, da una parte, e Rosa Leone e il marito Santino Magazzù, tuttora disperso, e Sara Leone, appena rientrata dalla casa estiva a Falcone per accompagnare la sorella a una visita di controllo. In questa zona c’era pure il domestico cingalese Lhairu Warnakulasuriya, disperso tra le macerie.

Di sotto, al primo piano, l’attività commerciale Grandi Magazzini, con la fuga della titolare e di pochi clienti che erano vicini all’uscita. Più complicata la fuga dal bazar cinese per i dipendenti Alessandra Frazzica e Davide Lambiase (quest’ultimo in prova), che si trovavano nel deposito al piano seminterrato. E la prima non è riuscita a scappare in tempo, come ha raccontato il suo collega.

La titolare del bazar: “Tremolii e vibrazioni nell’ultima settimana”

Importante pure la testimonianza alla stampa, tramite due portavoci, della signora Yang Fenfen, conosciuta come Viola, la titolare del negozio cinese: “Da un paio di giorni sentivamo forti vibrazioni e ci siamo spaventati. Ma avevamo avuto rassicurazioni dalla proprietà”. E riferisce che i lavori erano iniziati da 30 o 40 giorni, con tremolii nell’ultima settimana e vibrazioni preoccupanti negli ultimi due giorni prima del disastro. “Costanti vibrazioni. I movimenti tendevano ad aumentare”.

In ogni caso, la signora Yang Fenfen è “pronta a collaborare con l’autorità giudiziaria e con gli inquirenti per qualsivoglia chiarimento in merito ai fatti, confidando nel celere accertamento della verità e delle effettive responsabilità”

“Non risultano autorizzazioni per interventi strutturali al Genio civile”

Ma di quali lavori si tratta? Così l‘ingegnere capo del Genio civile Santi Trovato: “Nel nostro ufficio non risultano, nell’ultimo anno, autorizzazioni in corso riguardo ai lavori nello stabile. Verificheremo eventuali richieste presentate negli anni precedenti. Ricordo che ogni intervento strutturale deve essere autorizzato”.

Ecco un altro aspetto fondamentale da chiarire.

Il ruolo centrale dei periti

Nella necessità di accertamenti tecnici non ripetibili, le sostitute Miliotti e Ardizzone hanno dato incarico come consulenti tecnici all’ingegnere e professore Andrea Prota e agli ingegneri Antimo Fiorillo e Rodolfo Urbani. Esperti di livello nazionale che dovranno aiutare a ricostruire le cause del cedimento.

Siamo solo all’inizio delle indagini.

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