Le indagini sul furto al Museo, occhi puntati sul mercato nero mondiale d'arte

Le indagini sul furto al Museo, occhi puntati sul mercato nero mondiale d’arte

Marco Olivieri

Le indagini sul furto al Museo, occhi puntati sul mercato nero mondiale d’arte

lunedì 17 Agosto 2026 - 07:00

Corsa contro il tempo per scovare banda e complici. Tutti i punti critici nell'inchiesta di Procura, polizia e carabinieri sulle opere di Antonello da Messina rubate

MESSINA – Il giorno dopo il furto al Museo regionale di Messina domina una consapevolezza. La priorità, per gli inquirenti, è fare presto e bene per cercare di dipanare la matassa. E recuperare le opere di Antonello da Messina.

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ll mercato nero internazionale dell’arte e l’Antonello da recuperare

Nulla viene escluso e la corsa contro il tempo per far ritornare a Messina l’Antonello perduto, da parte degli inquirenti, consiste nel non trascurare ogni indizio. I quattro pezzi delle due opere potrebbero essere ovunque. Ancora a Messina, o nella zona dello Stretto, come altrove.

Il mercato nero dell’arte, rigorosamente su commissione, alimenta un tesoro illegale di livello mondiale con tanti pirati e registi occulti. Su questo traffico internazionale l’esperienza dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, in arrivo da Roma, può giocare un ruolo decisivo, assieme agli sforzi nel territorio della polizia, con la squadra mobile guidata da Simone Scalzo.

Sgarbi: “Un furto senza senso”

Per il critico d’arte Vittorio Sgarbi, intervistato dal “Corriere della Sera”, e che rivendica di aver fatto acquistare nel 2003 alla Regione la Madonna con il bambino ora rubata dalla teca, il furto appare “senza senso”. “Un furto di cui non si capiscono le ragioni e il significato, perché, come accade sempre per Antonello, si tratta di un pezzo unico, invendibile, oltre che di una tavola estremamente fragile. Proprio la sua delicatezza può rappresentare un ulteriore, grosso problema, così come anche il fatto di essere, ripeto, un pezzo unico, di fatto invendibile, fuori da ogni possibile trattativa”.

Il Ferragosto, il furto al Museo e la Vara

Ma torniamo indietro. È la sera del 15 agosto. Messina è elettrizzata dall’evento dell’anno: la Vara. E una banda – ipotizziamo un tre o quattro persone, con in più dei complici – è riuscita a entrare al Museo “Accascina”, violando il sistema d’allarme e di protezione delle opere e asportando due opere di Antonello da Messina. Hanno preso quattro pezzi: tre delle cinque tavole del Polittico di San Gregorio (cm 170 per 203 complessivi), considerata una delle maggiori opere del Quattrocento, e la tavoletta bifronte con la Madonna col Bambino e un francescano orante, sul recto, e il Cristo in pietà sul verso. Quest’ultima tavoletta, ritenuta opera giovanile, acquistata da Christie di Londra e tenuta in una teca blindata.

Ma il bottino poteva essere maggiore e completo. I ladri d’arte non sono riusciti a prendere tutto. Qualcosa è andato storto e hanno dovuto lasciare su un muretto, vicino al museo, due tavole laterali con i santi Benedetto e Gregorio, che avrebbero completato il Polittico. Un’opera, Madonna col Bambino o del Rosario tra i Santi Gregorio e Benedetto – Angelo Annunciante e Annunciata, firmata e datata 1473, che qualcuno, il regista dell’operazione, aspettava nella sua interezza.

tavole  recuperate di Antonello da  Messina, zona Museo

Uno scenario da film ma non siamo nella serie “La casa di carta”

Sembrano scene da film. Ma non siamo nella serie “La casa di carta” e non si tratta di una puntata a fumetti di Diabolik. C’è chi ricorda il furto al Louvre. E in effetti il Museo regionale intitolato alla storica dell’arte e prima direttrice Maria Accascina potrebbe essere il nostro Louvre. Un tesoro, da Antonello da Messina a Caravaggio, che andrebbe valorizzato decisamente di più a livello cittadino, regionale e nazionale.

I 4 custodi, la videosorveglianza, la fuga per terra o per mare

Cosa è successo? E, soprattutto, perché i quattro custodi, presenti dalle 19.30, e l’allarme e la videosorveglianza funzionanti, come ha evidenziato il presidente della Regione Renato Schifani, non hanno impedito l’incredibile furto? I vigilanti sono stati interrogati e si studiano tutte le possibilità di fuga “terrestri” e marittime attraverso le quali i criminali possono essere fuggiti.

Il furto al Museo di Messina, i ladri hanno tranciato una parte di ringhiera

Per poter scappare con i quadri, è stata leggermente deviata un parte di ringhiera, vicino a un cancello laterale dalla parte del Viale Annunziata. E dovrebbe essere stata forzata una porta esterna. Si monitorano lo Stretto e i porti. E si ipotizza sia l’eventuale uso di un motoscafo, per la fuga, sia la possibilità di aver imboccato l’autostrada.

L’allarme funzionante ma in ritardo e i custodi avvertiti dalla polizia tra i punti da chiarire

“Le attività investigative, coordinate dalla Procura distrettuale di Messina, si alimentano, nella immediatezza, con l’acquisizione di fonti dichiarative del personale di vigilanza del museo medesimo, nonché delle immagini degli impianti di videosorveglianza dello stesso museo e di quelli posti lungo la pubblica via. Si sta procedendo a carico di persone, allo stato, ignote in ordine al delitto previsto dall’articolo 518-bis, comma 2, del codice penale italiano: furto pluriaggravato di opere d’arte”, ha fatto sapere con una nota la Procura della Repubblica guidata da Antonio D’Amato. A coordinare l’inchiesta è la sostituta procuratrice Maria Di Mulo.

Polittico e Madonna con  il bambino Antonello da Messina

I sistemi d’allarme erano funzionanti ma sono partiti in ritardo o qualcos’altro non è andato per il verso giusto? Va chiarito. Dei cittadini che segnalano la presenza di quadri in strada e le volanti che avvisano i custodi, l’intoppo che impedisce ai ladri d’arte di prendere tutto il Polittico: sono tanti i punti interrogativi in questa storia, se tutti questi elementi della ricostruzione saranno confermati.

Dal possibile basista alla banda criminale in azione, in queste ore, si cerca di dare un volto a chi ha agito in maniera così audace. E a chi c’è dietro a questo furto e aspettava di ritrovarsi davanti l’intero Polittico di Antonello da Messina, dal valore inestimabile. E in più la tavoletta bifronte strappata da una teca, sui 15 milioni di euro come quotazione.

Nelle immagini visionate qualche elemento decisivo?

Nelle immagini che gli inquirenti stanno visionando c’è qualche elemento rivelatore? In pochi, ma non pochissimi minuti, i banditi hanno agito con una sicurezza frutto di uno studio accurato. Di tutto si può sospettare tranne che non si tratti di un’operazione, in coincidenza con la Vara e senza precedenti, studiata nei minimi dettagli. Anche se l’obiettivo dei ladri d’arte è stato raggiunto solo in parte.

In corso un’ispezione interna al museo, “non saranno tollerate zona d’ombra”

In parallello alle indagini di polizia e carabinieri – ha annunciato il presidente della Regione siciliana Schifani – “è stata avviata un’ispezione interna per ricostruire ogni passaggio e accertare eventuali responsabilità riconducibili all’operato del personale addetto alla custodia. Si tratta di aspetti che dovranno essere verificati con assoluto rigore, pur nel rispetto delle garanzie del personale coinvolto. Non sarà tollerata alcuna zona d’ombra”.

Quello dei complici interni o esterni all’ambiente del museo è un elemento di inevitabile approfondimento per chi indaga.

Significative pure le parole dell’assessora regionale al Turismo Elvira Amata: “Come sia potuto accadere il furto spetterà verificarlo alle forze dell’ordine, che hanno già valutato tutto ciò che c’era nei sistemi di videosorveglianza. Di certo, la vicenda lascia molti dubbi. Un atto vile e indegno sul quale le forze dell’ordine stanno indagando per capire la dinamica e come possa essere accaduto a un museo con un sistema di sorveglianza che ha funzionato. E lo dico con certezza perché ho sentito il direttore generale dell’assessorato ai Beni culturali che mi ha dato conferma: il sistema di sicurezza ha funzionato”.

In sostanza, “il sistema di sicurezza ha funzionato” ma qualcosa, nel meccanismo, si è inceppato e non ha impedito il furto.

Un incubo per Messina pensando al Caravaggio perduto a Palermo

Oggi Messina tiene il fiato sospeso in attesa di sapere se potrà ritrovare il suo Antonello perduto. Quattro pezzi di due opere monumentali. L’auspicio è che la città dello Stretto non viva la stessa esperienza di città come Palermo, che ha perso e mai più ritrovato la “Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi” di Caravaggio. Capolavoro rubato nell’ottobre 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo.

Speriamo che il finale sia diverso.

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