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Le piazze e le strade tra coprifuoco e lockdown: luoghi e non luoghi in cerca di identità

Elisabetta Marcianò

Le piazze e le strade tra coprifuoco e lockdown: luoghi e non luoghi in cerca di identità

sabato 31 Ottobre 2020 - 16:53
Le piazze e le strade tra coprifuoco e lockdown: luoghi e non luoghi in cerca di identità

Il sorriso che più di tutti noi sa portarsi dentro, oltre ogni confinato luogo.

Le piazze e le strade…luoghi di incontro, di testimonianza civica, di presenza dell’istanza sociale. Le piazze e le strade per tanto tempo dimenticate, lasciate vuote, non popolate.

L’uomo contemporaneo

L’ uomo da un ventennio, ormai, preferisce correre negli aeroporti, nei centri commerciali, o di più sceglie di contattarsi nelle agorà virtuali di social e blog. Preferisce questi ai luoghi dove una volta sentiva il calpestio, le parole, i gesti del suo viversi “cittadinanza”. L’uomo del nuovo millennio sceglie i non- luoghi, fisici o virtuali che siano: gli spazi di transito, di passaggio, finalizzati  al  “consumo”…tutti quei luoghi  che non mostrano  alcun  legame con i soggetti che li frequentano, con la loro identità e la loro storia, dove non ci sono  di  punti  di  riferimento  e  di  relazioni,  che   non consentono all’individuo di stabilire dei legami.

I non-luoghi

I non-luoghi sono spazi privi di storia, di memoria, che vivono al tempo del presente, dell’ immediato, e che non consentono alcun collegamento con il passato. I non-luoghi sono spazi dove non solo è permesso di metter da parte per un momento la propria identità, ma di più proprio per questo si ci può consentire di non rappresentarsi come gruppo, come comunità, per l’ assenza di punti di riferimento che consentano la costruzione di legami sociali.

Luoghi da “sentire”

Ed oggi, dopo tanto invero, tanto tempo in cui il confort di non faticare e di non spendere energie e risorse se non digitando una tastiera, piazze e strade ritornano luoghi vissuti, ri-diventano spazio del sentire e voce del pensiero: proprio nel momento in cui un virus blocca il transito continuo, ormai radicato nell’ idea di globalizzazione, non rendono più sicuri e dunque accessibili aeroporti, porti, mezzi pubblici, l’uomo riscopre i luoghi antropologici, “riverbera” proteste e sit-in contro le posizioni governative di coprifuoco e /o lockdown, ricontatta gli spazi fisici che ha dimenticato da tempo di abitare e di sentire comunitari, pertanto strutturanti un’ io collettivo a cui appartenere e da “sentire”.

Incontro di identità

L’ identità collettiva si esprime anche e soprattutto tramite il legame con il luogo. Il luogo antropologico accoglie nel suo spazio i vari percorsi individuali e fa in modo che essi si incrocino, si mescolino e che i singoli individui entrino in contatto tra di loro, producendo legami: è proprio dall’incontro di identità, di percorsi differenti e di incastri di storie e di vita che nascono legami sociali e comunitari.

Piazze e strade

Ed allora assistiamo alle rappresaglie di Milano e Torino, o alle più composte manifestazioni di Trieste e Cremona: in Italia come in tutta Europa, ci si ritrova a “respirare” piazze e strade.

Rigurgiti caotici

La cronaca, però, ci ha restituito la lettura di posizioni spesso molte strumentali e verosimilmente cavalcate dalla delinquenza organizzata, nonché senza dubbio assolutamente incoerenti sui principi portati (non bisogna assembrarsi, è una delle poche evidenze chiare di questi tempi COVID-indotti, né tanto meno la solidarietà ai commercianti e ai ristoratori si manifesta distruggendo vetrine e rubandone la merce). Abbiamo assistito, e continueremo probabilmente a farlo nel prosieguo di questo fine 2020, a rigurgiti caotici, a riappropriazioni dei luoghi comuni per rivendicazione e, paradossalmente, connotati da poca attenzione agli stessi.

Come si vive una piazza? Siamo ancora in grado di ricostruire il nostro legame antropologico con gli spazi di incontro? Abbiamo ancora il rispetto di quello spazio fisico che dovrebbe trasudare di avi, di discendenza, di futuro da costruire, di prospettive di cui essere testimonianza?

Arte maestra

L’arte in questo è maestra: ci insegna che è l’armonia l’essenza prima di un equilibrio e della bellezza di qualsiasi essenza. Provate a riguardare le immagini di tutte quelle presenze/proteste in piazza: con facilità rivedrete in alcune un imprinting che accomoderà il vostro occhio a percepirle piene, vive, “incorniciate”…ed in altre sentirete dissonanza, esagerazione, incoerenza, incapacità di sentirvi rappresentati e rappresentarvi.

Cornice perfetta

In questo tumulto di fragore, e di persone, Reggio Calabria forse riesce a consegnare più di ogni altro luogo quella cornice perfetta, quella perfetta assonanza tra luogo e vissuto, e lo fa inconsapevolmente, lo fa tramite il respiro non domabile di un suo figlio, Tony, e la sua surreale capacità di esistere nei luoghi, perché la sua vita più di altre trasuda di presenza e di storia…perché la sua esistenza è luogo di tutti, ed esiste nel luogo dove ognuno di noi può incontrarlo.

Sorrisi e silenzi

Ora alzate gli occhi, perché forse nel voler leggere questa riflessione, avete prestato poca attenzione alla foto che la accompagna: il primo giorno di coprifuoco a Reggio Calabria, il silenzio intorno, la solitudine delle luci sullo sfondo, ed un uomo con le braccia composte dietro la schiena che passeggia nei suoi luoghi, e che ci insegna ad accoglierli nella semplicità e nell’ immediatezza del suo sorriso…il sorriso che più di tutti noi sa portarsi dentro, oltre ogni confinato luogo.

Vincenzo Maria Romeo

Psichiatra – Psicoanalista

Foto Antonello Diano

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