La voce a chi, impegnato nell'associazionismo, ha dato una mano e continua ad aiutare in una situazione d'emergenza nella zona ionica
La voce ai volontari. A chi ha affrontato l’emergenza. Di fronte alla calamità rappresentata dal ciclone Harry nel Messinese «associazioni e volontari si sono resi disponibili e hanno dato un aiuto fondamentale e il volontariato di protezione civile ha risposto appieno nell’ambito delle azioni coordinate dai Coc, dalla Prefettura e dal Dipartimento regionale diProtezione civile». Lo ricorda Santi Mondello, presidente del Centro Servizi per il Volontariato di Messina. «Passata la fase dell’emergenza, auspicando la soluzione più rapida possibile per il ripristino di una condizione di vivibilità per cittadini e imprese, anche come Cesv ci ripromettiamo di mettere in campo azioni sia di sensibilizzazione sia di sostegno concreto per le zone colpite del territorio, chiamando a supporto le reti nazionali dell’associazionismo e dei Csv».
«Le immagini, i video non danno l’idea. Bisogna esserci stati per capire», sottolinea Carmelo Savoca, istruttore di sicurezza del Comitato Croce Rossa Roccalumera – Taormina. Ed esserci stati significa tante cose, come ricorda il presidente del Comitato Cri, Placido dell’Acqua. Significa aver sfidato le onde e il fango. Significa aver prestato primi soccorsi, aiutato l’evacuazione degli abitanti, distribuito beni di prima necessità, supportato il trasferimento degli sfollati.
Significa aver controllato una per una le abitazioni fronte mare per mettere in salvo le persone intrappolate. Significa aver dovuto verificare tutti gli accessi per capire da quale via sarebbe stato possibile far passare i mezzi di soccorso. Tutte operazioni irrinunciabili. E con un impatto anche emotivo. Tonino Ruggeri, responsabile della Protezione Civile della Misericordia di Spadafora, all’alba dopo il passaggio del ciclone, è intervenuto, con la sua squadra e con una idrovora carrellata che tira 3000 litri d’acqua al minuto, a Nizza di Sicilia e a Messina, a Santa Margherita.

«Pur con 27 anni di esperienza e di interventi in tutta Italia – racconta – vedere i “miei” luoghi devastati mi ha colpito nel profondo». E Dell’Acqua confessa: «Non vorrei nemmeno dirlo, ma ho paura che calamità di questo genere possano ripetersi anche in futuro. Questo ciclone è stato di proporzioni devastanti. Tutti noi volontari eravamo stati allertati per tempo dal Coc (Centro Operativo Comunale) e ci eravamo preparati. Ma siamo stati messi a dura prova, anche se abbiamo risposto in modo preciso e tempestivo».
A far paura è anche il futuro. «Eventi come questo mettono a dura prova energie, mezzi e risorse, chiedendo ai volontari un grande impegno anche sul piano umano ed emotivo», sottolinea
Maria Grazia Mileti, governatrice della Misericordia di Letojanni.
“Rischiamo di vivere una continua emergenza”
«Il mio timore è però che situazioni come questa diventino sempre più frequenti, senza che ci sia un adeguato investimento sulla prevenzione. Si rischia di vivere in una continua emergenza, con conseguenze pesanti per i cittadini e per chi presta servizio volontario. Per questo credo sia fondamentale rafforzare la prevenzione, la manutenzione del territorio e il sistema di protezione civile, per proteggere
davvero le comunità», continua Mileti.
«Harry ci ha dato una lezione pesantissima, gravissima», le fa eco Ruggeri. «Ma è una lezione che dobbiamo imparare una volta per tutte. La pianificazione urbanistica e, in generale, il trattamento riservato al territorio devono essere fatti con tutti i criteri, senza deflettere dai principi che garantiscono la sicurezza dei beni e delle persone».
Tanto che oggi a far paura non è solo quello che è accaduto. È anche il futuro. Anzi, «forse, questa è la paura più grave», aggiunge Carmelina Micalizzi, presidente della Fratres di Letojanni. «Diventa sempre più pesante l’incertezza per tutti coloro che hanno perso la loro fonte di sostentamento, il loro lavoro, la loro
attività. In questo momento, mentre mi sovviene che tutti loro, giovani, meno giovani, intere famiglie, si sono impegnati allo stremo a cercare di liberare le strade, a spalare fango dalle case, a dare una mano come potevano, so che sono angosciati per i giorni a venire. Questo è un territorio che vive di turismo. I danni all’economia sono enormi».
L’impatto sul volontariato locale, in prima fila nell’emergenze
Il volontariato locale che, come ricorda Mileti, «ha dimostrato ancora una volta di essere una colonna portante nelle emergenze, capace di attivarsi rapidamente e di lavorare in sinergia con il Comune, i servizi sociali e le altre organizzazioni», è tuttora operativo, in stato di allerta. Continua a garantire la propria presenza sul territorio per eventuali ulteriori necessità e sarà presente con tutta la sua forza anche nella ricostruzione.
L’impegno del volontariato, infatti, è stato fondamentale. A partire dalle tante associazioni di protezione civile, tra le quali la delegazione di Letojanni della Rangers International OdV, i cui volontari hanno garantito presenza continuativa H24, operando attivamente durante l’intera fase emergenziale, come afferma il presidente Nazionale dei Rangers International OdV Emanuele Barberi. Ma all’orizzonte – conclude Micalizzi – c’è un timore che si aggiunge agli altri: il timore che il volontariato locale faccia ancora più fatica a coinvolgere i giovani, che avranno maggiori difficoltà a trovare un lavoro sul territorio e che dovranno sempre di più dare una mano alle famiglie di origine. Lo spazio per l’attività volontaria, in condizioni così difficili, rischia di diventare marginale, fino a scomparire. Finora il volontariato ha retto, il futuro è però molto incerto».
