Un problema segnalato a Tempostretto. In caso di liste d'attesa interminabili, la legge offre una possibilità, come spiega la responsabile di Confconsumatori
MESSINA – Appuntamenti fissati a distanza di un anno o più per una visita specialistica o un esame diagnostico. Il caso di una famiglia messinese riporta l’attenzione su un diritto che pochi conoscono. Per una visita neuropsichiatrica infantile, la prima data utile è novembre 2027. A segnalarlo alla nostra redazione è la madre di un bambino, con una lettera che riportiamo di seguito.
“Per mio figlio una visita neuropsichiatrica infantile nel novembre 2027”
Questa la segnalazione: «Spettabile Redazione di Tempostretto, desidero segnalare un grave disagio legato all’accesso alle cure sanitarie nella nostra provincia. Nello specifico, ho riscontrato il seguente problema: ho fatto richiesta per una visita neuropsichiatrica infantile per mio figlio e la prima data utile è novembre 2027. Ritengo che questa situazione leda il diritto alla salute dei cittadini e crei forti disagi, soprattutto a chi non può permettersi di ricorrere alla sanità privata. Spero che dare voce a questa vicenda possa accendere i riflettori su un problema purtroppo comune a molti messinesi. Resto a disposizione per fornire ulteriori dettagli o copia della documentazione. Cordiali saluti».
Nel suo caso, la priorità prescritta dal medico all’interno della prescrizione prevedeva che la visita avvenisse entro 10 giorni. Il suo caso non è isolato: per molti cittadini, in tutta la provincia, prenotare una visita o un esame significa attendere mesi, spesso oltre un anno. Chi può, ripiega sul privato. Chi non può, aspetta.
Eppure una norma per queste situazioni esiste da quasi trent’anni, ma è poco applicata. Tempostretto coglie l’occasione per precisare cosa si può fare in questi casi. A seguito della segnalazione, la redazione è intervenuta per aiutare la signora a trovare una soluzione e di seguito propone gli strumenti e le procedure per risolvere casi simili.
Cosa prevede la legge
Il riferimento è il decreto legislativo 124 del 1998, che riconosce all’utente il diritto di conoscere i tempi massimi tra la richiesta di una prestazione e la sua erogazione e, se non possono essere rispettati, di ottenerla in regime libero-professionale intramoenia. In pratica, superati i tempi massimi, il paziente può chiedere di effettuare la prestazione in intramoenia pagando solo il ticket, mentre la differenza resta a carico dell’azienda sanitaria. Per chi è esente dal ticket, la prestazione non costa nulla.
Il meccanismo è legato alle classi di priorità che il medico indica sull’impegnativa. Se il medico di famiglia o lo specialista prescrive la prestazione con una determinata priorità, il Servizio sanitario deve rispettare i tempi massimi previsti per quella classe: in genere 72 ore per l’urgenza, 10 giorni per la classe B (breve), 30 giorni per le visite in classe D (differibile) e 120 giorni per la classe P (programmata). Se il CUP offre una data più lontana, scatta la possibilità di chiedere l’intramoenia a costo di ticket.
In base alle guide pratiche, la richiesta va inviata per iscritto alla direzione generale dell’azienda sanitaria, segnalando il superamento dei tempi massimi, l’urgenza della prestazione e richiamando l’art. 3 del d.lgs. 124/98. Conviene allegare l’impegnativa con la priorità indicata e la prova della data offerta dal CUP, cioè la stampa della prenotazione o l’esito della richiesta.
Il tema è tornato al centro dell’agenda con il decreto legge 73/2024, convertito nella legge 107 del 29 luglio 2024. Il provvedimento ha previsto una piattaforma nazionale per monitorare le liste d’attesa, un Cup potenziato in cui confluiscono anche gli erogatori privati accreditati, un organismo di verifica presso il Ministero della Salute che può rispondere alle segnalazioni dei cittadini, agende dedicate ai pazienti cronici e oncologici e aperture straordinarie nel fine settimana. Il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa aveva già ribadito, dal 2019, lo stesso principio: se i tempi massimi non vengono rispettati, il cittadino può ottenere la prestazione in intramoenia pagando solo il ticket.
Un diritto poco applicato
Associazioni di categoria e cittadini denunciano da tempo che la norma resta spesso sulla carta. Secondo alcune associazioni, si tratta di una soluzione già presente nell’ordinamento ma poco conosciuta dagli utenti; in Piemonte e in Lombardia le Regioni hanno dovuto emanare circolari per ricordare alle aziende sanitarie di applicarla. Anche la giurisprudenza si è espressa: una sentenza del 2018 ha affermato che le spese sostenute per prestazioni private vanno rimborsate quando i tempi del SSN sono incompatibili con le esigenze terapeutiche.
Il diritto alla cura va rispettato
Per dare il giusto orientamento ai cittadini abbiamo incontrato l’avvocata Carmen Agnello, responsabile dello Sportello Salute di Confconsumatori,
Un cittadino riceve una data a distanza di oltre un anno per una visita prescritta con priorità breve. Deve rinunciare o rivolgersi al privato?
La situazione è purtroppo una delle più frequenti e ingiuste che spesso molti cittadini si trovano ad affrontare, ma la risposta è netta: non bisogna né rinunciare né pagare di tasca propria l’intero importo. Il diritto alla salute, e quindi alla cura, è garantito dalla Costituzione e le lungaggini burocratiche non possono comprimerlo.
Quali norme tutelano il cittadino e che valore hanno le priorità indicate dal medico?
Esiste una normativa specifica (D.Lgs. 124/1998, articolo 3 comma 12 e successive disposizioni regionali) a tutela del cittadino. Le “priorità” prescritte dal medico all’interno della prescrizione (U=Urgente, B=Breve, D=Differibile, P=Programmata) non sono proposte, ma determinano un vincolo temporale preciso per il Servizio Sanitario Nazionale. Se il CUP non è in grado di garantire una prestazione pubblica entro i tempi massimi previsti dalla priorità indicata dal medico (nel suo caso 10 giorni), scatta il diritto alla prestazione in regime di attività libera professionale intramuraria (intramoenia) a carico del SSN.
Cosa significa in pratica poter ricorrere all’intramoenia?
Significa che la legge prevede per l’assistito l’effettiva possibilità di vedersi garantita l’erogazione delle prestazioni sanitarie nell’ambito delle strutture pubbliche, anche attraverso il ricorso all’attività libero professionale intramuraria a spese dell’azienda sanitaria, riservando al cittadino il solo pagamento dell’eventuale ticket, esattamente come se fosse una prestazione pubblica. La differenza di costo deve essere coperta dall’Azienda sanitaria.
Cosa deve fare concretamente il cittadino per ottenerla?
Non serve litigare allo sportello o al telefono con il Cup. Bisogna inviare un’istanza formale (tramite pec o raccomandata, a mano/AR) al direttore generale della struttura sanitaria pubblica di competenza (esattamente quella dove si è accettata la prima data utile fornita dal Cup per la prestazione richiesta), chiedendo l’autorizzazione alla prestazione in intramoenia “in regime istituzionale”, per mancato rispetto dei tempi d’attesa. È importante allegare la prescrizione del medico e indicare la data fissata dal CUP per l’erogazione della prestazione (per provare che è oltre i tempi previsti dalla normativa).
A Messina esiste già una procedura attiva?
A Messina, le strutture sanitarie pubbliche presenti sul territorio da tempo hanno attivato il percorso di tutela: compilando l’apposito modulo (reperibile negli uffici o sul sito web aziendali) a cui andranno allegati la prescrizione del medico e il documento di identità del paziente (previa verifica dei requisiti, ovvero appropriatezza prescrittiva e tipologia di accesso), l’utente potrà essere contattato per anticipare la prestazione ovvero essere autorizzato a effettuarla in regime intramoenia col pagamento del solo ticket.
E se la struttura pubblica nega o non risponde?
Se la struttura sanitaria pubblica nega o non risponde, i nostri sportelli Confconsumatori sono pronti ad assistere per far valere questo diritto essenziale, perché la salute viene prima dei bilanci. I cittadini possono contattare gli sportelli di Confconsumatori per ulteriori informazioni.
Raccontate la vostra esperienza a Tempostretto
Per fare luce su questa realtà e dare voce direttamente ai cittadini, Tempostretto offre a lettori e lettrici la possibilità di segnalare le esperienze negative a cui sono andati incontro quando hanno avuto necessità di prestazioni sanitarie presso le strutture pubbliche di Messina e provincia. Le testimonianze possono riguardare visite specialistiche, esami diagnostici o interventi chirurgici prenotati tramite il servizio sanitario nazionale e caratterizzati da tempi di attesa eccessivi.
Le segnalazioni possono essere inviate al numero WhatsApp di Tempostretto: 366.8726275. È possibile indicare la tipologia di prestazione, la struttura sanitaria di riferimento e i tempi di attesa comunicati al momento della prenotazione, allegando idonea documentazione a supporto. Naturalmente i dati sensibili non verranno resi pubblici.

