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L’Italia, quel paese ossessionato dal meteo senza un servizio meteorologico (civile)

Daniele Ingemi

L’Italia, quel paese ossessionato dal meteo senza un servizio meteorologico (civile)

domenica 17 Marzo 2019 - 08:21
L’Italia, quel paese ossessionato dal meteo senza un servizio meteorologico (civile)

L'Italia è l'unico paese in Europa a non essere dotato di un servizio meteorologico civile, per questo si assiste al proliferare di fonti di informazione sul web, più attente al marketing e ai click che al rigore scientifico

L’Italia, assieme alla Grecia, è l’unico paese europeo a non essere dotato di un vero Servizio Meteorologico Nazionale civile, coordinato fra le varie regioni. Fino ad oggi l’unico ente che si è occupato della diffusione dei dati meteorologici nazionali ed internazionali è stato il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare. Nonostante esso sia focalizzato su compiti intimamente connessi alla navigazione aerea civile e militare, il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare rappresenta l’Italia presso l’Organizzazione Mondiale della Meteorologia.

Pur presentando un certo grado di rigidità, tipico di tutte le istituzioni militari, il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica, da decenni,cerca di adeguarsi ai cambiamenti del paese, svolgendo i propri compiti. Da qui sono usciti i più illustri meteorologi italiani, quelli che hanno dato un volto alla meteorologia televisiva. Nel settore del supporto al traffico aereo civile, il Servizio Meteorologico dell’A.M. collabora con l’Ente Nazionale per l’Assistenza al Volo (ENAV) cui compete la responsabilità della meteorologia aeroportuale sugli scali civili nazionali, curando servizi essenziali per la sicurezza del traffico aereo dentro lo spazio aereo nazionale.

Ma a parte questi compiti il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare non è riuscito a ricoprire il ruolo di un vero servizio meteorologico nazionale, lasciando dei vuoti nel campo operativo. Vuoti molto pesanti che nessuno, finora, è stato in grado di colmare. Proprio per questo, a partire dagli anni 80, in diverse Regioni italiane (soprattutto del nord) si sono sviluppate varie iniziative di meteorologia operativa a scala locale, comprendenti attività di misura (reti di stazioni), di ricerca e di previsione, unitamente a varie applicazioni specifiche.

Tali iniziative sorgevano sotto lo stimolo di richieste particolari, provenienti spesso dal settore agricolo ma anche da parte degli enti locali, anche se una delle principali ragioni del loro sviluppo va sicuramente ricercata nella situazione anomala a scala nazionale sopra descritta, che spingeva l’utenza alla ricerca di fonti alternative di informazione meteorologica.

Nel corso degli anni questi organismi hanno talvolta sviluppato competenze tecnico – scientifiche e operative uniche nel panorama nazionale, e non solo. Ad esempio, dal punto di vista modellistico, il Servizio Meteorologico dell’Emilia-Romagna gestisce da molti anni in modo operativo modelli numerici previsionali ad area limitata, basati a loro volta sui prodotti del modello numerico di ECMWF (modello europeo), generando così per tutto il territorio italiano previsioni spazialmente più dettagliate di quelle del Centro Europeo.

Volendo citare un altro esempio concreto, il Servizio meteo emiliano fornisce quotidianamente anche previsioni meteorologiche quantitative di precipitazione ed altri parametri alla Protezione Civile nazionale, a seguito di un accordo stipulato tra i due Enti.

Oggi in Italia la professione del meteorologo non è neanche riconosciuta, non esiste un albo. A causa di questo mancato riconoscimento della professione si sta assistendo al proliferare di fonti di informazione sul web, più attente al marketing e ai click che al rigore scientifico e al giusto modo di informare i cittadini.

Così l’Italia oggi è l’unico paese del vecchio continente dove chiunque può reinventarsi meteorologo (senza aver mai frequentato la facoltà di fisica), aprendo siti internet e pubblicando previsioni di ogni tipo (prive di ogni supporto scientifico), alle volte totalmente “inventate”, proprio per attirare l’attenzione del lettore e guadagnare click. Ed ecco che delle semplici perturbazioni atlantiche si trasformano in “uragani”, una mareggiata viene fatta passare per uno “tsunami”, e una nevicata invernale diventa una tempesta di neve “apocalittica”.

O peggio diffondere false “allerte meteo”. Bufale che ormai quotidianamente circolano sul web e sui social, e che spesso vengono riprese pure dai grandi giornali nazionali e persino dalle stesse agenzie di stampa che pubblicano le notizie senza effettuare alcuna verifica. Non bisogna stupirci più di tanto se l’Italia, rispetto a tutti gli altri paesi europei, si trovi indietro, mentre la confusione sulle informazioni meteorologiche regna sovrana.

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