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L’Italia si ferma a Sibari: 9 miliardi per infrastrutture ma la Sicilia non c’è

Rosaria Brancato

L’Italia si ferma a Sibari: 9 miliardi per infrastrutture ma la Sicilia non c’è

lunedì 07 Ottobre 2019 - 07:15
L’Italia si ferma a Sibari: 9 miliardi per infrastrutture ma la Sicilia non c’è

Il Consiglio dei ministri pronto a varare nuovi investimenti: ma la Sicilia non c'è. "Ultima colonia" protesta Elvira Amata

La cartina delle opera “sospese” e che saranno oggetto del prossimo Consiglio dei ministri con il dichiarato obiettivo di immettere investimenti per 9 miliardi di euro è eloquente. L’Italia si ferma a Sibari.

Le opere sospese

A pubblicare il dossier, con tanto di elenco di opere in sospeso per un ammontare complessivo di 70 miliardi è il Messaggero.

E la Sicilia?

E la Sicilia non c’è. Ovviamente c’è la ferrovia Tav, il passante e la nuova pista di Firenze, ci sono le autostrade di Genova e Bologna, il Mose, la pedemontana lombarda, il terzo valico. Ma a sud di Roma figurano soltanto risorse per la ss Jonica (Sibari-Roseto) e la nuova pista di Salerno (aeroporto).

Il governo quindi discuterà di queste opere e della necessità di sbloccare i cantieri e sbloccare nuove risorse. Ma la Sicilia in questo quadro non c’è.

Il ministro Boccia: prima le fogne…

Certo, stando alle recenti dichiarazioni del ministro per gli Affari regionali Boccia l’isola avrebbe più urgenza di “fognature”, con una visione piuttosto medievale della Sicilia, ma evidentemente la parola infrastrutture non si coniuga, secondo chi ci governa, con la nostra terra.

E se pure il governo giallorosso è contrario al Ponte, l’elenco delle urgenze di infrastrutture è talmente lungo da poter trasformare completamente la cartina pubblicata dal Messaggero.

In attesa che qualcuno arrossisca di vergogna e provveda altrimenti, non ci resta che restare attoniti.

Elvira Amata: noi ultima colonia

Sicilia ultima ruota del carro- commenta la deputata regionale Elvira Amata – Ancora lo sforzo viene impiegato in stragrande maggioranza per migliorare le reti del centro nord e la Sicilia resta relegata al ruolo dell’ultima colonia.  La sperequazione tra nord e sud viene implementata con drammatica continuità ».

La Amata ricorda come nel 2017 il Prodotto interno lordo procapite siciliano (16 mila euro) sia stato la metà di quello Lombardo e persino al di sotto di quello meridionale in generale. Le aziende chiudono o delocalizzano amche a causa di infrastrutture carenti e obsolete.

C’è un disegno romano?

Non possiamo accettare che si continui a muovere la politica nazionale nella direzione incostituzionale di un sempre maggiore ampliamento della forbice tra settentrione e meridione- conclude Elvira Amata– Da membro della Commissione Statuto dell’Ars, mi sto battendo da mesi perché la Sicilia e le altre realtà del Sud possano avere una voce in capitolo nei tavoli relativi al dibattito sul regionalismo differenziato richiesto da alcune regioni del nord. Non possiamo assistere ad un’Italia a 2 velocità in cui quella del Nord somiglia ad un razzo e quella del sud ad una tartaruga azzoppata. Se questa è l’intenzione di un disegno romano o europeo lo si dica almeno chiaramente ai cittadini”

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Un commento

  1. Governo smemorato, o peggio, ancora una volta avaro con il Sud. Nord avido ed egoista. La politica siciliana ancora una volta enuclea questo teorema per lavarsi le vesti sporche di decenni di immobilismo rispetto ad un’autonomia rimasta per troppo tempo chiusa nel cassetto o blasone da mostrare in sterili chiacchiere da salotto. L’Autonomia si pratica, si rende forte, si fa crescere.

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