L'omicidio del barcellonese Artino, Carmelo Maio condannato all'ergastolo - Tempo Stretto

L’omicidio del barcellonese Artino, Carmelo Maio condannato all’ergastolo

Alessandra Serio

L’omicidio del barcellonese Artino, Carmelo Maio condannato all’ergastolo

venerdì 03 Luglio 2015 - 14:26
L’omicidio del barcellonese Artino, Carmelo Maio condannato all’ergastolo

Carcere a vita per "Spillo", accusato dall'ex boss pentito Salvatore Campisi di aver preso all'agguato del 2011, costato la vita al reggente di Mazzarrà, Ignazio Artino.

Non ha neppure 25 anni Carmelo Maio, ma da oggi ha davanti la prospettiva del carcere a vita. E' arrivata intorno all'ora di pranzo di una giornata infuocata dal sole la sentenza per lui, alla sbarra per l'omicidio di Ignazio Artino. La Corte d'Assise ha accolto la richiesta dell'accusa, i PM della DDA Vito Di Giorgio ed Angelo Cavallo, e lo hanno condannato all'ergastolo.

Dopo l'accusa, la parola era passata ai difensori, gli avvocati Tino Celi e Nunzio Rosso, che avevano puntato il dito in particolare contro i racconti dei pentiti, non sempre lineari e riscontrati. Tra le parti civili alle quali è stata riconosciuta la provvisionale c'è anche il Comune di Barcellona.

"Spillo" è considerato uno delle nuove leve che all'inizio del decennio ha tentato di imporre l'egemonia nel barcellonese, partendo da Mazzarrà Sant'Andrea e Terme Vigliatore sulla scia di Salvatore Campisi. Entrambi giovanissimi, entrambi con una vita segnata già da piccoli. Alessandro Maio, padre di Carmelo, di Rodì Milici, venne eliminato col metodo della lupara bianca. Salvatore Campisi è figlio di un ben più noto Agostino, in carcere da diverso tempo. Del loro gruppo faceva parte anche Salvatore Artino, figlio della vittima, Ignazio, braccio destro dello storico boss mazzarroto Carmelo Bisognano, esattore del clan.

E' la sera dell'aprile 2011, la ultima per Ignazio Artino, florovivaista, che di ritorno a casa scende dall'auto e viene freddato a colpi di fucile. Nel giugno 2011 scattano le retate antimafia a Barcellona, con la prima trance dell'operazione Gotha e grazie alle dichiarazioni di Melo Bisognano, il cui pentimento era noto da qualche mese. Qualche anno dopo finisce in carcere anche Salvatore Campisi che si pente e racconta del suo tentativo di ascesa, si autoaccusa dell'omicidio di Artino – deciso, racconta, proprio per "farsi largo" eliminando i vecchi esponenti – e accusa Maio di aver preso parte all'agguato. "Spillo" nel frattempo è già in carcere per estorsione.

(Alessandra Serio)

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