Operazione Montagna, definitive 14 condanne: scattano gli arresti sui Nebrodi - Tempo Stretto

Operazione Montagna, definitive 14 condanne: scattano gli arresti sui Nebrodi

Alessandra Serio

Operazione Montagna, definitive 14 condanne: scattano gli arresti sui Nebrodi

venerdì 18 Gennaio 2019 - 18:27
Mafia
Operazione Montagna, definitive 14 condanne: scattano gli arresti sui Nebrodi

Diventano definite le 14 condanne confermate dalla Corte d’Appello di Messina nel 2017 nei confronti degli imputati dell’operazione Montagna, la maxi inchiesta della DDA scattata 11 anni fa tra Mistretta, Capizzi e Tortorici.

Alla sbarra c’erano nomi noti dei clan dei Nebrodi e imprenditori considerati legati a doppio filo alle stesse famiglie, che tra la fine degli anni ’90 e i primi del 2000 avevano acquisito importanti commesse pubbliche, dalle forniture per i lavori a strade ed autostrade agli appalti per la metanizzazione di molti comuni della zona.

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dagli imputati condannati, e in serata sono scattati gli arresti, che i Carabinieri stanno eseguendo in queste ore.

Nel 2017 i giudici di secondo grado di Messina avevano confermate le condanne di Vincenzo Armeli ( 8 anni), Antonino Calabrese (5 anni), Giuseppe Calandra (7 anni), Vincenzo Farinella (4 anni e 9 mesi), Antonino Fazio (3 anni e mezzo), Francesco Antonino Fazio (3 anni), Vincenzo Galati Giordano (9 anni e mezzo), Giacomo Mancuso Catarinella (3 anni), Mirko Talamo (2 anni) e Bartolomeo Testa Camillo (12 anni).

Pene ridotte, invece, per altri 4 imputati, che pur incassando sconti di pena un anno e mezzo fa, oggi vedono la pena “concretizzarsi”; 11 anni di reclusione a Carmelo Barbagiovanni, 12 anni e 7 mesi a Salvatore Costanzo Zammataro, 9 anni e mezzo a Sebastiano Costanzo Zammataro, Luca Miracolo un anno e mezzo.

In primo grado il Tribunale di Patti aveva emesso 22 condanne e 16 assoluzioni, mentre la Corte d’Appello nel 2017 ha dichiarato il non doversi procedere per 2 imputati nel frattempo deceduti e per altre sei persone, condannate in primo grado, perché il reato loro contestato si era nel frattempo prescritto.

La Suprema Corte ha confermato anche il risarcimento da liquidare alle parti civili, a cominciare dalle associazioni antiracket, ovvero il FAI nazionale, l’ACIS e l’Acio, rispettivamente le due sigle dei commercianti di Sant’Agata Militello e Capo d’Orlando.

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