Mao, Warhol e il terrorismo: la profetica lezione di Don DeLillo

Mao, Warhol e il terrorismo: la profetica lezione di Don DeLillo

Giacomo Maria Arrigo

Mao, Warhol e il terrorismo: la profetica lezione di Don DeLillo

martedì 17 Dicembre 2019 - 07:40

Questo romanzo di Don DeLillo, profetico e provocatorio, tratta di tre temi: la massificazione, il terrorismo, e il declinante ruolo della cultura.

Un romanzo lento, riflessivo. Mao II di Don DeLillo, edito in Italia da Einaudi, è un libro difficile, a tratti ostico, ma estremamente attuale. La trama è quasi marginale, si perde nello sfondo di accurate descrizioni di scorci della condizione moderna. I temi dominanti sono due: il crescente ruolo delle masse nell’epoca contemporanea, e il declinante ruolo dello scrittore nel plasmare la coscienza collettiva.

Andy Warhol – Crowd

La massa nella quale la persona perde la propria identità individuale è esemplificata da una serigrafia di Andy Warhol citata nelle prime pagine del romanzo e intitolata Crowd (1963). Di contro, un’altra fotografia evocata da Don DeLillo è Albuquerque, New Mexico (1958) di Garry Winogrand, raffigurante un bambino ai margini del deserto americano. Quest’ultima fotografia è associata a uno dei personaggi, lo scrittore Bill Gray, e ai suoi romanzi. La contrapposizione tra le due opere, quella di Warhol e quella di Winogrand, è talmente profonda che, certo, non è casuale: parla della distanza tra gli scrittori e la società pubblicitaria post-moderna.

Garry Winogrand – Albuquerque, New Mexico

L’altro tema di Mao II è il terrorismo. DeLillo ha scritto l’opera nel 1991, e il modo in cui rappresenta l’incubo del terrorismo, la sua onnipresenza all’interno di una società in cui tutti gli individui sono schiacciati gli uni gli altri (la massa, crowd), anticipa quello che sarebbe stato l’incubo ricorrente quantomeno un decennio successivo, a partire dall’11 settembre 2001. A tal proposito scrive: «C’è un curioso nodo che lega romanzieri e terroristi. In Occidente noi scrittori diventiamo effigi famose mentre i nostri libri perdono il potere di formare e di influenzare. Anni fa credevo ancora che fosse possibile per un romanziere alterare la vita interiore della cultura. Adesso si sono impadroniti di quel territorio i fabbricanti di bombe e i terroristi. Ormai fanno delle vere e proprie incursioni nella coscienza umana. Era quanto solevano fare gli scrittori prima di essere mercificati. Stiamo cedendo il passo al terrore, ai notiziari del terrore, a registratori e telecamere, alle radio, alle bombe nascoste nelle radio. Le notizie dei disastri sono l’unica narrativa di cui la gente ha bisogno. Più sono cupe le notizie, più è grandiosa la narrativa».

Nel 1993 DeLillo aveva spiegato il significato del titolo, “Mao II”, chiaro riferimento all’opera di Andy Warhol sul presidente cinese Mao Tse Tung. In pratica, la questione centrale è la ripetizione: «Warhol è una figura che in qualche modo si distacca dalla storia, galleggia sulla superficie delle cose, diventa icona, immagine “sacra”, come Elvis Presley e Mao Tse Tung. Il titolo del mio libro Mao II vuol dire questo. Siamo fuori dalla storia e dentro la ripetizione, la fotografia, la reiterazione di massa, l’obliterazione delle distinzioni, di ogni differenza». E la ripetizione è descritta minuziosamente all’inizio del libro, quando DeLillo parla dello sposalizio di massa organizzato dalla setta del reverendo Sun Myung Moon, e alla fine del libro, quando un terrorista libanese a Beirut educa le nuove generazioni a dimenticare la propria identità individuale e a diventare tutti la stessa persona, a identificarsi con il leader – prefigurazione dell’attività pedagogica e propagandistica del recentissimo autoproclamato Stato Islamico, o ISIS.

Foto di uno sposalizio di massa organizzato dalla setta del reverendo Moon, 2013.

Il personaggio Bill Gray, scrittore anch’egli, dice: «Quello che guadagnano i terroristi, lo perdono i romanzieri. Il potere dei terroristi di influenzare la coscienza di massa è la misura del nostro declino in quanto forgiatori della sensibilità e del pensiero. Il pericolo che essi rappresentano è pari alla nostra incapacità di essere pericolosi». Un libro che lascia l’amaro in bocca, profetico come pochi, elegante e provocatorio.

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