Continua la rubrica sulla città da riscoprire a cura del Comitato degli artisti e del collettivo Messina scrive
Testo di Noemi Florio, disegno di Amalia Caratozzolo
MESSINA – Al centro della scena la “Messina abbandonata”. Un progetto corale nato dalla sinergia tra il Comitato degli artisti e il collettivo Messina scrive per riaccendere i riflettori su tredici tesori del patrimonio locale lasciati all’incuria. Un progetto che Tempostretto sposa: ogni settimana spazio a un tesoro messinese nascosto. Oggi il racconto si concentra sulla Nicuzza, ovvero la chiesa della Santissima Annunziata a Salice.
Nicuzza
di Noemi Florio
(Chiesa SS Annunziata – Salice)
«Dal mio balcone ho visto passare vite intere: liti, segreti, feste, amori e dolori», così esordiva Nicuzza, che, come una vedetta vestita di nero e dallo sguardo sornione, raccontava ciò che accadeva tra le scale che conducevano alla chiesa della Santissima Annunziata di Salice e la sua antica abitazione di pietra grigia.
La prima volta che vidi Nicuzza, era intenta a stendere i panni che il vento le faceva sfuggire tra le mani. Sembrava quasi dirigere ogni movimento come una direttrice d’orchestra, sospesa tra realtà e magia. La osservai mentre salivo lentamente le scale della chiesa; all’improvviso catturò il mio sguardo, come se mi stesse aspettando.
«Lei è straniera? Non l’ho mai vista da queste parti», esclamò Nicuzza.
«Mi perdoni, signora, ma lei vive accanto a una chiesa meravigliosa», risposi.
«Capisco… Ma lei non è qui per questo. Chi cerca?», ribatté l’anziana.
Rimasi in silenzio, colpita e turbata: tra quelle viuzze c’ero già stata con Turi, un collega con cui avevo svolto un lavoro di ricerca e di cui avevo perso i contatti. Decisi allora di chiederle se l’avesse visto.
«Signora, per caso ha mai visto un uomo moro, con occhi verdi, di statura media, venire qui con dei forestieri, magari entrare in chiesa?»
La donna sorrise e disse soltanto: «Sali!».
Mi diede improvvisamente del tu, con un fare misterioso a cui non riuscii a sottrarmi.
Salì le scale: le mura emanavano un odore antico e familiare. Ogni scalino mi riportava indietro nel tempo, finché mi apparve lei, Nicuzza, con le mani congiunte e il volto sorridente.
Mi scrutò dai piedi al volto e disse: «Figghia, vedo che sei stanca… Siediti».
«La ringrazio», risposi, poggiando lo zaino e la macchina fotografica sul tavolo. Poi aggiunsi: «Lei è molto conosciuta in paese, signora Nicuzza. Mi chiedo cosa possa sapere del mio collega».
L’anziana annuì. «Il tuo collega è stato qui. Ha scoperto le origini dell’alto rilievo dell’altare».
Sorpresa, risposi: «Davvero? Cosa sa dirmi?».
Nicuzza mi prese la mano. «Come sai, si tratta dell’Annunciazione. Un tema caro allo scultore e architetto Rinaldo Bonanno, formatosi nella bottega del Montorsoli».
Rimasi senza parole. «Dunque l’alto rilievo, che raffigura l’arcangelo Gabriele e la Vergine Maria, appartiene alla scuola di Rinaldo Bonanno… Proprio come io e Turi pensavamo! Che meraviglia! Ma Turi… E’ più tornato qui?».
Nicuzza distolse lo sguardo, come per nascondermi qualcosa. «Non credo, cara. Ho sentito che aveva un grande progetto di ricerca per il Vaticano e che non sarebbe più tornato. Però fece una cosa insolita… Parlò con il sacerdote».
«Con il sacerdote? E cosa gli disse?». «Lo invitò a valorizzare il nostro patrimonio artistico e a incoraggiare i fedeli a prendersi cura della loro storia», rispose Nicuzza.
La nostalgia di quella collaborazione passata mi strinse il cuore. «Turi… Che peccato non poter più lavorare qui con lui…».
La donna mi guardò con dolcezza. «Finché ci saranno ricercatori di verità pronti a custodire la memoria, tutto è possibile».
Ci abbracciammo. Poco prima di andare via, le dissi: «Credo fermamente in ciò che ha detto. Essere grandi non significa compiere imprese titaniche, ma custodire racconti, arte e storie di vita. Come fa lei, Nicuzza… Piccola sentinella pro tempore sulle colline dellamemoria».
Illustrazione di Amalia Caratozzolo: Nicuzza tra voci e vento di Sicilia.
