Messina abbandonata, Villa De Gregorio e la sua magnolia secolare

Messina abbandonata, Villa De Gregorio e la sua magnolia secolare

Autore Esterno

Messina abbandonata, Villa De Gregorio e la sua magnolia secolare

domenica 24 Maggio 2026 - 08:38

Continua la rubrica sulla città da riscoprire a cura del Comitato degli artisti e del collettivo Messina scrive

Testo di Carolina Costa, disegno di Manuela Germanà

MESSINA – Al centro della scena la “Messina abbandonata”. Un progetto corale nato dalla sinergia tra il Comitato degli artisti e il collettivo Messina scrive per riaccendere i riflettori su tredici tesori del patrimonio locale lasciati all’incuria. Un progetto che Tempostretto sposa: ogni domenica spazio a un tesoro messinese nascosto. Oggi il racconto si concentra sulla Villa De Gregorio a Giostra.

Il barone sulla magnolia

di Carolina Costa

(Villa De Gregorio)

La magnolia di Viale Giostra non dormiva mai davvero. Di notte, quando il traffico si diradava e le finestre si spegnevano, le sue foglie lucide rifletterevano la luna. E tra i rami più alti, dove l’aria sapeva ancora di sale e di vento, sedeva il barone.
Non aveva più un corpo, o forse uno fatto di memoria, più resistente della carne. Indossava una giacca fuori moda, un panciotto avorio e sul viso un’espressione paziente, di chi ha imparato ad aspettare oltre il tempo. Da lassù guardava ciò che restava della sua villa: muri spezzati, pietre annerite, erbacce testarde.
Li osservava senza amarezza, con quieta nostalgia.
«Le case» mormorava alle foglie «sono come le persone. Nascono, splendono, decadono. Solo gli alberi sanno davvero resistere.»
La magnolia lo ascoltava. Aveva radici profonde e una memoria vegetale che attraversava i secoli.
Ricordava le mani che l’avevano piantata, la terra smossa, l’acqua versata, i bambini che avevano giocato sotto la sua ombra. Una sera d’inverno, un ragazzo si fermò davanti ai ruderi. Un quaderno sotto il braccio e lo sguardo curioso. Si avvicinò alla magnolia, ne sfiorò la corteccia.
« Se tu potessi parlare….», disse piano. Le foglie tremarono. Non per il vento. Il barone scese da un ramo, poi da un altro, fino quasi a raggiungerlo. Non era visibile, ma la sua presenza modificò l’aria.
« Io posso» , rispose.
«Chi ha parlato?»
«Uno che ricorda.»
Il giovane non fuggì.
« Chi sei?»
« Il padrone, un tempo, di questa villa.»
Il ragazzo sorrise timido e stupito.
«Allora raccontami.»
E la voce si fece bassa, profonda, come un ricordo che riaffiora: « Una volta qui c’era il silenzio delle monache. Celle bianche, passi leggeri, vento e preghiera. Poi
arrivammo noi, i de Gregorio. Scegliemmo questo luogo per il tempo che non serviva a niente, quello lento, della villeggiatura. Le mura si ampliarono, le celle divennero saloni, i corridoi si aprirono su giardini. E in quei giardini portammo il mondo: palme e agrumi rari che, tra statue e fontane, crescevano come ospiti silenziosi. Io fui l’ultimo della mia stirpe. Ma il tempo non passa mai in silenzio. Due volte i grandi lampadari di questa casa oscillarono. Non furono solo boati, ma vibrazioni dell’anima. Lo Stretto
scuro si fece bocca richiamando a sé corpi e macerie, mentre qui tutto restò in piedi ancora. Poi il tempo passò senza chiedere permesso e un altro destino bussò ai cancelli della villa: il banchiere Marchetti, uomo di seta e di rotte lontane. Fu lui ad accogliere Goethe nei saloni principali; gli occhi del grande osservatore si persero nella luce dello Stretto e nei dettagli della villa. Col passare degli anni Marchetti donò alla Curia ciò che restava di questa meraviglia, ma nessuno seppe difenderla dall’oblio. Sulle sue
rovine germogliò il Villaggio Volano, misera baraccopoli del tempo. Ma io non sono mai andato via.»
Il ragazzo scriveva senza fermarsi, mentre la sera era ormai calata, e attorno la città continuava a correre: automobili, autobus, ragazzi con cuffie, passanti che andavano di fretta. Nessuno guardava davvero i ruderi. Erano ormai parte del paesaggio, una cicatrice che non si nota più perché c’è sempre stata.
Solo qualche anziano rallentava il passo.
«Qui c’era la villa» , diceva talvolta a un nipote distratto. Il bambino annuiva senza capire, più interessato al telefono che alla storia.
Dall’alto del suo albero, il barone sentiva l’abbandono come nebbia lenta: rifiuti, incuria, silenzi amministrativi. Ma sognava mani nuove, occhi giovani, parole luminose.
«Forse», sussurrava, «non tutto è perduto.»
Quando il ragazzo finì di scrivere, alzò il capo verso quella presenza eterea: «È una storia triste.»
«No», rispose il barone. «È una storia lunga.»
Il giovane chiuse il quaderno.
«La gente dovrebbe conoscerla.»
«La gente dimentica» , il barone sussurrò con dolcezza. «Ma ogni tanto qualcuno ricorda. Basta quello.»
Si salutarono come vecchi amici. Il barone restò tra i rami, attendendo voci e passi, che forse, un giorno,
avrebbero riportato dignità alla sua villa.
Nessun luogo è davvero perduto finché qualcuno continua a ricordare.

Storia della villla

La Villa De Gregorio a Messina, situata nei pressi di viale Giostra, è una dimora storica del XVIII secolo (circa 1700).
Rappresenta una testimonianza dell’architettura nobiliare siciliana.
Dopo il terremoto del 1783, la villa ospitò il famoso scrittore Johann Wolfgang von Goethe, che soggiornò qui prima di lasciare la Sicilia.
Il viale di accesso fu aggiunto verso la fine del 1890. Il parco ospita una magnolia secolare, simbolo della Villa.
Nel 2012 furono stanziati fondi per il recupero, ma il progetto ha subito lunghi ritardi burocratici, lasciando la struttura in uno stato di rudere invaso dal degrado e dall’incuria. Ora si attende il recupero dei resti nell’ambito del risanamento.

Opera di Manuela Germanà: ruderi di Villa De Gregorio – Viale Giostra, Messina.

Articoli correlati

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED