Messina e il lavoro che non c'è, "serve un progetto di sviluppo"

Messina e il lavoro che non c’è, “serve un progetto di sviluppo”

Redazione

Messina e il lavoro che non c’è, “serve un progetto di sviluppo”

domenica 28 Giugno 2026 - 17:17

La Cgil analizza i dati di Banca d'Italia e Istat per l'intera area metropolitana. "Si produce ricchezza ma non si produce occupazione"

MESSINA – “Si produce ricchezza ma non si produce lavoro nel Messinese. I dati della Banca d’Italia sull’economia siciliana e quelli sull’occupazione dell’Istat restituiscono un quadro che da tempo denunciamo. La città di Messina dispone di risorse, competenze e potenzialità, ma continua a perdere lavoro, giovani e prospettive di sviluppo. Il dato più allarmante è quello del lavoro. Messina registra uno dei tassi di occupazione più bassi d’Italia, con appena il 37,9% della popolazione occupata”. A scriverlo è la Cgil.

“Precarietà e bassi salari nel Messinese”

Osserva il sindacato: “Negli ultimi anni sono andati perduti migliaia di posti di lavoro, mentre cresce il
numero di cittadini che rinunciano perfino a cercare un’occupazione. A questo si aggiungono precarietà, diffusione del part-time involontario, bassi salari e una continua emigrazione dei giovani, che impoverisce
ulteriormente il territorio. Preoccupano anche il rallentamento degli investimenti pubblici, la riduzione del credito alle imprese, i ritardi infrastrutturali, il caro dei servizi essenziali e la persistente incapacità di trasformare il risparmio privato in sviluppo locale. Ci si concentra soprattutto su come alimentare la rendita scaturita da investimenti del settore immobiliare. E non è più il tempo delle analisi ma delle scelte. Occorre costruire un sistema sinergico per il lavoro e lo sviluppo. Si riparta da occasioni di confronto per definire una strategia che rimetta al centro il lavoro, la giustizia sociale e il futuro della città e
dell’area metropolitana”.

“Da un lato – sottolinea la Cgil, commentando l’ultima analisi sul tessuto economico – emerge una provincia che vede crescere il risparmio delle famiglie, un tessuto universitario di qualità e un patrimonio economico che potrebbe rappresentare il motore dello sviluppo. Dall’altro, però, questi capitali non si trasformano in investimenti produttivi, innovazione e nuova occupazione. Positivo – prosegue la Cgil Messina – il ruolo assunto dal Pnrr in questi anni ma che purtroppo non ha garantito quella svolta tanto
sperata. Auspichiamo che le ultime risorse si traducano rapidamente in opere completate, servizi efficienti e nuova occupazione stabile”.
“Messina rischia così di vivere una contraddizione sempre più evidente – fa presente il segretario generale della Cgil Messina, Pietro Patti – si produce ricchezza ma non si produce lavoro, si accumula risparmio,
ma gli investimenti vengono realizzati altrove, si formano competenze, ma i giovani sono costretti ad andare via”.

La Cgil: “Occorre costruire un sistema per il lavoro e lo sviluppo dell’area metropolitana”


Per la Cgil Messina “non è più il tempo delle analisi, ma delle scelte. Occorre costruire un sistema sinergico per il lavoro e lo sviluppo dell’area metropolitana, che metta al centro occupazione stabile,
qualità del lavoro e coesione sociale. Messina, con il suo sistema portuale e la posizione strategica nel Mediterraneo, può rappresentare uno dei principali motori dello sviluppo regionale, ma servono scelte
industriali, infrastrutturali e logistiche coerenti e coraggiose. Occorre rafforzare il sistema sanitario pubblico, investire nella mobilità, nella digitalizzazione, nella formazione e nella ricerca, contrastando la fuga dei giovani e delle professionalità qualificate. Diventa strategico rafforzare il sistema produttivo puntando su porto, logistica, turismo, economia del mare, innovazione tecnologica, ricerca
universitaria ed energie rinnovabili”.

Il futuro di Messina non può essere costruito guardando nello specchietto retrovisore”


“Messina non ha bisogno di assistere passivamente al proprio declino – sostiene la Cgil Messina – Ha bisogno di una visione condivisa, di una politica industriale territoriale e di un confronto permanente tra
istituzioni, parti sociali, Università e sistema produttivo. Non basta registrare una crescita del Pil, servono politiche capaci di ridurre le disuguaglianze, creare lavoro dignitoso, rafforzare il tessuto
produttivo e garantire un futuro alle nuove generazioni. Il futuro di Messina non può essere costruito guardando continuamente nello specchietto retrovisore. Occorre abbandonare una cultura economica che si accontenta di amministrare il presente e avere il coraggio di investire nelle filiere strategiche, nell’economia della conoscenza e nelle nuove competenze”.
Per la Cgil, “il vero cambio di paradigma che serve a Messina è culturale. Dobbiamo passare da un’economia che vive molto spesso di rendite, di emergenze e di occasioni episodiche a un’economia che
programma, investe, innova e crea lavoro stabile e qualificato. Il tema non è solo attrarre nuovi investimenti, ma costruire una classe dirigente capace di immaginare la Messina dei prossimi vent’anni e non soltanto di gestire quella di oggi. La Cgil Messina – sottolinea il segretario generale, Patti – è pronta a
fare la propria parte, ma chiede che si mettano da parte personalismi inutili e costruire occasioni di confronto per definire una strategia di sviluppo che rimetta al centro il lavoro, la giustizia sociale e il
futuro della città e dell’intera area metropolitana”.

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Un commento

  1. L’economia messinese deve aprirsi ai grandi gruppi finanziari internazionali.
    Prospettare investimenti nel porto (buonuscita e saluti alle aziende presenti, troppo piccole per investire e creare occupazione), nella riviera e nelle aree urbane risanate.
    Non vivremo in futuro di nuove pavimentazioni e di stipendi pubblici.

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