Messina. Il granchio blu minaccia la biodiversità a Capo Peloro, troppe alghe nel lago di Ganzirri

Messina. Il granchio blu minaccia la biodiversità a Capo Peloro, troppe alghe nel lago di Ganzirri

Redazione

Messina. Il granchio blu minaccia la biodiversità a Capo Peloro, troppe alghe nel lago di Ganzirri

martedì 03 Maggio 2022 - 11:04

L’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale ha terminata la seconda campagna di censimento delle specie ittiche indigene e invasive

Si sono appena concluse le attività di censimento visivo di specie ittiche previste nell’ambito del progetto “Biosea – Tutela e salvaguardia della BIOdiversità e dei SErvizi ecosistemici degli Ambienti di transizione” in due aree siciliane (Messina e Patti) appartenenti alla rete Natura 2000, sulla costa settentrionale dell’isola.

“Gli ambienti di transizione sono habitat costieri di grande rilevanza per pesci, uccelli e altri organismi, oltre a essere aree a elevata diversità e produttività” spiega Valentina Esposito, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – Ogs e coordinatrice del progetto Biosea, sottolineando che “rappresentano, infatti, zone di stazionamento e nidificazione di avifauna, e zone di riproduzione e deposizione per numerose specie ittiche. Queste caratteristiche li rendono molto importanti da un punto di vista commerciale e, quindi, fortemente esposti agli impatti antropici, in particolare per quanto riguarda le attività di pesca e acquacoltura”.

Il progetto Biosea ha proprio l’obiettivo di valutare lo stato di salute e di conservazione di due ambienti di transizione della costa settentrionale della Sicilia: Capo Peloro – Laghi di Ganzirri e la Laguna di Oliveri – Tindari. In particolare, si propone di determinare la diversità di specie ittiche di importanza commerciale e la presenza e la diffusione di specie alloctone introdotte dalle attività umane, ponendo particolare attenzione alla conservazione dei servizi ecosistemici forniti da questi ambienti. Un ulteriore obiettivo è anche di valutare l’efficacia delle restrizioni imposte dai piani di gestione locale e della loro ricaduta a livello ecosistemico in termini di biodiversità.

Il granchio blu a Capo Peloro, le alghe nel lago di Ganzirri

Durante la fase ricognitiva del progetto, grazie alla collaborazione con pescatori e molluschicoltori delle zone, sono emerse le principali problematiche che affliggono le aree. Nella zona di Capo Peloro è stata evidenziata la presenza del ben noto granchio bluCallinectes sapidus, specie invasiva alloctona che minaccia la biodiversità e le abbondanti fioriture della cosiddetta “erba” (alghe filamentose) che, soprattutto nel lago di Ganzirri, avvengono in maniera così massiccia da ostacolare il passaggio delle barche e che costringono i molluschicoltori ad effettuare raccolte manuali.

A Marinello diminuisce il pescato

Nella zona di Marinello i pescatori hanno unanimemente riscontrato il problema dell’insabbiamento del Golfo di Patti e della diminuzione della quantità del pescato e di alcune specie di importanza commerciale come seppie, polpi e acciughe.

La Pro Loco Capo Peloro

Le attività di censimento, che hanno visto impegnato il personale dell’Ogs, in partenariato con l’Università degli Studi di Messina e la Cooperativa Pescatori Marina di Patti, “sono state effettuate in accordo con l’ente gestore delle due riserve e in collaborazione con la Pro Loco Capo Peloro impegnata nella rivalutazione del territorio e nella sensibilizzazione dei fruitori delle aree della riserva” precisa Paolo Alibrandi, referente Pro Loco per le attività del progetto. “Le attività sono state condotte con cadenza mensile lungo percorsi stabiliti sulla base dell’eterogeneità dei singoli laghi e delle aree da censire e i ricercatori, durante le immersioni, hanno raccolto report fotografici e indicato le specie e il numero di esemplari su un’apposita scheda” spiega Valentina Esposito.

La torpedine nel lago di Faro a Messina e la cernia nel lago Porto Vecchio di Patti

“I primi campionamenti hanno evidenziando l’eterogeneità e l’unicità di queste aree e ci hanno concesso incontri con specie inaspettate, come quello avvenuto con la torpedine (Torpedo torpedo) nel lago di Faro e quello con la cernia bianca (Epinephelus aeneus) nel lago Porto Vecchio di Patti” descrivono Michela D’Alessandro, assegnista dell’Ogs, e Ivan Gatì, tesista dell’Università degli Studi di Messina. “Stiamo inoltre mappando habitat che hanno un ruolo fondamentale per il mantenimento della biodiversità, che è importante preservare per la salvaguardia dello stato di salute di questi due importanti ecosistemi di transizione siciliani” ha affermato Salvatore Giacobbe, docente dell’Università degli Studi di Messina.

Il progetto Biosea è finanziato da fondi Po-Feamp 2104/2020, Priorità n. 1 – Promuovere la pesca sostenibile sotto il profilo ambientale, efficiente in termini di risorse, innovativa, competitiva e basata sulle conoscenze; Obiettivo Tematico 6 – Tutelare l’ambiente e promuovere l’uso efficiente delle risorse; Misura 1.40 – Protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi marini e dei regimi di compensazione nell’ambito di attività di pesca sostenibili. La durata prevista è dal 1 settembre 2021 al 30 giugno 2022.

Un commento

  1. Battezzato al contrario 4 Maggio 2022 19:04

    Biodiversità?no,sono specie ittiche più resistenti agli inquinanti,io non vedo cavallucci marini,vedo cefali che sopravvivono anche negli scarichi fognari!
    Una volta ebbi l’incauta idea di toccare la sabbia di quel lago,e con mio orribile stupore notai sotto il primo sottile strato di sabbia ,un altro strato nero e dal fetore che somigiava più alla fogna che al mare pulito di una riserva faunistica!Controllate meglio la prossima volta!

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