Gli imprenditori del movimento terra della zona sud erano ai domiciliari dal 14 maggio scorso
Messina – Sono tornati in libertà i fratelli Domenico e Nicola Pellegrino, imprenditori del movimento terra arrestati dopo l’indagine della Dia sullo smaltimento di rifiuti da edilizia nel torrente Santo Stefano. Il Tribunale della Liberta ha annullato l’ordinanza cautelare del 14 maggio scorso che li aveva posti ai domiciliari.
La difesa dei Pellegrino: non c’è ombra di mafia
Il collegio della Libertà ha quindi accolto l’istanza del difensore, l’avvocato Alessandro Billè, che ha sostenuto l’insussistenza delle esigenze cautelari. Gli episodi non avevano il fine di sottrarre i beni alle misure di prevenzione, ha spiegato il legale: Nicola non aveva trasferito alcuna titolarità, Domenico aveva intestato alcuni beni alla mogli perché aveva solo un problema di fideiussioni e debiti bancari grossi. Contestata anche l’accusa dell’aggravante mafiosa per l’ipotesi di reato avanzata dalla Procura; il reato che gli contestano è istantaneo e i fatti da cui scaturiva la contestazione si erano verificati quasi due anni dopo la data di presunta consumazione. Già agli interrogatori di garanzia, subito dopo l’arresto, i fratelli di Santa Margherita avevano fortemente negato l’accusa di ombre di mafia sulle loro attività.
L’inchiesta sulle attività dei mezzi della Angela Costruzioni
Se sul piano cautelare, quindi, il primo “round” tra Accusa e difesa vede la “versione dei Pellegrino” avere la meglio, sul piano della sussistenza dei sospetti avanzati dalla Direzione distrettuale antimafia la partita è ancora aperta. L’inchiesta della sezione Dia di Messina, coordinata dal maggiore Letizia, va avanti per approfondire gli episodi scoperti attraverso le intercettazioni telefoniche e il monitoraggio dei movimenti dei camion attraverso i droni della Guardia di Finanza. Insieme ai domiciliari per i Pellegrino, tre settimane fa sono scattati anche la sospensione per un anno di Roberto Cacopardo, rappresentante legale della società proprietaria dei mezzi attraverso i quali veniva trasportato e smaltito il materiale edile di risulta, e la Angela Costruzioni, l’impresa di Cacopardo che in realtà, è questa l’ipotesi principale, è di fatto gestita dai Pellegrino.
