La storia di una donna senza fissa dimora vittima di un predatore sessuale
Arriva da Messina l’ennesima storia di una donna che, già in difficoltà, rischia anche di più in quanto donna. Perché gli uomini che non si fanno scrupoli di cercare di approfittare di una donna sono ancora tanti, tanti più quanto maggiormente indifesa è la vittima. In questo caso l’episodio emerge da un processo chiuso con l’assoluzione dell’imputato, che è stato scagionato dall’accusa di essere un “predatore” sessuale, ma è sintomatica delle difficoltà in cui ancora oggi incappano le donne.
La sentenza
Il processo è stato definito dal Tribunale collegiale che ha assolto “perché il fatto non sussiste” un messinese di 69 anni, con qualche precedente specifico alle spalle, dall’accusa di violenza sessuale. La Corte ha accolto la tesi del difensore, l’avvocato Giovanni Mannuccia, che ha negato che gli episodi denunciati dalla vittima potessero ricondursi al reato di violenza carnale.
La storia
La protagonista è una ultra sessantenne di origine straniera, senza fissa dimora, che una notte è stata ospitata in una casa di accoglienza cittadina, 4 anni fa. E’ qui che ha conosciuto l’uomo, che frequentava la struttura perché anche lui veniva a ritirare qualche pasto caldo. Una volta uscita dal centro, la donna è stata avvicinata dal 69enne che le ha offerto di alloggiare in un locale di sua proprietà, in attesa di trovare un posto dove andare. Arrivati nel posto indicato, la malcapitata si è però accorta che non vi era camera da letto. Appoggiatasi su una sedia davanti al pc, si è ritrovata accanto l’uomo in calzini e pigiama “ma senza le mutande e visibilmente eccitato”, ha spiegato al momento della denuncia. A quel punto lui avrebbe cominciato a strusciarsi a lei con le parti basse, a masturbarsi, a toccarle il seno. Terrorizzata, senza sapere a chi chiedere aiuto e senza sapere dove andare, la donna ha sopportato le attenzioni pesanti per un paio d’ore, poi è riuscita a divincolarsi e scappare.
Lo stabile si trovava però in un villaggio isolato della città, in aperta campagna ed era piena notte: dopo aver corso a lungo, la protagonista è riuscita ad arrivare in una zona illuminata, sotto al balcone dove c’era affacciato un giovane al quale ha chiesto aiuto. Né lui né i suoi genitori hanno però accettato di portarla in salvo, facendola desistere anche dal contattare il parroco della zona, vista l’ora tarda. Soltanto dopo un’ora, mentre la ragazza sostava in strada, mentre il 69enne passava in continuazione in auto intimandole di salire, il giovane e il padre si decidono a farla salire in auto per portarla alla prima fermata del bus, dove attenderà che si faccia mattina – la prima corsa è alle 7 – per raggiungere la stazione. Anche qui, scesa dal mezzo, trova il suo presunto “predatore”, che però non la nota e lei riesce a mettersi in salvo, andando a denunciare l’accaduto.
Al momento della denuncia gli agenti le consigliano anche un Centro antiviolenza cittadino cui rivolgersi per trovare aiuto e assistenza. Ma la donna non lo ha mai chiamato. L’epilogo è il processo, con la vittima che non si costituisce e l’assoluzione dell’imputato.
