Milazzo. Conferenza dei capigruppo per il salvataggio dei Molini Lo Presti

Milazzo. Conferenza dei capigruppo per il salvataggio dei Molini Lo Presti

Milazzo. Conferenza dei capigruppo per il salvataggio dei Molini Lo Presti

giovedì 26 Marzo 2009 - 13:39

Massimo D’Amore vede la via d’uscita

Continuano le problematiche nel comune di Milazzo. La questione si concentra ora sui Molini Lo Presti, discussione più volte ribadita dal gruppo consiliare milazzese dell’MPA affinchè venissero salvati.

Il primo firmatario, Massimo D’Amore, ci informa che “il Presidente del consiglio, Maurizio Capone su invito dei firmatari, ha convocato le parti debitrici da cui scaturisce il pignoramento e la messa in vendita dell’opificio per un opportuno approfondimento.

In tale sede erano rappresentati in particolare i creditori Magnisi e Fondazione Lucifero”.

In estrema sintesi le parti hanno ribadito la volontà di addivenire ad una transazione per la chiusura del contenzioso sottolineando tuttavia come gli atti posti in essere dal Comune non abbiano favorito la conclusione della vicenda.

Magnisi, in particolare, ha reso noto ai componenti della conferenza dei capigruppo che “da parte propria è stata inviata l’ennesima proposta di transazione al Comune ed è in attesa di risposta; nel frattempo si è evidenziato come l’ente avesse già trovato copertura finanziaria negli scorsi anni ma, sebbene tali provvedimenti adottati dal consiglio comunale fossero stati notificati alla parte con una lettera del legale del comune in toni conclusivi, il comune stesso, però, non aveva proceduto a liquidare il dovuto evidentemente disattendendo le proprie stesse determinazioni”.

A tale rilievo il consigliere Pino comunicava che tali “discrepanze tra determinazioni consiliari e inerzia dell’amministrazione erano già oggetto di una autodenuncia che diversi consiglieri comunali, nelle scorse settimane, hanno inviato alla Corte dei Conti ed ai revisori del Comune per valutare la situazione in ipotesi di ulteriori azioni”.

La fondazione Lucifero, il cui debito nelle scorse settimane sembrava già coperto in termini di disponibilità di bilancio, ha lasciato intendere la possibilità che, a fronte delle parziali liquidazioni ricevute ben lontane dall’estinzione del debito, si dovesse considerare quanto precedentemente pattuito, non più attuale anche per situazioni intervenute.

“In sostanza la riunione- spiega D’Amore- che ancora una volta non è stata assistita né dal ragioniere generale Caravello né dall’ufficio legale pur se invitati, ha evidenziato queste risultanze:

1) I Molini sono ancora salvabili a condizione che l’ente definisca definitivamente se vuole o meno transigere con i creditori; gli stessi sottolineano che le transazioni, alla luce degli annunci precedenti non seguiti dalle effettive concrete liquidazioni, possono considerarsi definite solo in presenza dell’effettivo pagamento;

2) I ritardi dell’amministrazione nel definire la vicenda determina un aumento delle quote per interessi che sono oggi oggetto di valutazione per la ridefinizione della piattaforma economica stessa su cui fissare i termini della transazione”.

“A quanto sopra accaduto, che conferma i timori già espressi e avvalora la giustezza dell’iniziativa, si desidera aggiungere solo come sia divenuto solare, oggi più che mai, che la vicenda Molini sia risolvibile. Un bene che è sì del comune ma per il quale l’ente sta pagando un mutuo rischia di risolversi in una vendita coatta sottoprezzo.

Il rischio che il comune perda l’opera ma debba continuare a pagarne il mutuo è una tragica beffa che va a danno della collettività non solo sotto il profilo economico ma anche sotto il profilo politico”.

“Per scongiurarlo- termina D’Amore- vi è solo una soluzione: pagare subito in quanto ogni giorno che passa aumentano gli interessi e peggiora la situazione. Pensare di rinviare ulteriormente è politicamente irresponsabile così come ignorare la situazione e continuare, al contrario, a indebitare l’ente con altri mutui per opere pubbliche sulla cui utilità e indifferibilità il dibattito è aperto”.

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