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Un gruppo di messinesi tra gli attivisti che hanno bloccato la parata americana a Gela

Eleonora Corace

Un gruppo di messinesi tra gli attivisti che hanno bloccato la parata americana a Gela

venerdì 12 Luglio 2013 - 06:41
Un gruppo di messinesi tra gli attivisti che hanno bloccato la parata americana a Gela

La battaglia contro l’antenna satellitare americana, che dovrebbe essere istallata nel cuore della riserva naturale limitrofa alla città di Niscemi, ha unito gli attivisti di tutta l’isola in un fronte compatto

Fermento dal fronte dei movimenti civili in Sicilia. La battaglia contro il Muos, l’antenna satellitare americana che dovrebbe essere istallata nel cuore della riserva naturale limitrofa alla città di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, ha unito gli attivisti di tutta l’isola in un fronte compatto contro quello che viene definito un “EcoMostro” dannoso per la salute dei cittadini – si temono infatti le ripercussioni delle onde magnetiche ad elevata potenza – ed arma letale, dal momento che il radar satellitare rappresenterebbe una vera e propria arma per un eventuale guerra nel Meditarraneo. Ieri a Gela, la parata in memoria del settantesimo anniversario dello sbarco americano in Sicilia è stata bloccata da un centinaio di attivisti No Muos. Tra loro anche cinque attivisti messinesi più uno della provincia di Messina. I No Muos hanno invaso pacificamente la spiaggia su cui doveva avvenire lo sbarco americano, simulato con cinque mezzi anfibi dell’esercito statunitense.

“C’era una parata sia da terra che da mare – racconta una ragazza messinese – In spiaggia per l’occasione hanno impedito alla gente di fare il bagno. C’era chi tentava di bloccarli in spiaggia, chi invece sulla strada al ritorno”. Molti di loro a petto nudo e decorati con applicazioni di body painting portavano direttamente sulla pelle delle scritte di protesta. “No Muos”, “No Guerra”, “I popoli fanno la storia”. Una vicenda lunga e controversa, quella della costruzione del radar satellitare statunitense in Sicilia. Sabato sei Luglio è stato reso ufficiale lo stop ai lavori proclamato dal docente Marcello D’Amore dell’Università della Sapienza di Roma. Il Professore era stato nominato perito dal Tribunale amministrativo di Palermo che il 9 luglio ha deciso sul ricorso presentato dal Ministero della difesa contro la revoca delle autorizzazioni ai lavori d’installazione del nuovo sistema di telecomunicazioni Usa, firmata dalla Regione Siciliana il 30 marzo scorso.

“Il campo elettromagnetico (EM) irradiato dal MUOS – dichiara il Professore di Roma – può produrre effetti biologici sulle persone esposte; interferenze elettromagnetiche in apparecchiature elettroniche, strutture aeroportuali e aeromobili; effetti sulla biocenosi e sulla fauna del Sito d’Importanza Comunitaria (SIC) Sughereta di Niscemi”. Martedì è arrivata la sentenza del Tar siciliano che ha respinto il ricorso del governo alla revoca dei permessi sanitari per l'impianto. Così commenta la notizia il consigliere comunale di Cambiamo Messina dal Basso, Luigi Srurniolo: "In questi giorni e' accaduto qualcosa di straordinario: il TAR di Palermo ha, nei fatti, accolto le argomentazioni degli attivisti no Muos e ha bloccato i lavori della base americana di Niscemi. Si tratta, naturalmente, ancora di una vittoria parziale, ma una vittoria che ci dice che attraverso l’attivismo le popolazioni possono provare a difendere i propri diritti. E' quanto accaduto anche al movimento No Ponte che ha visto riconosciute le proprie ragioni, un tempo considerate minoritarie. Insomma, il combinato tra contenuti scientifici e pratiche dal basso diventa un dispositivo politico capace di vincere battaglie considerate impossibili". Mercoledì, però, l'ambasciatore statunitense ha ribadito la necessità dell'opera. Intanto il Presidente della Regione ha biasimato la manifestazione di protesta di ieri, sottolineando come l’essere contrari al Muos sia una cosa diversa dall’antiamericanismo in generale.

Nel frattempo, però, l’inchiesta portata avanti dal giornalista Antonio Mazzeo – di cui si discuterà oggi in un convegno organizzato a Caltagirone da Sinistra Ecologia e Libertà a cui parteciperanno i deputati nazionali Erasmo Palazzotto (SEL) Giovanni Burtone (PD) e Gianluca Rizzo (M5S) – rischia di dare vita ad un vero e proprio incidente diplomatico tra i due stati coinvolti nella vicenda. Emergerebbe, infatti, dalle indagini riportate dal giornalista Mazzeo nel suo blog, che gli americani abbiano cominciato i lavori senza aspettare le dovute autorizzazioni da parte del governo nazionale e regionale.

In verità, i No MUOS avevano già denunciato da tempo che i lavori di realizzazione del terminale terrestre erano iniziati molto prima che si perfezionasse l’iter autorizzativo. In un dossier pubblicato nel marzo 2009, la Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella scriveva che “le opere di movimentazione terra e predisposizione delle piattaforme per le antenne e le torri radio del MUOS hanno preso il via il 19 febbraio 2008”. Le autorizzazioni da parte del governo regionale furono firmate, invece, l’1 giugno del 2011. (Eleonora Corace)

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3 commenti

  1. purtroppo siamo italiani per via di tante guerre, i francesi sono tali per via di tante guerre ecc.La guerra è insita nella natura umana, sono –i popoli- a fare la storia, e purtroppo la fanno con la guerra. Negare ciò significa negare se stessi, non conoscere la storia e fare finta di non vedere come vanno le cose.

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  2. Sono altre le armi a disposizione per bloccare questa struttura, quali quelle fornite della scienza e dagli studiosi.
    Non è con le buffonate di questi ragazzotti di buona famiglia e dal portafogli gonfio che si riuscirà ad ottenere qualcosa di buono.
    O credete, forse, che sono state le ridicole assemblee davanti all’aeroporto di Comiso, con tanto di buddhista col tamburello, a fare togliere i missili Pershing II?
    Bisogna essere o in malafede o stupidiper credere a simili ciarlatanerie.
    Gli Americani tolsero i Pershing II solo dopo che i sovietici rimossero e demolirono i loro SS-20.
    Giuseppe Vallèra.

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  3. Il popolo non ha mai fatto guerre, gliele hanno fatte fare i potenti che li governavano, quelli che governavano la Francia, l’Italia, etc.
    La guerra pianificata (non le rivoluzioni), secondo me, è solo nella natura dei potenti, tanto a combattere ci vanno gli altri, magari spinti da roboanti e quasi sempre false campagne propagandistiche.
    Allo stesso modo dell’inquinamento (vedi Taranto, Gela, Milazzo, MUOS, …), infatti i siti inquinati non sono quasi mai abitati dai proprietari degli stabilimenti inquinanti.

    Facciamo mente locale su questo e lasciamo da parte la necessità della guerra, magari chiedendoci anche i veri perché della storia…

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