Gamma Interferon, Parco dei Nebrodi parte civile al processo sulle agromafie

Il Parco dei Nebrodi si costituirà Parte civile nel processo Gamma-Interferon, sulle presunte frodi alimentari avvenute sul territorio nebroideo.
La decisione è stata approvata dal Comitato Esecutivo dell’Ente, presieduto da Luca Ferlito, nel corso della seduta di ieri. "La delibera- spiega una nota del Parco- è stata adottata per difendere l’immagine dell’Ente nel processo che si aprirà il 26 ottobre a Patti e per tutelare le eccellenze agroalimentari del territorio, in difesa della salute dei consumatori”.

Il processo partirà il 26 ottobre davanti al Tribunale di Patti e vede alla sbarra 41 persone accusate a vario titolo di abigeato, macellazioni clandestine e false certificazioni nei controlli sul bestiame, furto, auccisione di animali, ricettazione alla adulterazione, detenzione e commercio di sostanze alimentari nocive, diffusione di malattie infettive e truffa ai danni dell’Agea.

Tra gli imputati anche alcuni dei veterinari in servizio presso il dipartimento Asp di Sant’Agata Militello, accusati di omissione nei controlli sanitari e falsificazione di atti d’ufficio, noti produttori dei Nebrodi e pregiudicati ai quali viene contestata l’aggravate mafiosa. Le indagini, condotte dagli agenti di polizia del Commissariato di Sant’Agata Militello, al comando del dirigente Daniele Manganaro, avevano portato a 33 misure cautelari il 14 dicembre 2016.

Un’inchiesta che aveva fatto luce sugli interessi, anche della criminalità, nella filiera alimentare e gli allevamenti sui Nebrodi. “Quello che abbiamo scoperto ci ha convinto a diventare vegetariani”, aveva svelato il Commissario Manganaro, che tra i suoi uomini più impegnati nell’inchiesta aveva Tiziano Granata e Rino Todaro, morti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, a marzo scorso.